UNHCR: grave la situazione in Sud Sudan

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 17:41 in Africa Sud Sudan

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Il 19 febbraio, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha pubblicato un rapporto che presenta dati “sconcertanti” riguardo alla violenza presente in Sud Sudan.

Il documento, presentato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (HRC) a Ginevra, in Svizzera, ha mostrato che si è verificata un’intensificazione degli attacchi contro la popolazione civile. In particolare, nel periodo tra febbraio e novembre 2020, il Paese è stato colpito da un violento conflitto tra milizie di etnia Dinka e Nuer contro i pastori di etnia Murle. Avvenuto nello Stato del Jonglei e nell’Area amministrativa di Greater Pibor, la guerriglia ha comportato massicce violazioni di diritti umani, tra cui l’uccisione e lo sfollamento di centinaia di persone.

“La portata della violenza che stiamo documentando oggi supera di gran lunga quella perpetrata tra il 2013 e il 2019, considerato il periodo peggiore della guerra civile”, ha dichiarato il presidente del HRC, Yasmin Sooka. Inoltre, Sooka ha aggiunto: “Le case vengono incendiate, i civili sono costretti a fuggire, altri vengono uccisi, le donne vengono rapite,violentate oppure schiavizzate”. Per quanto riguarda gli uomini giovani, il presidente della HRC ha riferito che molti vengono sequestrati per poi essere costretti a combattere con le milizie.

Nonostante gli accordi di pace abbiano fatto cessare il conflitto a livello nazionale, questi hanno avuto poco impatto a livello locale. Di fatto, il rapporto delle Nazioni Unite informa la che lotta armata nell’Equatoria centrale, iniziata nel novembre 2018, continua tuttora, portando con sé grave conseguenze per i civili. Le motivazioni di questi scontri includono la competizione per il potere, per il territorio, per l’accesso alle risorse e per il controllo delle miniere d’oro.

Nel dicembre 2013, i militanti di etnia dinka, fedeli al presidente Salva Kiir, hanno attaccato quelli di etnia nuer, guidati dal vice presidente Riek Machar. Questi ultimi erano accusati di preparare un colpo di Stato. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, che è stata poi ottenuta nel 2011, ia causa della rivalità per il controllo del Governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM).

Secondo il Global Conflict Tracker, da quando la guerra civile è scoppiata in Sud Sudan nel 2013, oltre 50.000 persone sono state uccise e quasi 4 milioni di persone sono state sfollate internamente o sono state costrette a fuggire nei Paesi vicini. Il 2018 ha portato un aumento della pressione regionale e internazionale, tra cui sanzioni ed embargo sulle armi, sul presidente, Salva Kiir, e sul leader dell’opposizione, nonché ex vicepresidente, Riek Machar, per raggiungere un accordo di pace. 

Dopo quasi 5 anni di guerra civile in Sud Sudan, Kiir e Machar hanno partecipato ai negoziati mediati dall’Uganda e dal Sudan nel giugno 2018, raggiungendo la firma dell’intesa di Khartoum. Questa includeva un cessate il fuoco e l’impegno, da entrambe le parti, per negoziare un accordo al fine di condividere il potere e porre fine alla guerra. Nonostante le sporadiche violazioni nelle settimane successive, Kiir e Machar hanno firmato un’intesa finale nell’agosto 2018.  Tuttavia, le segnalazioni di continui attacchi e violazioni, come ad esempio quelle riportate dal suddetto rapporto dell’UNHCR, dimostrano che gli accordi potrebbero non reggere.

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Julie Dickman

 

di Redazione

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