Yemen: Ma’rib, un fronte da conquistare prima di eventuali negoziati

Pubblicato il 16 febbraio 2021 alle 12:46 in Medio Oriente Yemen

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Il Parlamento yemenita ha messo in guardia da una possibile caduta di Ma’rib nelle mani dei ribelli sciiti Houthi, una regione centro-occidentale prevalentemente controllata dalle forze filogovernative, testimone di una crescente escalation.

La dichiarazione dei deputati yemeniti è giunta il 15 febbraio, in un momento in cui i combattenti Houthi sembrano essere sempre più determinati a prendere il controllo di una regione ricca di risorse petrolifere e che, al contempo, ospita circa un milione di yemeniti, rifugiatisi negli anni in un’area ritenuta essere un porto sicuro. Di fronte ai perduranti attacchi e scontri, il Parlamento ha messo in luce la necessità di profondere sforzi per affrontare le milizie sciite sui fronti di Ma’rib e al-Jawf, accusando il governo di non aver agito in precedenza in modo efficace per prevenire i continui attacchi e le violazioni perpetrate dal gruppo sciita.

È da circa una settimana che il governatorato di Ma’rib, definito “strategico”, assiste a crescenti violenze, che rischiano di mettere a repentaglio gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite e da altri attori internazionali per porre fine al perdurante conflitto. L’offensiva del gruppo sciita, in realtà, ha avuto inizio già nel mese di gennaio 2020. Ad oggi, il gruppo ribelle ha fatto fronte ad una forte resistenza da parte dell’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione a guida saudita, sebbene abbia riferito di aver compiuto progressi presso Sirwah, pochi chilometri a Est di Ma’rib. Tuttavia, entrambe le parti belligeranti hanno registrato centinaia di vittime, tra morti e feriti. Secondo quanto dichiarato da fonti Houthi il 16 febbraio, più di 48 combattenti ribelli sono stati uccisi ed altri 120 sono rimasti feriti in soli due giorni, mentre altre decine sono morti all’inizio della recente escalation, quando le battaglie erano concentrate perlopiù nei distretti di Sorouh e Makhdara.

In tale quadro, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, Mark Lowcock, il 15 febbraio, ha espresso profonda preoccupazione per l’escalation militare a Ma’rib e le sue possibili ripercussioni sulla situazione umanitaria. A detta di Lowcock, un qualsiasi attacco militare nella regione metterebbe in pericolo la vita di quasi due milioni di civili, provocando lo sfollamento di centinaia di migliaia di yemeniti. Le conseguenze umanitarie che potrebbero scaturire sono state definite “inimmaginabili” e ciò si verificherebbe in un momento in cui le condizioni sembrano essere idonee per promuovere una tregua e non per esacerbare ulteriormente le sofferenze della popolazione yemenita.

Secondo alcuni, gli Houthi starebbero cercando di riconquistare Ma’rib prima di sedersi al tavolo dei negoziati promossi dalle Nazioni Unite, incoraggiati altresì dalle ultime mosse di Washington, la quale sembra voler svolgere un ruolo maggiore verso la risoluzione della crisi yemenita. La regione, non molto distante dal confine meridionale con il Regno saudita e sede di giacimenti petroliferi e di gas, potrebbe rappresentare un punto su cui far leva in eventuali processi di pace. Inoltre, Ma’rib rappresenterebbe un punto di forza per i ribelli non solo per le ricchezze sotterranee, ma anche per la sua posizione strategica, in quanto contribuirebbe a proteggere la capitale Sana’a, tuttora sotto il controllo degli Houthi.

Alla luce di ciò, non sono mancati, nell’ultima settimana, i bombardamenti aerei della coalizione guidata da Riad, i quali hanno preso di mira i convogli dei ribelli mentre viaggiavano nelle aree desertiche circostanti Ma’rib, mentre la medesima coalizione ha inviato ulteriori rinforzi. Gli Houthi, dal canto loro, hanno risposto continuando a bersagliare i territori sauditi, al fine ultimo di esercitare pressioni su Riad e costringere sia la coalizione sia il governo legittimo a cedere su Ma’rib. Tuttavia, secondo diversi analisti, il Regno saudita difficilmente cederà, consapevole che dietro il gruppo ribelle vi è l’Iran.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. Oltre ad aeroporti e postazioni militari, gli Houthi hanno spesso preso di mira obiettivi “energetici”. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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