La Grecia protesta contro il Navtex della Turchia

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 19:21 in Grecia Turchia

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La Grecia ha criticato la Turchia per il dispiegamento della nave da ricerca Cesme nel Mar Egeo, definendo la mossa “inutile” e in contrasto con il “sentimento positivo” che si era creato tra i due Paesi.

Ankara e Atene, entrambi membri della NATO, stanno cercando di riprendere i colloqui esplorativi per risolvere una disputa marittima di lunga data nel Mediterraneo orientale. Il Navtex emesso dalla Marina turca, lunedì 15 febbraio, rischia tuttavia di ostacolare l’andamento dei negoziati. La nave da ricerca Cesme condurrà indagini idrografiche nella zona di mare tra le isole greche di Limnos, Skyros e Alonnisos da oggi, giovedì 18 febbraio, fino al 2 marzo. Le attività, hanno aggiunto i funzionari turchi, saranno limitate alla superficie del mare, dal momento che la nave non poserà i suoi cavi nel fondale. La zona interessata dalla ricerche costituisce un’area di acque internazionali in cui entrambe le parti hanno potenziali interessi.

“È una mossa inutile che non aiuta il sentimento positivo”, ha detto ai giornalisti il portavoce del governo greco, Christos Tarantilis, durante una conferenza stampa, il 18 febbraio. Il Ministero degli Esteri ha altresì presentato una denuncia verbale, specificando che il suddetto Navtex sarebbe illegale in quanto emesso senza una reale giurisdizione in materia.

Dopo una pausa di cinque anni e mesi di tensione per via di contrastanti rivendicazioni energetiche nel Mediterraneo orientale e nell’Egeo, i funzionari greci e turchi si sono incontrati ad Istanbul, il 25 gennaio, per discutere della delimitazione delle rispettive zone marittime. Il vertice si è concluso dopo poche ore e i due Paesi, in disaccordo su una serie di questioni di lunga data, compresa l’estensione delle loro piattaforme continentali e la situazione politica di Cipro, hanno deciso di incontrarsi prossimamente ad Atene. La Grecia ha inviato una lettera ad Ankara suggerendo che i colloqui possano riprendere a inizio marzo, in vista di un vertice dei leader europei dove, tra le altre cose, si parlerà anche di ipotetiche sanzioni contro la Turchia. Il governo ellenico attende ora una risposta della controparte turca, secondo quanto comunicato ai giornalisti dal portavoce del Ministero degli Esteri greco, Alexandros Papaioannou.

Tra il 2002 e il 2016 sono stati compiuti pochi progressi verso la normalizzazione delle relazioni greco-turche, nonostante siano stati organizzati almeno 60 cicli di colloqui. Uno degli ostacoli alla risoluzione della controversia ruota intorno alla questione di quali temi le due parti siano disposte a discutere. La Turchia vorrebbe affrontare un programma ampio che includa la smilitarizzazione delle isole greche dell’Egeo orientale. Il governo di Ankara contesta inoltre alla Grecia la proprietà di almeno 18 di quelle isole, che chiama “zone grigie”, e ha persino chiesto una revisione del Trattato di Losanna del 1923, in base al quale è stata stabilita la maggior parte dei confini della Turchia moderna. La Grecia, al contrario, vorrebbe un’agenda più ristretta che non metta in discussione il diritto all’estensione di 12 miglia nautiche delle sue acque territoriali nell’Egeo, nell’ambito dell’UNCLOS, ovvero la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Atene e Ankara si sono trovate sull’orlo di uno scontro militare ad agosto del 2020, dopo che la Turchia aveva inviato la sua nave da ricognizione sismica, la Oruc Reis, insieme ad una piccola flotta navale, nelle acque del Mediterraneo orientale, rivendicate dalla Grecia, per compiere le sue esplorazioni di idrocarburi. Il governo ellenico considera quella porzione di mare come parte della sua piattaforma continentale e della sua Zona economica esclusiva (ZEE). La Turchia, tuttavia, contesta queste rivendicazioni. Sebbene le ZEE non comportino la stessa sovranità assoluta che prevedono le acque territoriali, consentono agli Stati costieri di esercitare i diritti sovrani di esplorazione e sfruttamento delle risorse minerarie, di cui il Mediterraneo orientale abbonda. La possibilità di un scontro aveva allarmato sia la NATO sia l’Unione Europea. 

Ankara dichiara di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma sostiene che la sua zona marittima sia racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per il governo turco, che rivendica quelle acque come proprie.

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Chiara Gentili

di Redazione

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