Siria: estesa la tregua a Idlib, ma le tensioni continuano

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 9:47 in Medio Oriente Siria

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I partecipanti ai colloqui di Astana, svoltisi a Sochi il 16 e 17 febbraio, hanno concordato di estendere la tregua nel governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria. Nel frattempo, il Paese continua a far fronte alla minaccia dello Stato Islamico e a tensioni in diverse regioni.

Al termine del quindicesimo round dei colloqui di Astana, incentrati sulla crisi siriana, i Paesi garanti, ovvero Turchia, Iran e Russia, hanno ribadito il proprio impegno a salvaguardare la sovranità, l’integrità territoriale e la sicurezza della Siria, evidenziando la necessità di rispettare tali principi e di cooperare per eliminare le organizzazioni terroristiche attive nel Paese. A tal proposito, Ankara, Mosca e Teheran si sono dette determinate a contrastare il terrorismo in tutte le sue forme e a far fronte ai piani dei gruppi secessionisti che minano la sovranità e l’integrità siriana, minacciando altresì la sicurezza dei Paesi vicini. In tale quadro, i tre garanti hanno messo in luce l’intensificarsi degli attacchi terroristici in Siria, che hanno causato, tra gli altri, la morte di innocenti, e hanno concordato di continuare a collaborare per affrontare i gruppi terroristici e le organizzazioni legate all’ISIS o ad al-Qaeda, al fine di salvaguardare la vita dei civili e le loro infrastrutture, in linea con il Diritto internazionale umanitario.

Inoltre, così come preannunciato, è stata estesa la tregua nella regione Nord-occidentale di Idlib. Si tratta dell’ultima enclave posta sotto il controllo dei ribelli, dove, il 5 marzo 2020, Ankara e Mosca hanno concordato un cessate il fuoco, volto a porre fine alla violenta offensiva dei mesi precedenti e a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. Anche per il Nord-Est siriano è stata ribadita la necessità di raggiungere sicurezza e stabilità a lungo termine, ma ciò potrà essere realizzato solo preservando la sovranità del Paese, e rifiutando quei tentativi di chi prova a creare nuove realtà “con il pretesto di combattere il terrorismo”. Il riferimento implicito, in tal caso, è agli Stati Uniti, più volte accusati di stare saccheggiando le risorse petrolifere siriane, a danno della Siria stessa. Non da ultimo, sono stati condannati i perduranti attacchi di Israele contro i territori siriani, considerati una chiara violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, oltre che una minaccia a livello regionale.

Ad oggi, il conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, non può dirsi concluso. Ad acuire l’instabilità del Paese vi è la perdurante minaccia terroristica, posta altresì da cellule dello Stato Islamico tuttora attive. A tal proposito, il 17 febbraio, è stata riportata la morte di 4 membri dell’esercito affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, uccisi nel corso di violenti scontri verificatisi nei pressi di al-Sukhnah, nell’area desertica di Homs. Questi hanno fatto seguito a un’imboscata tesa da membri dell’ISIS a veicoli militari delle forze di Damasco, mentre viaggiavano sulla strada che collega la capitale siriana e Deir Ezzor. L’episodio ha avuto luogo in un momento in cui gli aerei di Mosca hanno interrotto le proprie operazioni nella regione di Badia per 48 ore, dopo aver condotto circa 10 attacchi aerei. Tuttavia, il 15 febbraio è stata riportata l’uccisione di 11 membri delle forze del regime e militanti ad esse fedeli, mentre almeno altri 10 sono rimasti feriti nel corso delle operazioni condotte tra Deir Ezzor e Homs. In tal modo, il bilancio delle vittime provocate dallo Stato Islamico dall’inizio di febbraio continua a salire, includendo 41 membri delle forze di Assad e dei gruppi affiliati.

Ad Aleppo, invece, le forze turche sono state accusate di aver condotto un bombardamento, nella sera del 17 febbraio, nei pressi di un campo profughi. Stando a quanto riportato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), le forze turche di stanza alla base di Kiljibrin hanno bombardato le vicinanze del villaggio di Tal Qarah e le vicinanze del campo di Sardam, situati all’interno delle aree poste sotto il controllo delle forze curde, nella periferia Nord di Aleppo. A detta del SOHR, non sono state registrate perdite in termini di vite umane ma danni materiali. Al contempo, ha riferito l’Osservatorio, sono stati monitorati attacchi missilistici condotti dalle forze curde contro il villaggio di Kafr Kalbin, situato nel Nord-Est di Aleppo, dove sono stanziate le fazioni filoturche. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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