Attentato a Kabul, le pressioni dei talebani, lo stallo nei negoziati

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 6:01 in Afghanistan Asia

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Il 18 febbraio, un docente all’Università di Kabul, Mubashir Muslimyar, e un’altra persona sono stati uccisi in un’esplosione a Kabul. Intanto, i talebani insistono sulla necessità di un ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan. 

La polizia di Kabul ha annunciato che un’esplosione ha colpito un veicolo nel PD3 della capitale, senza fornire ulteriori dettagli. Solo successivamente, il quotidiano locale Tolo News ha riferito che si trattava di un professore universitario. Al momento, nessun gruppo ha rivendicato l’attacco, ma la tensione tra governo e forze anti-governative, tra cui i talebani, è molto alta. Secondo i media locali, almeno 340 persone sono state uccise o ferite in Afghanistan dall’inizio di febbraio. Ben 168 sarebbero le vittime e altri 172 i feriti. La violenza, in particolare uccisioni mirate, le esplosioni di ordigni improvvisati e gli attacchi dei talebani sono aumentati notevolmente dopo che i negoziati di pace di Doha sono tornati nuovamente in stallo a seguito dell’insediamento di una nuova amministrazione alla guida degli Stati Uniti. La maggior parte degli assalti ha colpito province come Kabul, Nangarhar, Kandahar, Uruzgan e Faryab. L’indagine di Tolo News rileva che dal primo al 18 febbraio si sono verificate 49 esplosioni, 37 attacchi armati e 3 assalti con autobombe, effettuati dai talebani contro le forze di sicurezza.

A tale proposito, il 16 febbraio, lo stesso quotidiano ha pubblicato una lettera aperta dei talebani in cui questi riaffermano che il gruppo rimane impegnato ad agire in base all’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani, firmato a Doha il 29 febbraio 2020, affermando che i militanti rimangono fiduciosi del fatto che gli afghani imporranno finalmente un sistema islamico e raggiungeranno la pace e la sicurezza attraverso una soluzione politica. Nel frattempo, Mateen Bek, membro del team negoziale di pace che rappresenta la Repubblica islamica dell’Afghanistan nei colloqui con i talebani, ha affermato che i talebani si sono recentemente recati a Islamabad, in Pakistan, e stanno inventando “scuse inutili”. Il rappresentante di Kabul ha quindi sottolineato i propri dubbi riguardo alla serietà del gruppo, che continua a mantenere rapporti con il Pakistan, sospettando che questo possa essere un alleato importante in caso di una presa del potere con la forza. “Prima di andare a Islamabad, sembravano quasi seri, i loro colleghi che non si sono recati in Pakistan avevano sollevato ottimismo nei colloqui con i nostri colleghi, ma il loro atteggiamento è cambiato dopo il ritorno da Islamabad”, ha dichiarato Mateen Bek. 

Intanto, gli esperti del settore affermano che i negoziati di Doha stanno perdendo importanza a causa della revisione in atto da parte della nuova amministrazione statunitense dell’accordo USA-talebani. In tale contesto, il 28 gennaio il Pentagono ha aggiunto che non effettuerà un ritiro completo delle truppe dal Paese asiatico entro maggio 2021, come previsto dall’accordo, a causa del mancato rispetto dei termini dell’intesa. In risposta, i militanti afghani hanno accusato Washington di violazioni dei diritti umani. Tuttavia, i membri della squadra di negoziazione di pace che rappresentano la Repubblica Islamica dell’Afghanistan nei colloqui con i talebani hanno affermato di essere in contatto con la comunità internazionale e i Paesi coinvolti nel processo di pace in Afghanistan. Secondo Bek, i talebani sono stati portati al tavolo dei negoziati solo perché gli Stati Uniti sembravano intenzionati ad andarsene e questo avrebbe riportato un sistema islamico nel Paese. 

L’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva fortemente sostenuto l’intesa con i talebani firmata a Doha il 29 febbraio 2020, poiché questa gli avrebbe permesso di ritirare le truppe dall’Afghanistan e mettere fine alla più lunga missione statunitense all’estero, come aveva promesso più volte in campagne elettorale e nel corso del suo mandato. Tuttavia, già durante i negoziati per finalizzare lo stesso accordo, i talebani sono stati più volte accusati dal Governo afghano di continuare ad effettuare attacchi armati nel Paese e gli scontri sono aumentati fino a diventare quotidiani. In tale contesto, numerosi esperti hanno espresso il timore che un ritiro eccessivo di truppe statunitensi possa far tornare l’Afghanistan nelle mani dei talebani, fornendo nuovamente “un paradiso sicuro” ad alcuni gruppi terroristici islamisti. 

L’attuale amministrazione deve quindi gestire tale situazione. Già il 20 gennaio, il segretario di Stato del presidente Biden, Antony Blinken, ha dichiarato che l’accordo con i talebani sarebbe stato riesaminato, prima di prendere decisioni al riguardo. Il 25 gennaio, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha affermato che è stato aperto un nuovo capitolo nelle relazioni tra Kabul e Washington, con l’insediamento dell’amministrazione di Joe Biden. Quale sarà il futuro dell’accordo tra USA e talebani, in questo contesto, è ancora da capire. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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