Gli UAE smantellano una base in Eritrea, influenzati dagli sviluppi in Yemen

Pubblicato il 20 febbraio 2021 alle 7:00 in Emirati Arabi Uniti Eritrea Yemen

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Immagini satellitari hanno mostrato il ritiro parziale delle forze degli Emirati Arabi Uniti (UAE) da una propria base situata nel Corno d’Africa, in Eritrea, a circa 70 km dalle coste dello Yemen. La mossa coincide con il crescente disimpegno di Abu Dhabi dal conflitto yemenita.

In particolare, le immagini mostrano carichi di equipaggiamento essere spediti via, mentre anche le strutture di recente costruzione sembrano essere state abbattute. I lavori di ricostruzione del porto di Assab e di ampliamento della pista di atterraggio avevano avuto inizio nel mese di settembre 2015, consentendo agli UAE di rendere la struttura funzionale al trasporto di armi pesanti e truppe sudanesi in Yemen. In quel periodo, il Sudan, membro della coalizione internazionale a guida saudita impegnata nel conflitto yemenita a fianco delle forze filogovernative, partecipava alla guerra con circa 6.000 soldati, poi ridotti progressivamente, fino al 2020, a 657.

Stando a quanto sottolineato da diversi esperti, Abu Dhabi, definita la “piccola Sparta” del Golfo arabo dall’ex Segretario della Difesa statunitense, James Mattis, sembra aver trovato limiti nella propria espansione militare in Yemen e, dopo aver ritirato anch’essa un gran numero di truppe dai fronti di combattimento yemeniti, sembra stare riorganizzando le proprie basi nella regione del Mar Rosso, alla luce di un cambiamento delle sue priorità a livello regionale e di una maggiore mobilitazione internazionale verso la risoluzione della guerra civile in Yemen. Non da ultimo, alla base della necessità di riposizionare le truppe nella regione vi sarebbe altresì la corsa di attori stranieri, Turchia e Iran in primis, a ottenere postazioni strategiche nel Corno d’Africa.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno investito milioni di dollari per migliorare la struttura di Assab. È stato il Paese del Golfo a dragare il porto, migliorare la pista di atterraggio lunga circa 3.500 metri, oltre a costruire caserme, tettoie per aerei e recinzioni in una struttura che si estende per circa 9 chilometri quadrati, precedentemente costruita, negli anni ’30, dall’allora colonizzatore italiano. Nel corso degli anni, stando a quanto riferito da esperti delle Nazioni Unite, gli Emirati Arabi Uniti hanno spedito nella base carri armati Leclerc, obici semoventi G6 e veicoli da combattimento anfibi BMP-3, oltre a droni di fabbricazione cinese e diversi velivoli, i quali sono stati impiegati nei campi di battaglia yemeniti. Non da ultimo, nel corso della guerra in Yemen, gli Emirati hanno utilizzato la base anche per trattenere i prigionieri, alla luce delle crescenti pressioni internazionali esercitate sull’alleato saudita, accusato di maltrattare prigionieri, oltre che di condurre attentati contro la popolazione civile, nella cornice di un conflitto che dura ancora oggi.

Risale al giugno 2019 la decisione di Abu Dhabi di ridurre il numero delle proprie truppe presso i fronti di combattimento yemeniti, rientrati ufficialmente nel Paese il 9 febbraio 2020. Non è chiaro quanti siano i soldati emiratini tuttora presenti all’interno della coalizione a guida saudita, e le informazioni a riguardo risultano essere contrastanti. Ad ogni modo, è da tale anno che è stata ordinata la demolizione delle strutture di Assab, mentre le immagini satellitari scattate all’inizio di gennaio 2021 mostrano veicoli e altre attrezzature mentre venivano trasportate su una nave da carico, poi scomparsa nelle successive immagini del 5 febbraio scorso. Nonostante le operazioni di smantellamento, gli elicotteri d’attacco emiratini risultano essere tuttora nella base.

Assab, riferiscono gli esperti, continua a rappresentare un punto strategicamente importante, situato appena fuori dallo stretto di Bab el-Mandeb, che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Abu Dhabi, però, deve far fronte ad altre preoccupazioni, definite più “pressanti”, derivanti altresì dalle perduranti tensioni tra Washington e Teheran in Medio Oriente, e dagli attacchi che hanno coinvolto anche navi al largo delle coste emiratine. Alla luce di ciò, secondo alcuni, l’attenzione degli Emirati è ora maggiormente rivolta alle minacce “vicino casa”, le quali hanno precedenza rispetto all’espansione militare all’estero. Inoltre, obiettivo degli Emirati potrebbe essere segnalare il suo progressivo disimpegno nel dossier yemenita, al fine di mettere in luce le minacce poste da altri attori alla sicurezza dello Yemen e del Corno d’Africa, con riferimento a Turchia e Iran.

Ad ogni modo, la presenza emiratina in Yemen è tuttora tangibile anche attraverso la perdurante presenza di circa 50.000 combattenti addestrati ed equipaggiati da Abu Dhabi nel corso degli ultimi anni. Si tratta di membri di diversi gruppi armati locali, tra cui le Hadrami Elite Forces e la Shabwani Elite, particolarmente attivi nel corso della lotta contro Al Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Le brigate di nuova costituzione sono concentrate perlopiù nelle aree che, prima dell’unificazione dello Yemen, nel 1990, costituivano il confine tra il Nord e il Sud del Paese, tra cui le province di Lahj, Aden, Dhali, Abyan e Yafa.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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