Mali: attacchi nel centro del Paese

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 15:21 in Africa Mali

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Il 18 febbraio, un attacco perpetrato da uomini armati non identificati contro un mezzo di trasporto pubblico ha provocato la morte di 5 persone. L’incidente è avvenuto sulla Strada Nazionale 15, nei pressi del villaggio di Tillé, nel centro del Mali.

Secondo l’Agence de Presse Malienne, l’assalto contro il veicolo che proveniva da Bamako, andando nella direzione di Koro, è avvenuto nello stesso momento in cui è stata attaccata una postazione del gruppo di autodifesa Dan Na Ambassagou. Il bilancio delle vittime dei due attacchi è di 3 morti e 8 feriti. Dan Na Ambassagou è una milizia di etnia Dogon in Mali che è stata costituita nel 2016 per difendere la propria comunità dagli scontri con l’etnia Fulani. I Dogon incolpano i Fulani di simpatizzare e dare rifugio ai militanti islamici nei loro villaggi.

 Lo stesso giorno, sul medesimo tratto di strada, un veicolo di trasporto pubblico proveniente da Mopti, nel Centro del Paese, è stato attaccato al ponte Parou da uomini armati. Il bilancio è di 2 morti e 5 feriti. In entrambi i casi, una squadra congiunta di gendarmeria e polizia, guidata dal capitano Sékou Kariba Konaté, si è recata sul posto per assistere i feriti. Le vittime sono state portate al Reference Health Centre (RHC) di Bandiagara e all’ospedale Sominé Dolo di Sevaré.

Il 17 febbraio, altre 3 persone sono state uccise in un attacco simultaneo nelle località di Bagourou e Yabatalou, nella regione di Mopti, nel Mali centrale. Gli assalitori, non identificati e pesantemente armati, guidavano delle motociclette. Mentre si ritiravano, gli uomini hanno dato fuoco ai granai e portato via il bestiame dei due villaggi colpiti. Secondo la fonte, il sindaco del comune ha ordinato alle autorità regionali di inviare le forze armate per mettere in sicurezza le zone in questione.

Il Mali centrale, abitato da molte comunità diverse, è stato messo a dura prova quando nel 2015 un gruppo armato, affiliato ad al-Qaeda, si è infiltrato nella regione. Questo era guidato da un predicatore di etnia Fulani di nome Amadou Koufa, che reclutava soprattutto tra i membri della sua stessa comunità. Altri gruppi etnici, in particolare i Dogon, formarono le cosiddette “forze di autodifesa”, con conseguenti aumenti di violenze e tensioni. La forza è stata ufficialmente sciolta, ma rimane attiva. I gruppi armati islamisti hanno concentrato i loro sforzi di reclutamento sui Fulani, sfruttando le frustrazioni della comunità per il crescente banditismo, la corruzione del Governo e la competizione per la terra e l’acqua.

Il 23 marzo 2019 e il 17 febbraio 2020 sono stati uccisi rispettivamente circa 160 e 15 pastori Peul. I Dogon sono stati accusati per entrambi gli attacchi. Invece, l’11 giugno 2020, i Fulani hanno assassinato 75 agricoltori appartenenti all’etnia Dogon. Secondo Human Rights Watch, le vittime sono in gran parte appartenenti all’etnia dei Fulani e sono prese di mira dai suddetti gruppi di autodifesa. Le comunità in questione hanno avuto a lungo dispute per l’accesso all’acqua e alla terra, anche se di solito sono state risolte senza spargimento di sangue. Tuttavia, a partire dal 2015, la violenza nella regione ha raggiunto dei livelli allarmanti.

Le autorità maliane non hanno mai indagato adeguatamente su questi incidenti, compresi molteplici massacri che hanno causato decine di morti. Sia i Fulani sia i Dogon hanno accusato le forze di sicurezza maliane di non riuscire a tutelare le loro comunità. In particolare, i gruppi di autodifesa hanno affermato di aver preso in mano la sicurezza di alcune aree perché il Governo non era riuscito a proteggere adeguatamente i loro villaggi e le loro proprietà. Inoltre, il facile accesso alle armi da fuoco in Mali, comprese le armi d’assalto militari, ha contribuito alla crescita e alla militarizzazione dei gruppi di autodifesa, rendendo le tensioni comunitarie già esistenti sempre più sanguinose.

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Julie Dickman

 

 

di Redazione

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