USA-Israele: la cooperazione continua

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 8:31 in Israele USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nel corso della prima conversazione telefonica dall’insediamento del presidente statunitense, Joe Biden ha confermato al premier israeliano, Benjamin Netanyahu, il supporto di Washington ai recenti accordi di normalizzazione e la sua volontà di profondere sforzi per promuovere la pace a livello regionale.

Il primo colloquio telefonico tra Biden e Netanyahu ha avuto luogo il 17 febbraio, dopo che, nelle settimane precedenti, erano sorti interrogativi sul perché il presidente statunitense non avesse ancora avuto contatti con il primo ministro di Israele. Washington, da parte sua, ha più volte negato le voci secondo cui il capo della Casa Bianca era riluttante a tenere colloqui con Tel Aviv, alla luce dello stretto legame tra Netanyahu e l’ex presidente statunitense, Donald Trump, il quale aveva contattato il leader israeliano soltanto due giorni dopo il suo insediamento. Ad ogni modo, a detta delle informazioni riportate dalla presidenza statunitense, Netanyahu è stato il primo leader mediorientale ad avere contatti con il presidente neoeletto, il che mette in luce la rilevanza dell’asse USA-Israele, ulteriormente rafforzato con la precedente amministrazione.

Nel corso della conversazione telefonica del 17 febbraio, durata circa un’ora, la Casa Bianca ha affermato che il presidente Biden ha comunicato al suo interlocutore che intende rafforzare la cooperazione in materia di difesa con Israele e ha sottolineato il proprio impegno a sostenere la sicurezza del Paese mediorientale, alla luce della relazione storica che unisce i due partner. Parallelamente, gli USA si sono detti disposti a continuare a sostenere gli accordi di normalizzazione raggiunti nel corso degli ultimi mesi da Israele e alcuni Paesi del mondo arabo e islamico, e a profondere sforzi per portare pace nella regione, volgendo altresì lo sguardo al conflitto israeliano-palestinese. Washington e Israele hanno poi ribadito la necessità di continuare a consultarsi su dossier regionali di mutuo interesse, tra cui le questioni riguardanti l’Iran. Anche l’ufficio della presidenza del governo israeliano ha confermato che Biden e Netanyahu hanno discusso dei recenti accordi di pace, delle minacce e delle sfide poste da Teheran, ma anche della pandemia di Covid-19, ribadendo la volontà di rafforzare ulteriormente i legami tra i propri Paesi.

É stato l’ex presidente statunitense, Trump, attraverso il proprio consigliere senior, Jared Kushner, e all’ inviato degli Stati Uniti, Avi Berkowitz, a promuovere gli accordi di normalizzazione tra Israele e diversi Paesi del mondo arabo, tra cui Emirati Arabi Uniti (UAE), Bahrein e Marocco, a cui si sono aggiunti anche il Sudan e il Bhutan, il che ha significato riconoscere ufficialmente lo Stato di Israele. A tal proposito, Washington ha ospitato la cerimonia di firma delle prime intese, tra cui l’accordo Abraham riguardante Abu Dhabi, il 15 settembre 2020, con cui Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con gli UAE.

Al contempo, il 28 gennaio 2020, Trump aveva annunciato il cosiddetto “accordo del secolo”, un piano di pace volto a porre fine al conflitto israeliano-palestinese, precedentemente promosso dal suo consigliere e genero Kushner. Il progetto, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza. Inoltre, è previsto lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in investimenti internazionali, volti a costruire una nuova entità para-statale palestinese, con una propria capitale, Al-Quds, che includerebbe alcune delle aree esterne di Gerusalemme Est. Tale para-Stato non avrebbe un esercito permanente e sarebbe tenuto a soddisfare una serie di parametri relativi alla sicurezza, periodicamente controllati da Israele.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.