Mali: l’anniversario dell’accordo di Algiers

Pubblicato il 20 febbraio 2021 alle 6:23 in Africa Mali

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I firmatari dell’accordo di pace di Algiers del 20 febbraio 2015, che ha messo fine ad un conflitto in Mali, si sono incontrati, per la prima volta dopo l’intesa, nella città settentrionale di Kidal, un’ex roccaforte dei ribelli.

Secondo Africa News, insieme ai firmatari della pace, hanno partecipato anche i diplomatici dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e i rappresentanti dell’Algeria e del Mali. L’incontri è avvenuto il 10 febbraio. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha dichiarato ai partecipanti che la conferenza di Kidal è la prova di una recente “svolta positiva” nell’affrontare la violenza nella regione del Sahel. Di fatto, nonostante l’intesa, la regione, ed in particolare il Mali, è colpita ancora oggi da una grave crisi di sicurezza causata dai continui attacchi da parte dei militanti jihadisti e dei ribelli delle comunità del Nord del Paese.

La città di Kidal è finita sotto il controllo dei separatisti tuareg nel 2012, durante la guerra in Mali. Questa è iniziata con la dichiarazione di secessione del cosiddetto Azawad, il territorio desertico del Nord del Paese, e poi con la successiva invasione del Nord da parte di gruppi islamisti. Questi ultimi hanno fatto leva sulle ribellioni tuareg per prendere il controllo della parte settentrionale del Mali, dove operano tuttora. Inoltre, i combattenti islamisti hanno esteso il conflitto nel Mali centrale e nei confinanti Burkina Faso e Niger, uccidendo migliaia di persone.

Il 15 maggio 2015 il Governo del Mali, guidato dal presidente ad interim Dioncunda Traoré, ha firmato un accordo di cessate il fuoco con numerose fazioni ribelli a Bamako, capitale del Mali. Tuttavia, all’appello mancavano i componenti della ribellione tuareg, ovvero il Movimento di Liberazione Nazionale per l’Azawad (MLNA), l’Alto Consiglio per l’Unità dell’Azawad (HCUA) e il Movimento Arabo dell’Azawad (MAA), i quali volevano che l’accordo fosse sottoposto ad ulteriori discussioni. Il 20 giugno 2015 anche i ribelli hanno firmato l’intesa.

La pace di Algiers prevede, tra le altre cose, la creazione di assemblee regionali dotate di alcuni poteri delegati dal Governo centrale, l’inclusione dei combattenti ribelli nell’esercito e una loro maggiore rappresentanza nelle istituzioni. Tuttavia, nell’intesa non è stata concessa né autonomia né federalismo al territorio dell’Azawad, come chiedevano i gruppi separatisti. Nonostante questo accordo, hanno continuato ad esserci attacchi da parte sia dei ribelli sia dei gruppi jihadisti, andando a sottolineare ulteriormente la difficoltà nel riuscire a rispettare la tregua.

Secondo una valutazione del 2020 dell’International Crisi Group, nonostante le parti dichiarano di sostenere l’accordo a distanza di 5 anni dopo averlo firmato nel giugno 2015, la sua attuazione si è rivelata estremamente difficile. Il Carter Center, un’organizzazione non governativa nominata come osservatore indipendente in Mali alla fine del 2017, non riporta praticamente nessun progresso su questo fronte. Nel 2017, soltanto il 22% delle disposizioni dell’accordo era stato messo in atto. Mentre nei successivi tre anni, la percentuale è salita al 23%. Inoltre, secondo il Carter Center, nessuno dei pilastri dell’accordo è stato applicato in modo soddisfacente.

Secondo l’International Crisis Group, il ritardo nell’attuazione delle disposizioni dell’accordo di Algiers è causato soprattutto della mancanza di volontà dei firmatari. Né il governo del Mali né le altre parti erano entusiaste del testo dell’accordo già nel 2015. È la pressione internazionale, in particolare da parte di Algeria, Francia e Stati Uniti, che li ha spinti a firmarlo. Le organizzazioni della società civile, sia nel Nord che nel Sud del Mali, che avrebbero dovuto rappresentare le popolazioni locali, sono state effettivamente escluse dal processo di pace. Mentre lo Stato maliano e i gruppi armati firmatari sentono che gli esterni hanno imposto loro la riconciliazione, i maliani del Sud rimangono fortemente diffidenti nei confronti degli ex ribelli e di un accordo in cui non stati inclusi.

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Julie Dickman

di Redazione

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