Cambogia: il governo controlla Internet

Pubblicato il 18 febbraio 2021 alle 19:04 in Asia Cambogia

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Il governo della Cambogia ha pubblicato un decreto, il 17 febbraio, con il quale sarà istituito un gateway Internet nazionale che consentirà il controllo e il monitoraggio del traffico online da parte delle autorità.

Secondo quanto affermato nel decreto, lungo 11 pagine, tale mossa è stata necessaria per contribuire alla salvaguardia della sicurezza nazionale e a preservare l’ordine sociale.  In base a quanto stabilito, gli operatori del gateway sosterranno le autorità cambogiane con misure per prevenire e disconnettere tutte le connessioni alla rete che danneggino le entrate nazionali, la sicurezza, l’ordine sociale, la moralità, la cultura, le tradizioni e gli usi.

Una volta che il decreto sarà entrato in vigore, tutto il traffico Internet del Paese, anche quello proveniente dall’estero, sarà trasmesso tramite un unico portale gestito da un’autorità di controllo nominata dal governo. I fornitori di servizi internet avranno 12 mesi di tempo per reindirizzare le proprie reti verso il gateway unico dal suo lancio, per il quale non è stata ancora annunciata una data esatta. I fornitori di servizi Internet che non si connetteranno a tale mezzo sarà sospesa la licenza e saranno bloccati i conti bancari.

Tra le nuove regole che saranno imposte ai fornitori di servizi internet vi sarà quella di far completare schede online agli utenti con le loro identità corrette. Il governo cambogiano, oltre a controllare i contenuti degli utenti potrà poi scegliere se spegnere l’accesso ad internet a certe persone, nel caso di proteste di massa o altri fenomeni di disturbo sociale.

Secondo The Diplomat, per il Partito del popolo cambogiano (CPP) al potere, tutto ciò significherebbe restringere le voci di dissenso politico, soprattutto quelle degli opponenti di lunga data e sarebbe un sistema simile alla cosiddetta Great Firewall, la grande muraglia digitale, della Cina. Quest’ultima è diventata nel tempo un partner primario per la Cambogia e per il primo ministro Hun Sen, soprattutto alla luce del suo progressivo allontanamento dai governi dei Paesi occidentali che hanno più volte contestato la repressione dell’opposizione del leader cambogiano.

Nel mese di luglio 2013, il boom nell’utilizzo di internet e della piattaforma online Facebook in Cambogia avevano contribuito all’ascesa elettorale del Partito per il Salvataggio nazionale della Cambogia (CNRP), che aveva guadagnato una fetta importante dell’elettorato del CPP. Da allora, quest’ultimo avrebbe adottato più iniziative per far sì che ciò non si ripetesse. Alla fine del 2017, un tribunale controllato dal CPP aveva abolito il CNRP, mandando in esilio la maggior parte dei suoi leader. Allo stesso tempo, era stata avviata una campagna di repressione della società civile e della stampa indipendente. Parallelamente alla repressione del CNRP, nel 2015, era stata imposta anche una legge sulle telecomunicazioni che aveva garantito alle autorità di avere un ampio margine di potere nel richiedere i dati degli utenti internet ai fornitori del servizio. Oltre a questo, più persone sono state bersaglio di ritorsioni dopo aver espresso critiche e lamentele online.

Secondo The Diplomat, la misura adottata il 17 febbraio dall’esecutivo cambogiano non sarebbe stata inaspettata, in quanto sarebbe proprio tramite Internet che l’opposizione in esilio si starebbe riorganizzando e comunicherebbe con i propri sostenitori nel Paese.

Il vice direttore di Human Rights Watch Asia, Phil Robertson, intanto ha criticato la mossa definendola “un duro colpo alla libertà di internet e al commercio online”. Anche Amnesty International ha poi definito il nuovo decreto della Cambogia “un disastro per i diritti umani”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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