Algeria: sciolto il Parlamento, si va verso le elezioni

Pubblicato il 19 febbraio 2021 alle 10:48 in Africa Algeria

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Il presidente dell’Algeria, Abdelmadjid Tebboune, ha annunciato di aver sciolto l’Assemblea parlamentare, la Camera bassa del Parlamento, e ha chiesto elezioni legislative anticipate, volte ad “aprire le porte ai giovani”. Nel suo discorso, ha altresì rivolto lo sguardo alla Libia.

L’annuncio è giunto il 18 febbraio, nel corso di un discorso rivolto alla nazione, trasmesso dalla televisione di Stato algerina, durante il quale Tebboune ha altresì riferito di voler attuare un rimpasto di governo nelle 48 ore successive e di aver concesso la grazia presidenziale da 30 a 60 attivisti detenuti, arrestati dopo aver partecipato alla mobilitazione popolare nata nel mese di febbraio 2019, con riferimento al cosiddetto movimento “Hirak”. “Ho deciso di passare direttamente a elezioni lontane da denaro corrotto e aperte ai giovani”, ha affermato il capo di Stato algerino nel suo discorso, precisando la sua intenzione di costruire una “nuova istituzione” in cui anche la componente giovanile possa partecipare, così da avere un peso maggiore a livello politico. Motivo per cui, lo Stato si farà carico delle spese della campagna elettorale per i più giovani.

Circa il rimpasto di governo, Tebboune ha affermato la sua intenzione di apportare modifiche soprattutto in quei settori rivelatisi essere “fallimentari”, spiegando di “aver ascoltato le critiche dei cittadini” e di voler prestare attenzione alle problematiche da essi lamentate. Tuttavia, non è stato ancora specificato quali saranno i ministri costretti a lasciare l’incarico. Inoltre, Tebboune ha nuovamente elogiato le recenti modifiche apportate alla Costituzione, la quale, a detta del presidente, “sancisce le libertà individuali e collettive” e “rafforza il ruolo della società civile”.

Si è trattato del primo discorso di Tebboune dal ritorno del suo secondo viaggio in Germania, dove si è recato per ricevere cure mediche, dopo essere stato precedentemente affetto da Covid-19. L’attenzione del presidente è stata rivolta altresì alla vicina Libia. In particolare, Tebboune ha accolto con favore “l’accordo raggiunto dai fratelli libici a Ginevra”, volto ad eleggere nuove autorità esecutive temporanee, sottolineando come sviluppi simili siano rassicuranti per l’Algeria, oltre che un onore per la popolazione libica. A detta del capo di Stato algerino, per risolvere la crisi in Libia è necessario includere tutte le componenti del Paese in elezioni generali. Algeri, da parte sua, si è detta pronta ad assistere la Libia nel raggiungimento di una soluzione definitiva, e ha ribadito il rifiuto di qualsiasi forma di ingerenza straniera negli affari interni libici.

Dopo un primo viaggio in Germania, Tebboune era riapparso in televisione il 29 dicembre, affermando che era stato difficile essere stato lontano dal proprio Paese, considerando il ruolo di responsabilità che si trova a ricoprire. Poco dopo la partenza del capo di Stato, la popolazione algerina era stata chiamata alle urne, il primo novembre, per votare gli emendamenti costituzionali proposti dallo stesso presidente, considerati la pietra miliare di una “nuova Repubblica”. Sebbene sia stata raggiunta la maggioranza necessaria all’approvazione, il dato maggiormente evidenziato è stato il basso tasso di affluenza, pari al 23,7%, il che ha messo in luce come il presidente Tebboune non fosse ancora riuscito a conquistare la fiducia dei cittadini algerini in circa un anno dall’inizio del suo mandato.

L’elezione di Tebboune, ex primo ministro, risale al 12 dicembre 2019, dopo che il Paese era stato sconvolto, per circa nove mesi, da una forte mobilitazione popolare. Il presidente si è più volte detto disposto a rispondere alle richieste degli algerini, le quali includevano soprattutto le dimissioni di tutti i “simboli” legati all’ex presidente e il rinnovo dell’élite politica al potere. Nell’ultimo anno, però, il Paese ha continuato a far fronte a un quadro economico sempre più fragile, ulteriormente esacerbato dalla pandemia di Coronavirus e dal calo dei prezzi di petrolio, le cui esportazioni sono essenziali per l’Algeria.

Ad oggi, la popolazione non è ancora del tutto soddisfatta e i gruppi di manifestanti sono intenzionati a radunarsi nuovamente per le strade algerine, per commemorare il secondo anniversario dall’inizio delle proteste del 22 febbraio 2019, che hanno portato alla caduta dell’ex presidente, Abdelaziz Bouteflika. In tale quadro, il 15 febbraio scorso, centinaia di cittadini sono scesi per le strade della città orientale di Kherrata, nelle prime proteste dal blocco imposto nel marzo 2020, volto a contenere la diffusione di Covid-19.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

 

di Redazione

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