Siria: 2 civili morti in un attacco nel governatorato di Aleppo

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 11:45 in Medio Oriente Siria

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Un poliziotto affiliato ai gruppi di opposizione e suo figlio sono morti a seguito di un attentato perpetrato nella città di al-Bab, nel Nord-Ovest della Siria, mercoledì 17 febbraio. Nel frattempo, si attendono i risultati dei colloqui di Astana.

Secondo quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, l’attacco non è stato ancora rivendicato e l’attentatore risulta essere sconosciuto. Tuttavia, la città di al-Bab, posta sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Siriano (ESL), assiste da tempo a uno stato di caos e a condizioni di sicurezza sempre più precarie. Secondo fonti locali, il poliziotto e il figlio sono stati aggrediti mentre si trovavano nei pressi di una clinica situata nel centro della città, poche ore dopo che la popolazione ha riferito di aver udito due forti esplosioni. Il giorno precedente, il 16 febbraio, un’altra persona è stata uccisa e altre 3 sono rimaste ferite a seguito dell’esplosione di un’autobomba nella medesima città. Stando a quanto riportato dal quotidiano, sono diversi gli attacchi perpetrati ad al-Bab contro le forze di sicurezza affiliate ai gruppi di opposizione e all’ESL, una forza armata che combatte contro l’esercito di Damasco legato al presidente Bashar al-Assad. Tra le vittime vi sono spesso stati anche civili e operatori nel campo mediatico.

Ad essere stati accusati sono i gruppi affiliati al governo siriano e le Syrian Democratic Forces (SDF), un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni, il cui braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Queste sono state allontanate da al-Bab a seguito delle diverse operazioni condotte dalla Turchia, la quale si oppone si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine siro-turco. A seguito dei ripetuti attacchi contro i gruppi di opposizione, sostenuti da Ankara, quest’ultima ha talvolta puntato il dito anche contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, classificata da alcuni Paesi, tra cui la Turchia e gli Stati Uniti, come un’organizzazione terroristica.

Parallelamente, il medesimo quotidiano ha riferito che, tra il 15 e il 16 febbraio, milizie alleate al governo siriano e sostenute dalla Russia hanno inviato rinforzi verso l’Est di Aleppo, ma non è chiaro quale sia la motivazione dietro tale mobilitazione. Stando a quanto specificato, centinaia di veicoli militari, circa 300, e quasi 1.200 soldati sono statti trasferiti dai fronti di combattimento nelle aree a Sud di Idlib, dall’area di Masyaf e da Hama verso le vicinanze della città di al-Bab, nella periferia orientale di Aleppo. A detta di fonti militari, non è da escludersi l’ipotesi secondo cui Damasco e Mosca vogliano intensificare la propria presenza nel governatorato di Aleppo, mentre sarebbe da escludersi l’ipotesi di una nuova operazione militare contro i gruppi di opposizione stanziati nella regione. A detta di alcuni analisti, invece, obiettivo del governo siriano potrebbe altresì salvaguardare il valico situato nelle vicinanze di al-Bab, probabilmente con l’intenzione di riaprirlo e riprendere lo spostamento di merci e persone.

Tali sviluppi si collocano nel quadro di un perdurante conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. In tale quadro, per il 17 febbraio è attesa la conclusione del quindicesimo round dei cosiddetti colloqui di Astana, in corso nella città russa di Sochi, il cui obiettivo è trovare una soluzione permanente alla crisi in Siria, toccando altresì tematiche quali l’elaborazione di una costituzione per il “dopoguerra”, la transizione politica, la sicurezza e il ritorno dei rifugiati. Secondo fonti turche vicine alle discussioni, è probabile che i tre Paesi garanti, Turchia, Iran e Russia, annunceranno l’estensione della tregua nella regione Nord-occidentale di Idlib. Si tratta dell’ultima enclave posta sotto il controllo dei ribelli, dove, il 5 marzo 2020, Ankara e Mosca hanno stabilito un cessate il fuoco, volto a porre fine alla violenta offensiva dei mesi precedenti e a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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