USA e Guatemala discutono di immigrazione

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 17:52 in America centrale e Caraibi USA e Canada

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Il Segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha dichiarato, mercoledì 17 febbraio, durante una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri del Guatemala, Pedro Brolo, che Washington si impegnerà ad affrontare le cause dell’immigrazione illegale. Secondo quanto riferito da una nota pubblicata dal Dipartimento di Stato USA, Blinken ha sottolineato che la corruzione endemica, la mancanza di opportunità economiche e l’insicurezza costituiscono i “problemi strutturali” che spingono le persone ad emigrare clandestinamente. Il Segretario di Stato ha dunque spiegato a Brolo che, secondo la Casa Bianca, sarebbe nell’interesse di entrambi i Paesi garantire un “approccio sicuro, ordinato e umano alla migrazione”.

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promesso di annullare molte delle dure politiche sull’immigrazione adottate dal suo predecessore, Donald Trump. In particolare, il 13 febbraio, il governo USA ha annunciato che avrebbe presto iniziato ad autorizzare l’ingresso di molti dei richiedenti asilo attualmente costretti ad aspettare l’esito della loro domanda in Messico. Si inizierà da domani, venerdì 19 febbraio, quando verrà consentita l’entrata nel Paese di 300 persone al giorno.

Durante la conversazione con Blinken, il ministero degli Esteri guatemalteco Brolo ha poi ricordato che, un mese fa, il governo statunitense, sotto l’amministrazione Trump, aveva concluso un accordo con Città del Guatemala, in base al quale i richiedenti asilo processati al confine tra Stati Uniti e Messico sarebbero stati mandati nel Paese centroamericano in attesa delle udienze.

Blinken e Brolo hanno altresì discusso della necessità di garantire la separazione dei poteri e di migliorare la governance democratica in Guatemala, secondo quanto specificato dal portavoce del Dipartimento di Stato, Ned Price. “I due leader hanno discusso dell’importanza di garantire una magistratura indipendente, attraverso un processo aperto e trasparente, anche designando candidati imparziali nella prossima selezione dei magistrati della Corte costituzionale”, ha affermato Price. Il 28 gennaio, il Dipartimento di Stato USA aveva messo in discussione, per sospetta corruzione, la nomina di un giudice designato a magistrato della Corte costituzionale del Guatemala, insistendo sulla necessità di una selezione “equa e trasparente” dei membri del più alto tribunale del Paese. Washington non aveva fatto nomi nella sua dichiarazione, ma, quattro giorni dopo, il sistema giudiziario guatemalteco aveva emesso un mandato di arresto per presunta corruzione contro il giudice Mynor Moto. Secondo quanto sottolineato dal portavoce Price, nella conversazione telefonica con Brolo, il segretario Blinken ha anche sollevato la necessità di migliorare la governance democratica, promuovere il rispetto dei diritti umani e sradicare la corruzione ad alto livello in Guatemala “per promuovere l’obiettivo comune di un Paese più sicuro e prospero”.

Le autorità guatemalteche hanno avvertito, la scorsa settimana, della presenza di una nuova carovana di migranti honduregni diretti negli Stati Uniti, nonostante l’ultimo esodo sia stato arrestato sul suolo guatemalteco e nonostante le autorità della regione abbiano annunciato la chiusura dei confini per evitare flussi massicci. Il 20 gennaio, il Guatemala ha militarizzato la rotta proveniente dal Nord dell’Honduras. L’ultima carovana arrivata nel Paese è rimasta bloccata nel dipartimento guatemalteco di Chiquimula.

Le condizioni economiche in Honduras dopo le tempeste tropicali Eta e Iota a novembre, che hanno causato perdite intorno al 10% del Prodotto Interno Lordo, hanno accelerato l’organizzazione di nuovi flussi migratori irregolari in rotta verso gli Stati Uniti. Le carovane di migranti centroamericani che, negli ultimi mesi, sono state intercettate prima di arrivare negli USA costituiscono solo una parte di una lunga serie di esodi iniziati nell’ottobre 2018 dalla città di San Pedro Sula, nel nord dell’Honduras. Le migliaia di persone in viaggio attraverso i confini dell’America centrale affermano di fuggire dalla povertà e dall’insicurezza dei loro Paesi di origine.

Nel dicembre 2018, l’ex presidente Donald Trump ha lanciato il programma noto come “Migrant Protection Protocols” (MPP), più comunemente ricordato come “Remain in Mexico program”, per effettuare un giro di vite ad ampio raggio sulla possibilità di chiedere asilo negli Stati Uniti. L’iniziativa ha costretto più di 65.000 richiedenti asilo, non messicani, a tornare verso il confine e ad attendere le udienze dei tribunali statunitensi. Sotto i cosiddetti MPP, le persone che arrivavano al confine meridionale e chiedevano asilo negli USA ricevevano direttamente un avviso a comparire in tribunale per motivi di immigrazione e venivano rimandati in Messico. L’amministrazione Biden ha fatto saper che inizierà a lavorare passando in rassegna le richieste di circa 25.000 migranti le cui domande sono ancora pendenti ai sensi del programma.

Anche se il nuovo presidente ha deciso di porre fine ad uno dei programmi sull’immigrazione di Trump, alcuni lo esortano già a ritirare anche un altro provvedimento, noto come Titolo 42. L’ordine, attuato nell’era COVID, consente alle autorità statunitensi di espellere rapidamente in Messico i migranti sorpresi ad attraversare il confine illegalmente, una pratica che secondo i critici bypassa i regolari processi.

Lo sforzo per valutare le richieste di asilo degli iscritti ai “Migrant Protection Protocols” arriva mentre gli arresti di migranti al confine tra Stati Uniti e Messico sono aumentati, dopo un forte calo all’inizio della pandemia di coronavirus. I funzionari statunitensi, a gennaio, hanno riferito di aver intercettato quasi 78.000 migranti che tentavano di attraversare illegalmente il confine meridionale o ai quali era stato negato l’accesso nei porti di ingresso, un aumento del 6% rispetto al mese precedente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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