Italia: naufragio al largo di Lampedusa

Pubblicato il 20 febbraio 2021 alle 18:38 in Immigrazione Italia

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La Guardia costiera italiana ha lanciato un’operazione di salvataggio, il 20 febbraio, dopo che un’imbarcazione con a bordo migranti e rifugiati si è ribaltata al largo delle coste dell’isola meridionale di Lampedusa. Al momento, sarebbero circa 47 le persone che sono state salvate e almeno 41 i morti.

In particolare, l’incidente si sarebbe verificato a circa 15 miglia nautiche, corrispondenti a 28 km, dalla costa meridionale dell’isola siciliana di Lampedusa, secondo quanto reso noto dalla stessa Guardia costiera. Il corpo navale italiano ha cercato di portare i naufraghi a bordo delle proprie imbarcazioni di soccorso intervenute in loco. Tuttavia, delle 120 persone inizialmente presenti sul barcone, almeno 41 avrebbero perso la vita. I migranti erano partiti dalla Libia il 18 febbraio.

L’ultimo incidente al largo delle coste italiane si è verificato a meno di un mese di distanza dalle accuse ricevute dall’Italia da parte del Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite, il quale, lo scorso 27 gennaio, aveva appurato che, dopo un’indagine condotta da diciotto suoi esperti, l’Italia non sarebbe riuscita a proteggere adeguatamente il “diritto alla vita” di oltre 200 migranti e rifugiati morti, in seguito al naufragio del barcone a bordo del quale viaggiavano, nelle acque del Mar Mediterraneo, più di sette anni fa. In particolare, il 10 ottobre 2013, l’Italia non avrebbe risposto prontamente alle varie richieste di soccorso di un’imbarcazione partita da Zuwarah, un porto di pescatori della Libia, trasportando soprattutto cittadini siriani. Dopo che la barca era stata colpita da una nave battente bandiera berbera in acque internazionali, circa 113 km a Sud dell’isola italiana di Lampedusa, le autorità di Roma non erano riuscite a rispondere prontamente alle richieste di soccorso e nell’incidente avevano perso la vita più di 200 persone.

In base ai dati rilasciati dal Ministero dell’Interno italiano, nel corso del 2021 sarebbero stati 2.931 i migranti che hanno finora raggiunto l’Italia avvalendosi di imbarcazioni, in aumento rispetto ai 2.064 registrati nello stesso periodo dello scorso anno. In tale quadro, Lampedusa è tra i primi e principali punti d’accesso per migranti e rifugiati che dall’Africa attraversano il Mediterraneo diretti in Europa. In base a quanto riferito dai dati del Ministero dell’Interno, nel 2020, in totale, si è verificato un aumento nel numero di persone che hanno cercato di raggiungere l’Italia con almeno 31.000 rifugiati arrivati l’anno passato, rispetto ai quasi 10.000 del 2019.

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), invece, dall’inizio del 2021, ha stimato che siano stati almeno 161 i migranti che hanno perso la vita percorrendo il tragitto dall’Africa settentrionale all’Italia. L’UNHCR ha descritto la rotta del Mediterraneo centrale come la più pericolosa a livello globale, con una media di un decesso ogni sei persone che partono dalla costa Nord-africana. Qui, trafficanti di esseri umani che operano nella maggior parte dei casi in Libia, mettono in mare imbarcazioni non sicure come gommoni o barche da pesca malmesse, caricandole di un numero eccessivo di persone che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà.

Dal 2014, più di 20.000 migranti e rifugiati sono morti in mare mentre cercavano di raggiungere l’Europa dalle coste del Nord Africa. Da un lato in molti sono annegati in mare, dall’altro, altre migliaia di persone sono state, invece, intercettate dalla Guardia costiera libica e riportati in Libia, dove spesso sono inviati in centri di detenzione e costretti a subire condizioni disumane, secondo i resoconti di più organizzazioni internazionali. Dal febbraio 2017, almeno 36mila persone sono state intercettate dalla Guardia costiera libica e rimpatriate nel Paese Nord-africano, in base ai dati delle Nazioni Unite.

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Camilla Canestri

di Redazione

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