Cina-USA: movimenti militari intorno alle Spratly e a Taiwan

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 9:12 in Cina Taiwan USA e Canada

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Una nave da guerra statunitense, la USS Russell ha solcato le acque del Mar Cinese Meridionale nei pressi delle isole Spratly, rivendicate dalla Cina, il 17 febbraio, eseguendo un esercizio di libertà di navigazione. Nella stessa giornata, Taiwan ha denunciato tre intrusioni nella propria zona di identificazione di difesa aerea da parte cinese e ha reso nota anche la presenza di aerei statunitensi.

Secondo quanto dichiarato dalla settima flotta della Marina statunitense, il transito del cacciatorpediniere USS Russell “ha affermato la libertà e i diritti di navigazione nelle isole Spratly, in ottemperanza alla legge internazionale”. Le isole dell’arcipelago delle Spratly sono rivendicate in toto dalla Cina e in parti diverse dal Vietnam, dalla Malesia, dalle Filippine, da Taiwan e dal Brunei. Al momento, tali isole sono parzialmente occupate da Vietnam, Cina, Malesia, Filippine e Taiwan e Pechino ne occupa militarmente 9 scogliere.

Di recente, gli USA hanno intensificato la propria presenza nelle acque del Mar Cinese Meridionale e le ultime attività simili a quelle del 17 febbraio risalgono allo scorso 9 febbraio, quando due portaerei statunitensi, la Theodore Roosevelt e la Nimitz, avevano condotto un’esercitazione militare nelle acque in prossimità delle isole Paracelso.

Parallelamente al transito della USS Russel, il 17 febbraio, aerei da guerra dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina sono entrati nella zona di identificazione di difesa aerea di Taiwan per tre volte. Allo stesso tempo, anche aerei militari dell’Aviazione statunitense di tipo RC-135 e KC-135 sarebbero entrati nella zona aerea taiwanese, nello Stretto di Bashi. Secondo alcuni media taiwanesi citati da Global Times, dall’inizio di febbraio 2021 gli aerei dell’EPL sarebbero entrati nello spazio aereo dell’isola per 14 giorni, dimostrando un atteggiamento aggressivo.

Sebbene la Cina non abbia ancora risposto alle ultime notizie, la sua posizione sulle denunce di intrusione aerea taiwanesi era stata esposta dal portavoce del Ministero della Difesa, Wu Qian. Quest’ultimo aveva affermato che le esercitazioni cinesi servissero a salvaguardare la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Cina, così come la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan. Lo stesso Wu, poi, lo scorso 28 gennaio, aveva lanciato un chiaro messaggio a Taipei affermando che, per la Cina, l’indipendenza di Taiwan significasse guerra.

Il Mar Cinese Meridionale, così come anche lo Stretto di Taiwan, sono argomenti riguardo ai quali si sono più volte accese tensioni tra gli USA e la Cina.

Per la seconda, la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale deriva da presupposti storici e, nello specifico, da una mappa pubblicata il primo dicembre 1947 dall’allora Repubblica di Cina e rivista nel 1953, in cui con nove tratti si delimitava la sovranità cinese sulle acque in questione, includendole pressoché per intero. Alla luce di tali rivendicazioni, Pechino ha, ad esempio, costruito isole artificiali e postazioni militari in più punti, provocando proteste da parte degli altri Paesi. Anche Taiwan rivendica pressoché in toto la sovranità sul Mar Cinese Meridionale mentre Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, ne reclamano solamente alcune parti. In tale quadro, gli USA hanno respinto le rivendicazioni di Pechino, accusandola di aver adottato un atteggiamento aggressivo nei confronti degli altri contendenti, e hanno promesso sostegno ai propri partner e alleati regionali per contrastare le azioni cinesi.

Per quanto riguarda, invece, la questione di Taiwan, la Cina considera l’isola una sua provincia, in base al principio “una sola Cina” che riconosce il solo governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, ma a Taipei, è presente un esecutivo autonomo e l’isola si definisce la Repubblica di Cina (ROC), sostenendo di essere un’entità statale separata dalla RPC. Dall’ascesa dell’attuale leader del governo di Taiwan, Tsai Ing-wen, a capo del Partito Progressista Democratico (PDD), nel 2016, Pechino ha tagliato i ponti con le istituzioni di Taipei in quanto Tsai, rieletta con un’ampia maggioranza alle ultime elezioni sull’isola l’11 gennaio 2020, ha sempre rifiutato di riconoscere il principio “una sola Cina”. Il governo di Pechino, da parte sua, ha più volte affermato di voler risolvere la questione di Taiwan, che rappresenta la sua maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico e non ha escluso la possibilità di farlo utilizzando la forza.

Al momento, a livello internazionale, il governo di Taipei è impegnato ad intensificare i propri rapporti con gli USA, suo maggior fornitore d’armi da difesa. Durante l’amministrazione dell’ex presidente, Donald Trump, Washington ha adottato più iniziative volte ad intensificare i propri legami con Taipei, nonostante, dal primo gennaio 1979, gli USA abbiano riconosciuto ufficialmente il governo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) di Pechino, rinunciando a riconoscere la legittimità del governo di Taiwan.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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