L’impegno dell’Italia a supporto del G5 Sahel

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 17:15 in Africa Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 16 febbraio, il ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha partecipato, in modalità virtuale, al settimo Vertice dei Capi di Stato dei Paesi del G5 Sahel (Mauritania, Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad) insieme agli altri principali partner internazionali e regionali del gruppo.

Nel suo intervento, il rappresentante della Farnesina ha confermato il crescente impegno dell’Italia a favore della stabilizzazione della regione, sottolineando il recente ampliamento della nostra rete diplomatica in Niger e Burkina Faso e della prossima apertura di Ambasciate in Mali e in Ciad. Il ministro italiano ha inoltre assicurato il sostegno di Roma alla Coalizione per il Sahel, evidenziando l’importanza di bilanciare le azioni di contrasto al terrorismo con il rispetto dello stato di diritto e dei diritti umani nell’area, grazie ad interventi volti a favorire uno sviluppo sostenibile e inclusivo. In risposta all’intervento di Di Maio, il presidente del Ciad, Idriss Déby, ha ringraziato l’Italia per l’impegno profuso sin dall’inizio della crisi saheliana e per l’apertura dell’ufficio di rappresentanza diplomatica nel suo Paese.

Confermando l’importanza del partenariato con i Paesi africani, il ministro italiano ha ricordato i principali appuntamenti internazionali dell’Italia nel corso del 2021, a cominciare dalla Presidenza del G20, durante la quale si terrà la Ministeriale Esteri, il 29 giugno, con una sessione dedicata nello specifico al continente africano. Inoltre, il 21 maggio, a Roma si terrà anche il Global Health Summit, in cui i Paesi di tutto il mondo discuteranno di come migliorare la lotta alla pandemia. Infine, Di Maio ha ricordato che il 7-8 ottobre si svolgerà la terza edizione della Conferenza Italia-Africa, sempre nella capitale italiana. L’iniziativa nel 2021 sarà dedicata ai temi climatici, proprio alla luce della co-presidenza italiana della Cop26.

Il vertice dell’alleanza militare del G5 Sahel si è tenuto il 15 e il 16 febbraio a N’Djamena, capitale del Ciad. La coalizione, composta dal Burkina Faso, dal Ciad, dal Mali, dal Mauritania e dal Niger, è stata istituita nel 2017 per far fronte all’insurrezione jihadista in Africa occidentale. All’incontro del 16 febbraio ha preso parte anche la Francia e, in tale occasione, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha escluso il ritiro immediato delle truppe francesi dalla regione del Sahel. Parigi, ex potenza coloniale, collabora con il G5 Sahel con l’operazione Barkhane, che conta attualmente 5.100 soldati francesi. Le parole del presidente francese arrivano dopo che, il 19 gennaio, Macron aveva annunciato di voler ritirare parzialmente le truppe a seguito di numerose vittorie contro i jihadisti. Di fatto, con l’operazione Bourrasque, effettuata tra il 28 settembre e il primo novembre 2020, le forze militari francesi e del G5 Sahel sono riuscite a bloccare le catene di approvvigionamento dei jihadisti, indebolendoli. Inoltre, secondo Africa News, le forze francesi hanno ucciso il leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), Abdelmalek Droukdel, così come un capo militare del Gruppo Jihadista di Sostegno all’Islam e ai Musulmani (JSIM) affiliato ad al-Qaeda.

Durante il vertice, il presidente francese ha dichiarato che i cambiamenti relativi al dispiegamento dei soldati dell’operazione Barkhane saranno fatti “quando sarà il momento”, sottolineando il fatto che nessun ritiro sarà effettuato nell’immediato. Macron ha poi continuato: “Modifiche del numero di militari risulteranno prima di tutto da una discussione collettiva con i nostri partner nel Sahel. Le decisioni si baseranno sui risultati ottenuti e sul grado di impegno dei nostri alleati”. A tale proposito, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha dichiarato, lo stesso16 febbraio, che Berlino non fornirà truppe per ulteriori missioni militari nel Sahel, respingendo le richieste della Francia. Maas ha specificato: “La Germania partecipa, contribuendo con molti soldati, a entrambe le missioni internazionali nel Sahel, ovvero alla European Union Training Missione (EUTM) e alla Missione Integrata per la Stabilizzazione in Mali delle Nazioni Unite (MINUSMA)”. Il ministro tedesco ha riferito che al momento la Germania non intende impegnarsi in ulteriori missioni anti jihadiste e che preferisce “concentrarsi” sulle quelle già in corso. 

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.