Il fatto più importante della settimana, Iraq

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 7:00 in Iraq Medio Oriente

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Un attacco missilistico ha colpito, nella sera del 15 febbraio, l’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno, nei pressi di una base aerea della coalizione anti-ISIS a guida statunitense, causando la morte di un civile e altri 6 feriti.

In particolare, stando a quanto riportato dalle fonti di sicurezza irachene, sono stati almeno tre i missili lanciati contro l’aeroporto della città irachena, uno dei quali è precipitato nelle vicinanze della postazione delle truppe straniere della coalizione internazionale impegnata nella lotta allo Stato Islamico, mentre gli altri sono caduti in prossimità di aree residenziali. A detta del Ministero dell’Interno della regione del Kurdistan, l’attacco si è verificato alle 21:30, ora locale, mentre un funzionario statunitense ha precisato che i razzi, da 107 mm, sono stati lanciati da un’area situata a circa 8 km a Ovest di Erbil. Il bilancio delle vittime include un civile, un “contractor” straniero, deceduto, e almeno 6 feriti, tra cui un soldato statunitense. La notizia è stata confermata anche dal portavoce della coalizione a guida statunitense, Wayne Marotto, il quale, però, non ha fornito dettagli sulla vittima rimasta uccisa. A seguito dell’attentato, il traffico aereo è stato interrotto e le forze irachene sono state dispiegate nelle vicinanze dell’aeroporto, temendo ulteriori attacchi. Parallelamente, aerei statunitensi sono stati visti sorvolare l’area colpita. 

Secondo quanto riportato da diverse fonti, tra cui il quotidiano al-Arabiya, l’attacco è stato rivendicato da un gruppo soprannominato Saraya Awlia al-Dam, ovvero i “Guardiani delle Brigate di Sangue”, le quali hanno riferito che il reale obiettivo era rappresentato dalla presenza statunitense in Iraq e che, pertanto, il loro attentato era da considerarsi una forma di vendetta per la morte dei leader martirizzati. In tale quadro, il gruppo ha riferito di aver lanciato 24 razzi contro la base statunitense di al-Harir, situata a circa 60 km a Nord-Est di Erbil, definita la base USA più vicina all’Iran. Tuttavia, i numeri contrastano con quanto rilevato dalle forze di sicurezza irachene. Un corrispondente di al-Arabiya ha successivamente riferito, all’alba di martedì 16 febbraio, che le forze di sicurezza del Kurdistan hanno trovato i camion utilizzati per il lancio dei razzi, precisando che 4 razzi Katyusha non sono stati lanciati. 

Washington si è detta “indignata” per quanto accaduto, sebbene il segretario di Stato, Antony J. Blinken, abbia garantito il supporto statunitense nelle indagini volte a portare davanti alla giustizia i responsabili. Anche il presidente iracheno, Barham Salih, ha denunciato l’accaduto, definendolo una “escalation pericolosa”, oltre che un “atto criminale” terroristico che mette a repentaglio gli sforzi profusi dalle forze irachene per mettere in sicurezza il Paese e l’intera popolazione. Motivo per cui, Salih ha evidenziato come sia necessario potenziare gli sforzi per sradicare tali gruppi terroristici che alimentano il caos nel Paese. “È la battaglia dello Stato e della sovranità contro il terrorismo e i fuorilegge”, ha dichiarato il capo di Stato iracheno. 

L’Italia ha condannato anch’essa l’attacco. “Esprimiamo solidarietà alla famiglia della vittima e auspichiamo la pronta guarigione di chi è rimasto coinvolto nell’attacco”, ha scritto il Ministero degli Esteri italiano, che ha aggiunto che Roma conferma il suo impegno, al fianco del Governo iracheno e delle autorità regionali del Kurdistan, “nella lotta al terrorismo e all’estremismo violento e nell’impegno per restituire sicurezza  e stabilità all’Iraq e all’intera regione”.

Era da circa due mesi che in Iraq non si verificavano attacchi contro gli obiettivi statunitensi. A partire dal mese di ottobre 2019, le basi e le strutture statunitensi in Iraq sono state oggetto di più di 30 attacchi, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati.  Circa Erbil, risale al 30 settembre la dichiarazione del comando iracheno per le operazioni congiunte con cui era stato riferito che 6 missili avevano colpito le vicinanze di una base della coalizione internazionale a guida statunitense. In tal caso, secondo il Servizio Antiterrorismo del Kurdistan, l’attentato era stato perpetrato dalle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una coalizione di milizie paramilitari, prevalentemente sciite, sostenute dall’Iran. 

L’attacco del 15 febbraio è stato definito “insolito” per una città, Erbil, grossomodo tranquilla. Tuttavia, l’episodio ha suscitato la preoccupazione di chi crede che le tensioni tra Washington e Teheran possano riaccendersi. A tal proposito, l’Iran non ha mai smesso di affermare di voler vendicare la morte del generale iraniano della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vicecomandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi, il 3 gennaio 2020, a seguito di un raid ordinato dall’ex presidente statunitense,  Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. 

 

Il fatto più importante della settimana è una rubrica a cura della Redazione di Sicurezza Internazionale.

Tutti i venerdì. 

di Redazione

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