Yemen: Ma’rib testimone delle peggiori violenze, minacciate le opportunità di pace

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 9:42 in Medio Oriente Yemen

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Il governatorato di Ma’rib, situato a circa 120 km a Est della capitale yemenita, Sana’a, continua ad assistere a violente tensioni, definite le peggiori dall’inizio del conflitto yemenita. Per l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, i perduranti attacchi rischiano di compromettere i tentativi di risoluzione della crisi, oltre a minacciare la vita di circa un milione di civili, perlopiù sfollati, yemeniti.

Ma’rib rappresenta una delle ultime roccaforti nel Nord dello Yemen controllata in gran parte dalle forze filogovernative, affiliate al presidente legittimo, Rabbo Mansour Hadi. Oltre ad essere ricca di risorse petrolifere, la regione ospita circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Gli Houthi, da parte loro, mirano a prendere il controllo di un governatorato considerato strategico e che consentirebbe loro di completare i piani espansionistici delineati per il Nord dello Yemen. Motivo per cui, le milizie sciite hanno dato il via a un’offensiva sin dal mese di gennaio 2020, ma le tensioni si sono particolarmente acuite nelle ultime settimane, coinvolgendo altresì i campi profughi situati nell’Ovest del governatorato, tra cui al-Zour, oggetto di continui attacchi.

Di fronte a uno scenario caratterizzato da crescenti violenze, l’inviato dell’Onu, Griffiths, il 18 febbraio, ha esortato gli Houthi a porre immediatamente fine alla propria offensiva su Ma’rib, definita la peggiore dall’inizio del suo mandato, la quale mette in pericolo non solo le opportunità di pace in Yemen, ma altresì la vita di centinaia di sfollati. A detta dell’inviato, cercare di impadronirsi di territori con la forza minaccia tutte le prospettive per il processo di pace, in un momento in cui sembrano esservi le basi per raggiungere un accordo. Griffiths ha poi parlato di un processo politico inclusivo, guidato da attori yemeniti e da condurre sotto l’egida delle Nazioni Unite, volto a rispondere alle aspirazioni del popolo yemenita. Il cessate il fuoco in Yemen, ha affermato l’inviato, è strettamente legato al percorso politico, ma questo richiede volontà, oltre che al sostegno della comunità internazionale.

Anche il ministro dell’Informazione yemenita, Moammar al-Eryani, il 18 febbraio, ha messo in guardia da una possibile catastrofe umanitaria nella regione di Ma’rib. Quest’ultima, ha riferito il ministro, ospita circa 90 campi profughi, e dal 2014 ha accolto quasi 318.000 famiglie, per un totale di due milioni e 231.000 sfollati, il che costituisce il 60% degli sfollati di tutto lo Yemen. In tale quadro, dal 7 al 13 febbraio, sono state 655 le famiglie yemenite, circa 3.930 persone, costrette a sfollare nella regione. Come confermato anche dai rapporti dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), i dati registrati dal 2020 al 13 febbraio hanno reso lo Yemen il quarto Paese, a livello internazionale, con il maggior numero di sfollati interni, pari, in tale lasso temporale, a 178.000 yemeniti.

In tale quadro, il coordinatore delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock, ha anch’egli messo in guardia dal continuo esacerbarsi della situazione in Yemen. I combattimenti e i bombardamenti di Ma’rib sono stati definiti i più violenti dall’inizio del conflitto yemenita, scoppiato a seguito del colpo di stato Houthi del 21 settembre 2014. Di fronte a tale scenario, Lowcock ha chiesto di raccogliere circa 4 miliardi di dollari, nel corso 2021, per finanziare le operazioni umanitarie nello Yemen, un Paese che “si sta rapidamente dirigendo verso la peggiore carestia che il mondo abbia visto negli ultimi decenni”.

Come riportato da al-Jazeera, anche gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei, tra cui Gran Bretagna, Germania e Francia, hanno espresso preoccupazione per quanto sta accadendo in Yemen, affermando la necessità di porre fine al perdurante conflitto e di far fronte alla situazione umanitaria in continuo peggioramento. A destare la preoccupazione dell’Occidente è sia l’offensiva a Ma’rib sia i perduranti attacchi contro i territori sauditi. A fronte di ciò, le milizie Houthi sono state esortate a porre fine alle tensioni e a impegnarsi in modo costruttivo in un processo di riconciliazione.

Fino all’inizio del 2020, Ma’rib era rimasta lontano da tensioni e conflitti, grazie alla presenza di risorse quali petrolio e gas e alla vicinanza con l’Arabia Saudita, oltre che al sostegno delle tribù locali. Ciò aveva consentito alla regione di “fiorire” rispetto alle altre zone circostanti, consentendo altresì l’apertura di ristoranti e l’avvio di progetti di costruzione. La situazione è, però, notevolmente cambiata da quando gli Houthi hanno volto lo sguardo verso tale provincia per completare i propri piani espansionistici. Il governatorato, altresì sede del Ministero della Difesa yemenita, riveste una rilevanza strategica per gli Houthi, in quanto costituisce una porta d’accesso verso Sana’a che consentirebbe loro di consolidare in parte i progetti auspicati.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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