Libia: al-Sarraj pronto a garantire una “transizione graduale”

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 17:13 in Africa Libia

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Il primo ministro libico uscente, Fayez al-Sarraj, altresì capo del Consiglio presidenziale, ha confermato all’inviato speciale delle Nazioni Unite, Jan Kubis, che è pronto a garantire una “transizione graduale” del potere in Libia.

La dichiarazione è giunta mercoledì 17 febbraio, nel corso di un incontro, svoltosi nella capitale Tripoli, che ha visto protagonisti il premier al-Sarraj e il capo della Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL). Il primo ministro del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha colto l’occasione per chiedere a Kubis assistenza a livello tecnico e i mezzi necessari a garantire alla Libia di proseguire sul percorso politico delineato e giungere alle elezioni legislative e presidenziali programmate per il 24 dicembre 2021. Non da ultimo, è stato altresì richiesto alla Missione dell’Onu di coordinarsi con l’Alta Commissione Elettorale nelle operazioni di monitoraggio del processo elettorale, fino al suo completamento e all’approvazione dei risultati finali.

Da parte sua, Kubis si è congratulato con il suo interlocutore per l’operato svolto nei dieci anni che intercorrono dall’inizio della cosiddetta “rivoluzione del 17 febbraio”, che ha portato alla caduta di Muammar Gheddafi. Al contempo, al-Sarraj è stato elogiato per gli sforzi profusi sino ad ora, volti a portare sicurezza e stabilità in Libia. Nel corso dell’incontro del 17 febbraio, al-Sarraj e Kubis hanno preso in esame le tre piste delineate nel corso della Conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, ovvero “militare, politica ed economica”. Le due parti hanno convenuto sull’importanza di aderire alle decisioni prese nel corso della suddetta Conferenza e del più recente Forum di dialogo politico, dando priorità alla riconciliazione nazionale e all’unificazione delle istituzioni statali.

Il mandato del nuovo inviato dell’Onu ha avuto inizio l’8 febbraio, dopo che per mesi la Missione UNSMIL è stata diretta dall’inviata ad interim, Stephanie Williams, la quale ha guidato i delegati libici nelle prime mosse e iniziative a livello politico che hanno fatto seguito al cessate il fuoco. Questo è stato concordato ufficialmente il 23 ottobre 2020, in occasione del meeting del Comitato militare congiunto 5+5, il quale è formato da membri di entrambe le parti belligeranti che si sono affrontate per circa dieci anni sui fronti di combattimento libici, il GNA e l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Il governo di al-Sarraj è stato finora l’esecutivo ufficialmente riconosciuto dall’Onu in Libia, nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi Skhirat, firmati in Marocco e poi scaduti il 17 dicembre 2017. 

Kubis ha ribadito il suo impegno a creare una Libia stabile, prospera e unita, sulla base dei risultati positivi raggiunti fino al 5 febbraio a Ginevra, giorno in cui i 75 membri del Forum di dialogo politico hanno eletto Mohammad Younes Menfi, un diplomatico libico della regione orientale, come presidente del Consiglio presidenziale e Abdul Hamid Dbeiba nuovo primo ministro. Stando a quanto stabilito dal Forum stesso, i due guideranno il Paese Nord-africano in una fase di transizione, ovvero fino alle elezioni di dicembre. Il primo passo, ora, è formare la squadra governativa entro il 26 febbraio e votarne la fiducia in Parlamento, entro il 19 marzo. Nel caso in cui il futuro esecutivo non ottenga la fiducia del Parlamento, sarà nuovamente interpellato il Forum di dialogo politico. 

I percorsi politico ed economico hanno assistito a notevoli progressi, dalla nomina delle nuove autorità esecutive all’unificazione del bilancio. A livello militare, invece, vi è ancora un altro nodo da sciogliere, ovvero l’allontanamento delle forze e dei mercenari stranieri dal Paese, e, in particolare delle truppe turche. I gruppi stranieri, ai sensi dell’accordo, avrebbero dovuto abbandonare la Libia entro il 23 gennaio, ma tale scadenza non è stata ancora rispettata. Non da ultimo, il 22 dicembre 2020, Ankara, alleata del GNA nel corso del conflitto, ha esteso la sua missione in Libia per altri 18 mesi. Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, sono circa 20.000 i combattenti stranieri che sostano tuttora nel Paese Nord-africano, i quali si trovano prevalentemente nelle basi di Sirte, al-Jufra e al-Watiya.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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