Rep. Centrafricana: aggiornamenti sulla crisi umanitaria

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 6:35 in Africa Repubblica Centrafricana

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A partire dalla metà di dicembre del 2020, altre 210.000 persone state sfollate a causa del conflitto in Repubblica Centrafricana.

 Secondo un rapporto della Norwegian Refugee Council (NRC), un’organizzazione umanitaria norvegese, questo incremento porta il numero totale dei rifugiati a 1,5 milioni, quasi un terzo della popolazione totale del Paese. A detta del NRC, queste persone sono colpite da un lato dalla violenza ormai diffusa in tutto lo Stato e dall’altro dalla grave mancanza di assistenza umanitaria. Di fatto, i gruppi armati sono soliti bloccare la principale strada di rifornimento tra la Repubblica Centrafricana e il Camerun, ritardando la consegna di prodotti alimentari e di medicine alle persone che ne hanno bisogno.

 Il direttore nazionale del NRC, David Manan, ha dichiarato in merito: “Dato che la strada principale di rifornimento è in gran parte interrotta, i prezzi dei beni necessari salgono e i rifornimenti tardano ad arrivare, rendendo impossibile l’assistenza umanitaria”. Inoltre, Manan ha lanciato un appello a tutte le parti impegnate nel conflitto di permettere il transito dei soccorsi e delle riserve alimentari. A causa dei blocchi sulla strada che porta dal Camerun alla Repubblica Centrafricana, i prezzi sono saliti del 240% per gli alimenti di base importati e del 44% per le merci locali.

 In aggiunta, il Norwegian Refugee Council ha informato che i bambini sfollati sono sempre più esposti al reclutamento da parte di uomini armati, di solito in cambio di 30 dollari. Secondo i dati delle Nazioni Unite, dall’inizio del 2021, circa 3.000 giovani sono stati arruolati in tutto il Paese.

L’attuale crisi umanitaria in Repubblica Centrafricana è una conseguenza dell’instabile situazione politica e sociale del Paese, che dura ormai da molti anni. I conflitti nel Paese iniziarono nel 2013, quando una milizia composta principalmente da musulmani, nota come Seleka, prese il controllo della capitale, Bangui. L’ex presidente, François Bozizé, che assunse il potere il 15 marzo 2003 con un colpo di Stato, venne rovesciato. Poco dopo il golpe, un gruppo armato, formato principalmente da cristiani, noto come Anti-Balaka, ricorse alle armi, iniziando così una guerra civile. Il 10 aprile 2014 venne istituita una missione di pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana, nota anche come MINUSCA, per fermare il conflitto. Il 6 febbraio 2019, il Governo eletto guidato dal presidente, Faustin-Archange Touadèra, firmò un accordo di pace con i gruppi armati.

 Ad oggi, i gruppi ribelli più potenti della Repubblica Centrafricana, che inizialmente erano rivali tra loro, hanno formato un’alleanza contro il Governo, prendendo il controllo di gran parte del Paese e minacciando di assediare Bangui, la capitale. L’ex presidente deposto Bozizé è stato accusato di guidarli. Nei giorni precedenti delle elezioni del 27 dicembre 2020, la nuova coalizione, composta da membri sia della Seleka sia della Anti-Balaka, ha lanciato una campagna militare con l’obiettivo di ostacolare il voto. Tuttavia, l’elezione è stata portata avanti e Touadéra ha vinto, iniziando il suo secondo mandato. Da tempo la coalizione di ribelli ha minacciato di voler assediare la capitale, tuttavia sono sempre stati respinti grazie alle forze di pace delle Nazioni Unite, ai soldati russi e alle truppe della Rwanda.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Julie Dickman

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.