Tunisia: i rifiuti italiani ritornano in Campania

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 16:09 in Italia Tunisia

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Nella cornice del cosiddetto “scandalo dei rifiuti”, che ha visto coinvolta anche l’Italia, la Tunisia ha ottenuto dalle autorità italiane un impegno ufficiale a recuperare i propri rifiuti esportati illegalmente entro un termine non superiore a 90 giorni.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, si tratta di un risultato ottenuto a seguito delle forti pressioni esercitate dalla società civile tunisina, la quale ha impedito che le 12.000 tonnellate di rifiuti italiani, destinate all’azienda tunisina Soreplast per il trattamento e il recupero dei materiali, venissero scaricate nelle discariche del Paese Nord-africano.

La questione ha avuto inizio il 2 novembre 2020, quando il canale tunisino “El-Hiwar Ettounsi”, nel corso del programma televisivo “Le quattro verità”, ha rivelato l’esistenza di un contratto tra un’azienda tunisina, con sede a Sousse, e una società italiana, successivamente rivelatasi essere la SRA Campania, con sede nella provincia di Salerno. Tale accordo prevedeva il trasferimento di 120 tonnellate di rifiuti l’anno dall’Italia alla Tunisia, in cambio di circa 48 euro per ogni tonnellata importata. Stando a quanto riferito da fonti tunisine, dall’Italia sarebbero state esportate in Tunisia 70 container con circa 120 tonnellate di rifiuti, mentre più di altri 200 container sono stati depositati presso il porto di Sousse, in attesa di essere smistati.

I rifiuti in questione sono di varia natura, ma includono altresì rifiuti ospedalieri, il che viola le norme vigenti in Tunisia, sia nazionali sia internazionali. Nello specifico, Tunisi ha classificato i rifiuti tuttora depositati nel Paese come pericolosi, per i quali vige il divieto di introduzione transfrontaliera, secondo la Convenzione di Basilea. Inoltre, secondo quanto riportato dal direttore dell’Agenzia nazionale per la gestione dei rifiuti, Bashir Yahya, l’azienda di Sousse coinvolta ha sì ottenuto licenze, nel mese di maggio 2020, ma per ricevere e trattare rifiuti di plastica da riciclare. Pertanto, i rifiuti ricevuti dall’Italia non corrispondono alla tipologia per cui la compagnia era stata autorizzata ad operare. Per tale motivo, già tra giugno e luglio 2020, la Dogana aveva sequestrato 70 container “grandi” e successivamente altri 212, con l’intento di trasferirli nuovamente in Italia.

Stando a quanto riferito da al-Araby al-Jadeed, in un comunicato diffuso il 17 febbraio, il Ministero dell’Ambiente tunisino ha affermato che le autorità regionali della Campania, il 9 dicembre, hanno emanato una decisione che impone alla società italiana di riprendersi i propri rifiuti entro un termine non superiore a novanta giorni, ovvero entro il 9 marzo prossimo, in linea con quanto stabilito dalla Convenzione di Basilea. In caso di rifiuto da parte dell’azienda campana, le autorità italiane, a detta delle fonti governative tunisine, si sono dette pronte a intervenire e a spedire i rifiuti al Paese esportatore.

Come riportato dal quotidiano in lingua araba, l’impegno di Roma nei confronti di Tunisi giunge a seguito di un lungo percorso, che ha visto la SRA Campania fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale, chiedendo la sospensione della decisione emanata. Il Tar, da parte sua, si è rifiutato di occuparsi del caso, affermando di non avere competenza. Quando è coinvolto anche uno Stato straniero che ha aderito alla Convenzione di Basilea, è stato precisato dall’autorità giudiziaria, bisogna ricorrere a un arbitro o, in alternativa, alla Corte Internazionale di Giustizia. Sebbene l’azienda campana abbia affermato di aver agito secondo la legge, le autorità italiane hanno, invece, ammesso la sua colpevolezza, e hanno esortato SRA ad assumersi le proprie responsabilità, ritirando le tonnellate di rifiuti che si pensa possano emettere sostanze tossiche in un’area portuale abitata.

Un membro del Parlamento tunisino ha dichiarato ad al-Araby al-Jadeed che Tunisi ha ottenuto un risultato rilevante nella battaglia italiana sui rifiuti, ma vi è ancora strada da fare, considerato che l’azienda campana ha rivelato la sua intenzione di ricorrere alla Corte suprema italiana o al tribunale internazionale. Inoltre, è probabile che l’azienda si difenda per evitare ingenti perdite e risarcimenti, che potrebbero derivare dal processo di esportazione. Ad ogni modo, ha riferito il deputato, Tunisi non si arrenderà fino a quando non saranno rispediti indietro tutti i container di rifiuti.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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