Nigeria: possibile stato di emergenza

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 19:17 in Africa Nigeria

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Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, è stato esortato sia dalla società civile sia dal Senato a dichiarare lo stato di emergenza a seguito dell’insicurezza che dilaga nel Nord del Paese.

Secondo All Africa, subito dopo il rapimento degli studenti del Government Science College Kagara, avvenuto il 17 febbraio nello Stato del Niger, il Senato ha chiesto al presidente Buhari di prendere urgentemente delle misure per contrastare la situazione di instabilità e di violenza. La camera alta ha anche invitato il presidente a prendere in considerazione le raccomandazioni, risalenti al 17 marzo 2020, del comitato ad hoc del Senato che si occupa delle problematiche relative alla sicurezza della Nigeria.

Durante la plenaria, il senatore Mohammed Sani Musa ha presentato una mozione intitolata “Abduzione di studenti e insegnanti del Government Science School Kagara: urgente necessità di agire”. Musa ha dichiarato nella mozione che gli uomini armati, responsabili del sequestro, erano vestiti con uniformi militari quando hanno attaccato la scuola. Inoltre, ha aggiunto che i numeri esatti di persone rapite e uccise è ancora in via di accertamento. Il senatore ha annunciato che le forze di sicurezza sono riuscite a rilevare le coordinate della zona in cui sono stati portati gli studenti e che stanno tracciando i movimenti del gruppo di criminali. Inoltre, Musa ha confermato che sono stati dispiegati aerei militari per rintracciare la posizione degli ostaggi. 

Il presidente del Senato, Ahmad Lawan, ha annunciato: “Consapevole che la Costituzione della Repubblica Federale della Nigeria stabilisce che il benessere e la sicurezza dei cittadini sono la responsabilità primaria del Governo, quest’ultimo ha il dovere di proteggere il suo popolo”. Nelle sue osservazioni, Lawan ha sottolineato la necessità che le agenzie di sicurezza nigeriane collaborino con i Governi statali. In particolare, dovrebbero concentrarsi sulle scuole che si trovano nella parte settentrionale del Paese, ovvero la zona più colpita da rapimenti. Inoltre, Lawan ha aggiunto che, a suo avviso, il settore della sicurezza della Nigeria è caratterizzato da personale e finanziamenti inadeguati.

Secondo il quotidiano The Daily Trust, Amnesty International (AI), un’organizzazione internazionale che tutela i diritti umani, ha condannato il rapimento degli studenti di Kagara, sottolineando che gli attacchi alle scuole minano il diritto all’istruzione. Osai Ojigho, il direttore di AI Nigeria, ha esortato il Governo federale ad assicurare alla giustizia i responsabili del sequestro, aggiungendo che “’l fatto che questo attacco sia avvenuto soltanto tre mesi dopo un incidente simile in una scuola a Kankara, nello Stato di Katsina, dimostra che le autorità non stiano facendo abbastanza per proteggere la popolazione”.

Nella sua dichiarazione, Ojigho ha aggiunto che “le scuole dovrebbero essere luoghi sicuri e che nessun bambino dovrebbe scegliere tra la sua istruzione e la sua vita”. Il direttore ha informato che molti studenti nel Nord della Nigeria hanno dovuto abbandonare gli studi a seguito di attacchi e sequestri del genere. A detta di Ojigho, anche molti insegnanti sono stati costretti a fuggire, danneggiando così il sistema educativo del Paese.

In conclusione, il direttore di Amnesty International Nigeria ha ricordato che gli attacchi alle scuole sono gravi violazioni del diritto umano internazionale. Questi minano il diritto all’istruzione di migliaia di studenti nel Nord della Nigeria. Ojigho ha sollecitato il Governo a prendere delle misure drastiche ed efficienti al fine di impedire le attività di questi gruppi criminali per garantire i diritti della popolazione e in particolare, dei giovani.

Secondo un rapporto redatto dall’International Crisis Group (ICG), le cause della violenza nel Nord-Ovest della Nigeria sono complesse e interconnesse. Alla radice, la crisi relativa alla sicurezza della regione deriva da una lunga competizione per la terra e le risorse idriche tra i pastori Fulani e gli agricoltori Hausa, entrambi i quali nel tempo hanno mobilitato gruppi armati, anche noti come “banditi” o “vigilantes”, per proteggersi. Il degrado ambientale legato al cambiamento climatico e la forte crescita della popolazione hanno intensificato questa lotta. Inoltre, a causa dell’incremento del commercio di armi leggere e di piccolo calibro nell’area, sono proliferate molte bande organizzate che operano da foreste non governate. Questi gruppi effettuano principalmente furti di bestiame, rapimenti per riscatto, rapine a mano armata e saccheggio dei villaggi. Ad oggi, è sempre più comune la collaborazione tra i cosiddetti banditi e i gruppi jihadisti.

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Julie Dickman

 

di Redazione