India: possibile apertura ad alcuni investimenti cinesi

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 10:40 in Cina India

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L’India sarebbe pronta ad approvare alcune proposte d’investimento cinesi precedentemente bloccate nel corso delle prossime settimane, secondo quanto rivelato da tre funzionari del governo indiano in forma anonima a Reuters, il 16 febbraio. Tale decisione potrebbe essere un segnale di distensione nelle relazioni bilaterali, dopo che, negli ultimi mesi, hanno assistito ad un progressivo deterioramento sotto più aspetti.

Nel corso del 2020, parallelamente a tensioni di carattere militare, tra India e Cina erano cresciute anche le dispute in ambito economico-commerciale. Nuova Delhi, in particolare, aveva adottato cambiamenti alle proprie politiche sugli investimenti esteri in modo da porre limiti alla partecipazione cinese in progetti statali e da richiedere alle aziende cinesi intenzionate ad investire in India di essere sottoposte a revisioni governative. In particolare, secondo le modifiche in questione, gli investimenti provenienti da ogni Paese che condivide un confine terrestre con l’India avrebbero dovuto ottenere l’approvazione da parte del governo indiano.

Tale iniziativa aveva bloccato circa 150 proposte d’investimento cinesi, per un valore di oltre 2 miliardi di dollari, e, tra esse, è rientrata anche, ad esempio, l’acquisizione degli impianti di General Motors in India da parte dell’azienda cinese Great Wall Motors.

Secondo quanto dichiarato dai tre funzionari a Reuters, sulla base di una proposta che starebbe circolando internamente al governo indiano, l’India potrebbe iniziare ad approvare alcuni investimenti cinesi di tipo “greenfield”, ovvero attraverso la creazione di sussidiarie in loco, e consentirà solamente l’apertura a settori dai quali non dipenda la sicurezza nazionale indiana. In certi casi, poi, le autorità indiane starebbero altresì considerando la possibilità di non sottoporre alcuni investimenti cinesi al controllo statale. In particolare, gli investimenti in quote azionarie non superiori al 20% in settori “non a rischio” da parte di aziende provenienti da Paesi confinanti potrebbero riprendere automaticamente senza l’approvazione governativa.

L’annuncio informale del 16 febbraio è arrivato a circa una settimana dall’inizio della smobilitazione degli eserciti indiano e cinese lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra India e Cina, all’altezza del lago Pangong Tso, un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, come annunciato lo scorso 10 febbraio dal Ministero della Difesa cinese.

Tale zona, nel corso del 2020, è stata teatro di tensioni militari tra Pechino e Nuova Delhi così come lo sono state altre porzioni della LAC. In particolare, lo scorso 5-6 maggio, si erano verificati i primi scontri fisici tra i due eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim, nel settore centrale della LAC. Successivamente, il 15 giugno, un altro scontro era culminato nella morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh, nel settore occidentale della LAC. Nonostante la Cina non abbia fornito un numero esatto di caduti, l’episodio è stato l’incidente che ha causato il maggior numero di vittime tra i due eserciti dal 1967. In seguito, il 7 settembre, Nuova Delhi e Pechino si erano poi accusate reciprocamente di aver sconfinato nel territorio l’una dell’altra e di aver aperto il fuoco in segno di avvertimento, per la prima volta dal 1975, nella zona del lago Pangong Tso, violando un  accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996 che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC.

Oltre alle limitazioni agli investimenti cinesi, in seguito alle tensioni di confine, l’India ha anche bloccato varie applicazioni per smart phone di proprietà cinese.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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