La posizione della Cina sulla situazione in Myanmar

Pubblicato il 16 febbraio 2021 alle 16:40 in Cina Myanmar

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L’ambasciatore cinese in Myanmar, Chen Hai, il 15 febbraio, rispondendo ad un’intervista di più media birmani ha delineato la posizione di Pechino rispetto agli ultimi avvenimenti in Myanmar, dove l’Esercito ha preso il potere lo scorso primo febbraio, arrestando la leadership civile del Paese.

Chen ha dichiarato che la Cina, in quanto Paese amico e confinante del Myanmar, sta osservando con attenzione ciò che sta accadendo e che, pur avendo assistito alle controversie nate nel Paese in riferimento alle elezioni dello scorso 8 novembre, la Cina non era a conoscenza dei cambiamenti che sarebbero avvenuti in Myanmar. Chen ha sottolineato che Pechino ha legami stretti sia con la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), sia con l’Esercito birmano e che quanto accaduto è qualcosa che la Cina non avrebbe voluto vedere. Per tali ragioni, Pechino spera che tutte le parti in Myanmar possano gestire le proprie divergenze in base alla legge e alla Costituzione, proteggendo la stabilità sociale e politica. Rispetto all’azione che Pechino potrebbe adottare riguardo alla situazione in Myanmar, Chen ha poi affermato che la problematica creatasi debba essere risolta attraverso il lavoro congiunto delle parti interne al Myanmar, adottando una soluzione politica. In tale contesto, la Cina sta avendo e continuerà ad avere un ruolo costruttivo.

Lo scorso 11 febbraio, una folla di manifestanti si era radunata di fronte all’ambasciata cinese a Yangon accusando la Cina di sostenere la giunta militare al potere. Pechino, da subito, aveva negato qualsiasi coinvolgimento e, a proposito delle proteste l’ambasciatore cinese in Myanmar ha esortato le parti coinvolte ad evitare forme di violenza e a proteggere i diritti basilari della popolazione. Secondo altre accuse, poi, la Cina avrebbe trasferito degli esperti in Myanmar per aiutare la giunta militare al potere a replicare la cosiddetta grande muraglia digitale della Cina. A proposito di tali affermazioni, Chen ha dichiarato che si tratta di accuse senza senso “estremamente ridicole”.

Nel contesto del dibattito internazionale sugli ultimi avvenimenti in Myanmar, infine, la Cina non ha criticato apertamente quanto successo diversamente da altri Paesi e ha esortato la comunità internazionale a non esacerbare ulteriormente la situazione. Tuttavia, parlando della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu con la quale è stato chiesto il rilascio della leader Aung San Suu Kyi e delle altre figure arrestate dall’Esercito, l’ambasciatore cinese in Myanmar ha ribadito l’adesione della Cina a tale posizione e ha sottolineato che tutte le parti interessate del Myanmar ne abbiano preso nota. In precedenz,a la Cina e la Russia avevano opposto risoluzioni con le quali altri membri del Consiglio di Sicurezza avrebbero voluto criticare apertamente il colpo di Stato.

 Il primo febbraio scorso, l’Esercito ha preso il potere in Myanmar e ha dichiarato lo stato d’emergenza per un anno, a conclusione del quale saranno indette elezioni, dopo aver arrestato la leader Aung San Suu Kyi e altre figure di primo piano del governo civile, tra i quali il presidente Win Myint. I poteri legislativi, esecutivi e giudiziari sono stati trasferiti al comandante in capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, e il generale Myint Swe è stato nominato presidente ad interim. L’Esercito ha giustificato le proprie azioni denunciando frodi elettorali che avrebbero caratterizzato le elezioni nel Paese lo scorso 8 novembre, i cui esiti avevano decretato vincitore la Lega Nazionale per la Democrazia (NDL), il partito al governo con a capo la presidente uscente Aung San Suu Kyi, con l’83% dei voti.

Oltre alla leadership nazionale, l’Esercito ha anche arrestato più politici locali della NDL, attivisti e critici delle forze armate in tutto il Paese. Successivamente è stata quindi introdotta la legge marziale in più aree del Paese, imponendo un coprifuoco e un divieto di riunione per oltre cinque persone e la connessione ad Internet è stata ripetutamente interrotta e riattivata. Ciò nonostante, dal 6 febbraio scorso, la popolazione non ha mai smesso di protestare. Oltre a questo, è iniziato un movimento di disobbedienza pubblica dei lavoratori statali in vari settori dall’istruzione all’aviazione.  Il 16 febbraio, mentre le proteste sono continuate, la leader Suu Kyi ha ricevuto nuove accuse riguardanti la violazione della Legge sui disastri naturali, oltre a quelle riguardanti l’importazione illegale di 6 walkie-talkie.

A livello internazionale, più Paesi, compresi quelli del G7, hanno condannato i fatti e alcuni hanno già adottato misure punitive. La Nuova Zelanda, ad esempio, ha tagliato i rapporti con la giunta militare, mentre, gli USA hanno adottato sanzioni e l’Unione europea ha in programma un incontro sul tema il 22 febbraio.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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