NATO: nessuna decisione definitiva sull’Afghanistan

Pubblicato il 20 febbraio 2021 alle 7:15 in Afghanistan NATO

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Durante la seconda giornata di incontri tra i ministri della Difesa della NATO, il 18 febbraio, il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg, ha affermato che non è stata presa “alcuna decisione finale” sul futuro della missione in Afghanistan. 

Il destino della missione di supporto della NATO in Afghanistan, che conta 9.600 unità, è stato uno dei temi principali da affrontare durante gli incontri del 17 e 18 febbraio. “Siamo di fronte a molti dilemmi e non ci sono opzioni facili. In questa fase, non abbiamo preso una decisione definitiva sul futuro della nostra presenza nel Paese”, ha dichiarato Stoltenberg in una conferenza stampa, dopo l’incontro. Il segretario generale della NATO ha fatto riferimento alla scadenza del primo maggio 2021, entro la quale gli Stati Uniti dovrebbero ritirare le proprie truppe dall’Afghanistan, alla luce dell’accordo con i talebani firmato a Doha il 29 febbraio 2020. 

“Mentre la scadenza del primo maggio si avvicina, gli alleati della NATO continueranno a consultarsi e coordinarsi da vicino nelle prossime settimane”, ha dichiarato Stoltenberg. Il segretario generale ha insistito sul fatto che i talebani devono rispettare gli impegni previsti dall’accordo con gli Stati Uniti, compresa la necessità di continuare con i progressi nei colloqui con i rappresentanti del Governo afghano, di impegnarsi in una riduzione della violenza e assicurare la fine dei legami con i gruppi terroristici internazionali. “L’obiettivo della NATO è garantire che l’Afghanistan non diventi mai più un rifugio sicuro per i terroristi che possono prendere di mira il nostro territorio”, ha dichiarato Stoltenberg. Inoltre, i talebani si erano impegnati a non effettuare attacchi contro i grandi centri urbani. Tuttavia, i militanti hanno lanciato una serie di offensive contro almeno due capoluoghi di provincia dell’Afghanistan e hanno avvertito i ministri della NATO che rimanere nel Paese vorrebbe dire una “continuazione dell’occupazione e della guerra”. 

Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha discusso della posizione degli USA in Afghanistan con il presidente del Paese, Ashraf Ghani, il 17 febbraio, in una chiamata. Blinken ha promesso che Washington si consulterà da vicino con Kabul “sulla strada da percorrere”. Inoltre, durante l’incontro della NATO del 18 febbraio, il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd J. Austin, ha dichiarato che gli USA non porteranno avanti un ritiro frettoloso o disordinato dall’Afghanistan e continuano a sostenere gli sforzi diplomatici per mettere fine alla lunga guerra afghana. Un’altra delle decisioni principali della ministeriale della NATO ha riguardato l’Iraq, dove è stato concordato che si espanderà la missione di addestramento da 500 a “circa 4.000 unità”, alla luce delle recenti tensioni nella regione. 

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Il gruppo è stato deposto e decimato dall’intervento degli USA del 2001, lanciato a causa delle responsabilità dei talebani nel proteggere e addestrare i responsabili dell’attacco terroristico dell’11 settembre dello stesso anno, e dall’intervento della NATO nell’agosto 2003. Successivamente, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del potere. Il gruppo, tuttavia, non è l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e delle truppe internazionali, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la sezione dello Stato Islamico attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite. 

L’accordo di pace tra USA e talebani aveva consentito l’apertura dei cosiddetti dialoghi di pace intra-afghani, iniziati il 12 settembre 2020 a Doha, in Qatar, e tutt’ora in corso, per porre fine ai conflitti interni che hanno interessato l’Afghanistan per vent’anni. Ciò nonostante, nel Paese sono aumentati gli episodi di violenza e gli scontri tra talebani e forze governative. Parallelamente, i negoziati non hanno ancora determinato una svolta nella situazione interna all’Afghanistan. Già a partire dal 20 gennaio, il segretario di Stato del presidente Biden, Antony Blinken, ha dichiarato che l’accordo con i talebani sarebbe stato riesaminato, prima di prendere decisioni al riguardo. In tale contesto, il 28 gennaio il Pentagono ha annunciato che non effettuerà un ritiro completo delle truppe dal Paese entro maggio 2021, a causa del mancato rispetto dei termini dell’intesa. In risposta, i militanti afghani hanno accusato Washington di violazioni dei diritti umani. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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