Ecuador: il riconteggio dei voti è sospeso

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 6:40 in America Latina Ecuador

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Il Consiglio elettorale nazionale dell’Ecuador ha sospeso il riconteggio dei voti emersi dopo il primo turno delle elezioni presidenziali. La verifica era stata chiesta dal candidato indigeno di sinistra, Yaku Perez, il quale aveva messo in discussione la trasparenza delle votazioni. La sospensione è stata decisa dopo che i cinque membri del Consiglio non sono riusciti a raggiungere la maggioranza a favore della richiesta di Perez. Due hanno votato a favore, uno contro, uno si è astenuto e l’ultimo era assente.

“Questa sessione plenaria del Consiglio nazionale elettorale, purtroppo, non risponde alla richiesta, né approva o nega il rapporto presentato nell’area tecnica sulla richiesta di riconteggio”, ha affermato la presidente del Consiglio, Diana Atamaint. La verifica dei voti sarebbe dovuta avvenire in 17 delle 24 province del Paese e avrebbe riguardato circa sei milioni di schede, ovvero circa il 45% degli elettori registrati in Ecuador.

Alle elezioni presidenziali del 7 febbraio, Perez ha ottenuto il 19,38% dei consensi, con un distacco di soli 33.000 voti dal suo secondo rivale, l’ex banchiere di destra, Guillermo Lasso, 65 anni, il quale aveva comunque appoggiato la richiesta di riconteggio. In testa a tutti i candidati c’è il progressista Andrés Arauz, che ha ottenuto il 32,7% dei voti, collocandosi al primo posto e assicurandosi la presenza al secondo turno, che si dovrebbe tenere l’11 aprile. Il 36enne Arauz, della lista Unione nazionale per la Speranza (UNES), è un protetto dell’ex presidente socialista Rafael Correa.

Perez sostiene che durante le votazioni siano stati commessi brogli e frodi per fare in modo che rimanesse fuori dal ballottaggio. “Non ci sconfiggeranno, non ci annienteranno, la resistenza continua. Oggi il consiglio elettorale ha preso una decisione che è rimasta nel limbo”, ha detto il candidato indigeno dopo l’annuncio della Atamaint. I gruppi che sostengono Perez hanno organizzato manifestazioni in suo sostegno, mercoledì 17 febbraio, e una marcia a Quito per denunciare la presunta frode contro il loro candidato.

Il mandato del presidente in carica, Lenin Moreno, terminerà il 24 maggio. L’Organizzazione degli Stati americani ha sollecitato il Consiglio a “garantire il rispetto del calendario elettorale” per assicurare che il ballottaggio di aprile si svolga nei tempi previsti. Sia Lasso sia Pérez hanno affermato di essere al secondo turno. Il secondo lo ha fatto prima che i risultati preliminari del CNE fossero noti, composti per il 90% da un conteggio rapido, il secondo dopo quei risultati, che ha descritto come “confusionari”.

Un folto gruppo di 16 candidati ha partecipato alle ultime elezioni presidenziali, svoltesi in mezzo al malcontento diffuso per la gestione nazionale della pandemia COVID-19 e per la recessione economica legata al coronavirus. L’Ecuador ha registrato più di 267.000 casi di coronavirus e più di 15.100 decessi legati all’epidemia, fino ad oggi, secondo i dati diffusi dalla Johns Hopkins University.

Più di 13 milioni di ecuadoriani sono stati chiamati alle urne per decidere il successore del presidente Lenín Moreno. Le elezioni, però, hanno avuto una chiave più legata al passato che al futuro. Il voto supponeva una decisione sostanziale sul capitolo della storia del Paese andino aperto dall’ex presidente Correa. Secondo i sondaggi pre-elettorali, la battaglia per raggiungere il Palazzo Carondelet era in pratica limitata a due tendenze antagoniste: il ritorno del correísmo contro l’opzione di cambiamento verso un modello neoliberista. La forza politica di cui ancora gode l’ex presidente Correa ha spinto Arauz al secondo turno. Ma se l’alleanza Unione per la Speranza, nuova sigla del Correismo, non riceverà il sostegno della maggioranza degli elettori ad aprile, il suo leader dovrà aspettare altri quattro anni per cercare di modificare due questioni chiave che lo riguardano. In primo luogo, non potrà entrare in territorio ecuadoriano senza rischiare di essere imprigionato e, in secondo luogo, non potrà “recuperare la patria”, come dichiarava la candidatura di Arauz, dal “tradimento” del suo ex delfino Lenín Moreno.

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Chiara Gentili

di Redazione

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