USA: approvata una vendita di armi all’Egitto da 197 milioni

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 12:50 in Egitto USA e Canada

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Il 16 febbraio, l’amministrazione del presidente Joe Biden ha annunciato di aver approvato una vendita di missili per 197 milioni di dollari all’Egitto. Intanto, il governo egiziano viene accusato di detenzione arbitraria a fini intimidatori di due familiari di un cittadino statunitense. 

Secondo quanto riferito dalla CNN, l’approvazione della vendita di armamenti arriva lo stesso giorno della denuncia di abusi da parte del governo egiziano ai danni dei familiari di un attivista per i diritti umani egiziano-statunitense, che vive negli USA. Il caso in questione vede come protagonista Mohamed Soltan e la sua organizzazione umanitaria, la Freedom Initiative. Secondo l’uomo, le case dei suoi parenti sono state perquisite e due dei suoi cugini che vivono in Egitto sono stati arrestati senza ragione, per cercare di intimidire l’uomo e costringerlo a fermare la sua campagna umanitaria. Il suo avvocato, Eric Lewis, ha dichiarato che Soltan sta richiamando l’attenzione “sull’impunità e sul disprezzo per i diritti umani dell’attuale regime egiziano”. Durante una conferenza stampa del 16 febbraio, il portavoce del Dipartimento di Stato degli USA, Ned Price, ha dichiarato che le autorità competenti stanno valutando la situazione denunciata da Soltan. “Abbiamo coinvolto e continuiamo a coinvolgere il governo egiziano sulle questioni relative ai diritti umani e prendiamo sul serio tutte le accuse di arresto o detenzione arbitraria”, ha affermato Price. “Porteremo i nostri valori con noi in ogni relazione che stringiamo in tutto il mondo. Ciò include i nostri stretti partner per la sicurezza. Ciò include l’Egitto”, ha aggiunto.

Tuttavia, lo stesso 16 febbraio, la stampa statunitense ha fatto riferimento ad un comunicato stampa del Dipartimento di Stato in cui si rende nota l’approvazione della vendita di missili “rolling airframe” realizzati dalla compagnia statunitense Raytheon, richiesti dalla Marina egiziana. Secondo le autorità statunitensi che hanno annunciato la notizia, la proposta di vendita dei missili e delle relative apparecchiature “sosterrà la politica estera e la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, contribuendo a migliorare la protezione di un Paese importante, un non-alleato della NATO, che continua ad essere un rilevante partner strategico in Medio Oriente”. La vendita andrà a beneficio delle navi Fast Missile Craft della Marina egiziana e fornirà capacità di difesa area significativamente migliorate per le aree costiere dell’Egitto e nel Canale di Suez. La decisione di approvare la vendita delle armi al Cairo continua a suscitare dubbi tra i sostenitori della tutela dei diritti umani, considerato il fatto che l’amministrazione Biden ha più volte sottolineato l’importanza di ripristinare l’attenzione su tale tema nella politica estera degli USA.

A tale proposito, il 27 gennaio, la nuova amministrazione aveva messo in pausa le vendite di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (EAU) autorizzate dall’ex presidente, Donald Trump, il 20 gennaio, durante il suo ultimo giorno in carica. Il 27 gennaio, in una conferenza stampa, il segretario di Stato di Biden, Antony Blinken aveva affermato che gli accordi nel settore della Difesa erano “in via di revisione”, facendo riferimento anche all’intesa firmata dagli Emirati Arabi Uniti (EAU) per l’acquisto di 50 jet F-35 Joint Strike Fighter e 18 droni armati. Biden, che aveva prestato giuramento lo stesso 20 gennaio, durante la campagna elettorale aveva promesso che il suo Governo avrebbe “rivalutato” le relazioni di Washington con gli EAU e l’Arabia Saudita, sostenendo il blocco alle vendite di armi statunitensi verso i due Stati del Golfo, a causa del loro coinvolgimento nella guerra civile in Yemen. 

Tuttavia, la posizione verso l’Egitto appare più conciliante, nonostante il Governo di Abdel Fattah el-Sisi sia stato accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Secondo un rapporto dello stesso Dipartimento di Stato degli USA, del 2019, relativo alle pratiche in materia di diritti umani in Egitto, gli abusi dell’esecutivo del Cairo includevano “uccisioni illegali o arbitrarie, uccisioni extragiudiziali da parte del governo o dei suoi agenti e gruppi terroristici; sparizioni forzate; tortura; detenzione arbitraria; condizioni carcerarie dure e pericolose per la vita; detenzione di prigionieri politici; interferenza arbitraria o illegale con la privacy; gravi forme di restrizioni alla libertà di espressione, alla stampa e ad Internet, arresti o procedimenti contro giornalisti, censura, blocco di siti web; sostanziale interferenza con i diritti di riunione pacifica e libertà di associazione e leggi eccessivamente restrittive che regolano le organizzazioni della società civile; restrizioni alla partecipazione politica; violenza contro le minoranze religiose; violenza contro persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali (LGBTI); uso della legge per arrestare e perseguire arbitrariamente le persone LGBTI”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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