Siria e Israele concordano uno scambio di prigionieri, Mosca mediatrice

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 13:15 in Israele Siria

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Il governo siriano, legato al presidente Bashar al-Assad, e Israele hanno concordato uno scambio di prigionieri, due siriani e un israeliano, a seguito di negoziati mediati dalla Russia.

La notizia è stata riferita da fonti siriane affiliate al presidente Assad, il 17 febbraio. In particolare, Damasco ha richiesto la liberazione di due suoi cittadini nativi delle Alture del Golan. Uno di questi, Nihal al-Makt, proviene da una famiglia in cui diversi membri sono stati detenuti nelle prigioni israeliane nel corso degli ultimi anni. A tal proposito, il fratello, condannato con accuse di spionaggio per conto del governo siriano, è stato rilasciato nel 2020, anche in tal caso nel corso di uno scambio mediato dalla Russia, nel quale Damasco aveva accettato di restituire il corpo di un soldato israeliano ucciso durante una battaglia nel 1982. Stando a quanto riportato da un’emittente televisiva siriana, al-Makt era stato condannato dalle autorità israeliane a tre anni di reclusione. La pena detentiva è stata poi sospesa, ma il cittadino siriano è stato condannato ai lavori forzati per sei mesi, successivamente aumentati a dieci. L’altro siriano di cui è stata richiesta la liberazione è Dhiab Qahmuz. A detta di un’organizzazione non governativa palestinese, Qahmuz, arrestato nel 2016 e condannato a 14 anni di reclusione, si è rifiutato di essere liberato per ritornare in Siria, chiedendo, invece, di rientrare nel proprio villaggio, situato nel Golan.

Israele, da parte sua, ha chiesto alla controparte di rilasciare una donna israeliana entrata in Siria, nella regione di Quneitra, per errore. Il Paese non ha diffuso notizie ufficiali, ma diverse fonti mediatiche hanno parlato di un incontro del governo israeliano svoltosi il 16 febbraio, definito una “sessione di sicurezza di emergenza”, volta a discutere di “una delicata questione umanitaria legata alla Siria” e che aveva a che fare anche con la Russia. Secondo fonti israeliane, negli ultimi giorni diversi rappresentanti di Mosca e Tel Aviv, tra cui il premier Benjamin Netanyahu e il presidente Vladimir Putin, hanno tenuto colloqui telefonici, in cui Israele avrebbe chiesto assistenza per questioni “umanitarie” riguardanti la Siria. In tale quadro si colloca altresì una visita a Mosca del consigliere per la sicurezza nazionale israeliano, di cui è stata data notizia poco dopo l’annuncio dello scambio dei prigionieri. Tuttavia, non sono stati diffusi ulteriori dettagli in merito.

Come spiegato dal quotidiano al-Arab, al momento non è possibile stabilire se lo scambio di prigionieri tra Damasco e Israele possa essere incluso in un processo più ampio volto a ristabilire la fiducia tra le parti e a raggiungere un accordo inclusivo. Tuttavia, passare dal livello umanitario a quello militare e di sicurezza, secondo alcuni, risulta essere complesso in quanto bisogna tener conto di questioni regionali, tra cui la presenza dell’Iran in Siria, alla base delle ripetute “aggressioni israeliane” contro i territori siriani. Pertanto, non è da escludersi l’ipotesi secondo cui si tratti di intese riguardanti soltanto questioni umanitarie.

Ad ogni modo, negli ultimi due anni, la Russia, alleata di Damasco nel perdurante conflitto scoppiato il 15 marzo 2011, ha contribuito al rilascio di quattro siriani detenuti da Israele, liberati in cambio della restituzione dei resti di un soldato israeliano che era stato dichiarato disperso dopo una battaglia contro le forze siriane in Libano risalente al 1982. Al contempo, stando a quanto riferito da Asharq al-Awsat, oltre ai corpi dei soldati israeliani morti nella battaglia di Sultan Yacoub, Tel Aviv chiede anche la restituzione dei resti della spia israeliana Eli Cohen, giustiziata a Damasco nel 1965. Non da ultimo, la Russia si è detta disposta a mediare per “risolvere il mistero” legato al pilota israeliano Ron Arad, fatto prigioniero in Libano e dichiarato scomparso dopo che il suo aereo è stato abbattuto nel 1986.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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