Caso Navalny: multa da 950.000 rubli e possibile intervento dell’ECHR

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 9:07 in Europa Russia

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Il 16 febbraio, il pubblico ministero russo incaricato di seguire il caso di Alexei Navalny, Ekaterina Frolov, ha chiesto di multare l’oppositore di 950.000 rubli, corrispondenti a quasi 11.000 euro, per le accuse di diffamazione nei confronti di un veterano di guerra. Parallelamente, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (ECHR) potrebbe intervenire nella vicenda per il rilascio del leader.

Secondo Frolov, Navalny avrebbe calunniato l’ex-soldato Ignat Artemenko, indicando che la vittima avesse ricevuto soldi per partecipare a una campagna promozionale a sostegno di alcuni emendamenti costituzionali. Tali azioni sono state considerate dal pm russo come un tentativo di destabilizzare la società, screditare il trionfo dell’URSS nella Grande Guerra Patriottica, e “parte di una campagna per distorcere la verità storica sulla vittoria del popolo russo nella guerra”.

Da parte loro, i legali di Navalny hanno insistito per la sua assoluzione. In particolare, l’avvocato Olga Mikhailov ha evidenziato che l’uomo non stesse calunniando la vittima, ma giudicando le persone che avevano preso parte al video leggendo il preambolo della Costituzione. Per l’infrazione, Frolov aveva richiesto 3 anni e 6 mesi di reclusione con una multa di 950.000 rubli. Tuttavia, la Corte Suprema ha respinto il caso, e ha insistito per una punizione separata solo sotto forma di ammenda.

Il 20 febbraio, il giudice del distretto 321 di Babylinsky, Vera Akimova, ha programmato una sessione in cui Navalny dovrebbe rilasciare la sua dichiarazione finale sul caso di diffamazione. Nella stessa giornata, è stata fissata anche l’udienza d’appello della difesa contro la decisione del tribunale di Simonovsky sulla questione “Yves Rocher”. Nel 2012, Navalny e suo fratello Oleg sono stati accusati di sovraccaricare Yves Rocher Vostok, una filiale della società francese di cosmetici, per servizi con la loro società di trasporti Glavpodpiskan. Prima della sentenza, la compagnia aveva ammesso di non aver subito alcun danno. Ciò nonostante, nel dicembre 2014 il tribunale russo ha comunque condannato i fratelli a 3 anni e 6 mesi l’uno. L’ordinanza su Alexei era stata sospesa ma, il 2 febbraio, l’uomo è stato di nuovo costretto a 2 anni e 8 mesi di carcere per presunte violazioni della libertà condizionale in relazione al caso “Yves Rocher”.

Una fonte vicina al Consiglio d’Europa ha riferito all’agenzia stampa russa Tass che l’istituzione vorrebbe chiedere la liberazione di Navalny attraverso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sulla base di misure provvisorie in conformità con l’Articolo 39 del Regolamento della Corte. Tuttavia, il Ministero di Giustizia della Federazione ha reso noto che non rilascerà l’oppositore in base ai provvedimenti dell’UE, in quanto ciò sarebbe un intervento flagrante nel funzionamento del sistema giudiziario di uno Stato sovrano. Inoltre, Tass ha spiegato che, in virtù del principio di sussidiarietà, la ECHR non può sostituire un giudice nazionale, annullare o modificare le sue decisioni.

Navalny e i suoi alleati ritengono che il caso sia uno stratagemma delle autorità di Mosca per fare pressione su di lui a causa delle sue attività politiche di opposizione al presidente russo, Vladimir Putin, ma il Cremlino smentisce tutte le accuse. L’arresto dell’uomo ha scatenato proteste in quasi 200 città russe, con decine di migliaia di persone scese in piazza per chiederne il rilascio. Un secondo round di manifestazioni ha avuto luogo il 31 gennaio. In tale occasione, il Governo ha dovuto chiudere le strade centrali, limitare e deviare i trasporti pubblici, sopprimere la ricezione mobile, e ha arrestato oltre 5.000 persone in 2 giorni.

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Mariela Langone

di Redazione

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