Siria e Israele completano lo scambio di prigionieri, un progresso “significativo”

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 8:35 in Israele Siria

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Anche Israele ha ufficializzato lo scambio di prigionieri con il governo di Damasco, riferendo, il 18 febbraio, di aver rilasciato due pastori siriani. Il processo è avvenuto con la mediazione della Russia e con la collaborazione della Croce Rossa internazionale.

Una prima notizia era stata già diffusa il giorno precedente, il 17 febbraio, da media siriani affiliati al presidente Bashar al-Assad. Poi, il 18 febbraio, è giunta la conferma di Israele. Stando a quanto riportato da un funzionario del governo israeliano, Yaron Bloom, responsabile delle procedure, un jet è decollato da Tel Aviv, nella sera del 18 febbraio, diretto a Mosca, dove una donna israeliana, arrestata dal governo damasceno dopo essere entrata in Siria, era in custodia della Russia già dal 17 febbraio.

Non sono stati riferiti particolari dettagli sulla donna tenuta prigioniera. Secondo le informazioni rivelate sino ad ora, si tratta di una donna di circa venti anni, proveniente dalle vicinanze di Gerusalemme, la quale era entrata in Siria per errore, nella regione di Quneitra, agli inizi di febbraio. Secondo quanto affermato da un funzionario israeliano, le autorità siriane l’avevano arrestata pensando fosse una spia, ma si sono resi successivamente conto che si trattava di un civile. Ad ogni modo, le circostanze che hanno portato la donna a recarsi in Siria sono sconosciute, e si prevede che saranno oggetto di indagini una volta che la prigioniera ritornerà a casa. “Israele ha sempre fatto e farà tutto il possibile per far ritornare i propri cittadini”, ha dichiarato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ringraziando il presidente russo, Vladimir Putin, per gli sforzi profusi nel raggiungimento di un simile risultato.

Israele, da parte sua, ha liberato due pastori siriani. “In linea con le direttive del governo israeliano, l’esercito ha restituito due pastori nei territori siriani”, è stato riferito in un comunicato dell’esercito israeliano, il quale ha specificato di aver consegnato i due prigionieri ai rappresentanti della Croce Rossa Internazionale attraverso il valico di Quneitra. Stando a quanto riportato, i due uomini erano stati arrestati “nelle ultime settimane” dopo “aver attraversato la linea Alpha”, la quale demarca i confini contesi tra Siria e Israele nelle alture del Golan. Le fonti israeliane non hanno riferito dettagli sull’identità dei due uomini. È stata l’agenzia di stampa siriana SANA a specificare che si è trattato di Mohamed Hussein e Tarek al-Obeidan, affermando che i due prigionieri sono ritornati nella loro città natale, nella provincia di Quneitra.

La loro liberazione, è stato riportato dalla medesima agenzia siriana, è da inserirsi nel quadro delle operazioni che hanno altresì visto la liberazione di un altro cittadino siriano, Nihal al-Makt, proveniente da una famiglia in cui diversi membri sono stati detenuti nelle prigioni israeliane nel corso degli ultimi anni. A tal proposito, il fratello, condannato con accuse di spionaggio per conto del governo siriano, è stato rilasciato nel 2020, anche in tal caso nel corso di uno scambio mediato dalla Russia, nel quale Damasco aveva accettato di restituire il corpo di un soldato israeliano ucciso durante una battaglia nel 1982. Stando a quanto riportato da un’emittente televisiva siriana, al-Makt era stato condannato dalle autorità israeliane a tre anni di reclusione. La pena detentiva è stata poi sospesa, ma il cittadino siriano è stato condannato ai lavori forzati per sei mesi, successivamente aumentati a dieci, oltre a un anno di libertà vigilata. Un funzionario israeliano ha riferito che, al momento, al-Makt è ancora oggetto di un interrogatorio da parte dell’agenzia di intelligence interna. In tale quadro, Damasco ha chiesto la liberazione di un altro cittadino siriano, Diyab Qahmuz, arrestato con l’accusa di aver contrabbandato esplosivi dal Libano in Israele. Tuttavia, stando a quanto riportato da fonti sia israeliane sia siriane, Diyab  si è rifiutato di essere liberato per ritornare in Siria, chiedendo, invece, di rientrare nel proprio villaggio, situato nel Golan.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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