Il governo Draghi e le regole auree della politica internazionale

Pubblicato il 16 febbraio 2021 alle 8:59 in Il commento Italia

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C’è stato un momento in cui l’Italia è sembrata deragliare: prima ha pensato di tornare alla lira e poi di allontanarsi dagli Stati Uniti per avvicinarsi un po’ di più alla Russia o forse troppo. La telefonata tra Luigi Di Maio e il nuovo segretario di Stato americano, Antony Blinken, in cui il primo ha assicurato al secondo tutta l’amicizia dell’Italia per gli Stati Uniti, ha chiuso un ciclo. Come si conviene quando una fase storica è alle spalle, occorre riflettere su ciò che è accaduto per non ripetere gli errori del passato. Tra il 2018 e il 2019, è accaduto che qualcuno abbia perso il contatto con la realtà della politica internazionale. Non ci riferiamo soltanto a ministri e deputati, ma anche a migliaia di uomini comuni. È bene chiarire che il contatto con la realtà, in politica internazionale, è, sempre e inesorabilmente, un contatto con i rapporti di forza, che le élites politiche devono costantemente soppesare, prestando un’attenzione ossessiva a ciò che fanno gli altri Stati. Si pensi, per citare un solo esempio, che gli Stati Uniti, per controllare i rapporti di forza, spiano persino i loro alleati più stretti, come dimostra lo scandalo scoppiato in Germania nel luglio 2015, sotto Obama. Pochi ricorderanno che, il 10 luglio 2014, Angela Merkel dovette espellere una spia della Cia a Berlino. Orbene, la realtà è che gli Stati Uniti sono la più grande potenza del mondo e, in politica internazionale, bisogna essere schierati dalla parte del più forte. Da quando esistono gli Stati, questo è stato sempre il modo migliore di proteggere gli interessi di una nazione. Un partito politico può legare l’Italia alla Russia – ammesso che il sistema culturale lo consenta – ma prima la Russia deve diventare la maggiore potenza mondiale, altrimenti la politica estera italiana è tenuta a rispettare le sue regole auree che, in questi tempi confusi, è meglio ricordare: l’Italia è un alleato di ferro degli Stati Uniti e, nello stesso tempo, è il miglior alleato della Russia nell’Unione Europea. La regola aurea, che ha garantito la prosperità all’Italia per decenni, prevede quanto segue: quando gli Stati Uniti impongono sanzioni contro la Russia, l’Italia si adegua, ma, il giorno dopo, Roma inizia a lavorare per il ritiro delle sanzioni, da cui è peraltro danneggiata. Qualunque fuga in avanti, essendo un sovvertimento dei valori della vita dello Stato, che sono vitali finché sono legati all’istinto di sopravvivenza, rappresenta un pericolo per l’interesse nazionale. Questo discorso si applica anche all’Europa. Ci si può alleare con l’Ungheria contro la Francia purché la prima superi la seconda. Se l’Ungheria è un piccolo Paese senza sbocco al mare, con un esercito debolissimo e un’economia che ha rischiato la bancarotta nel gennaio 2012, l’Italia deve rimanere alleata della Francia e della Germania. Che qualcuno abbia pensato il contrario desta impressione. Eppure è accaduto pochi mesi fa e potrebbe accadere di nuovo giacché le crisi economiche scuotono i popoli, che, smarrendo i punti di riferimento, si abbandonano alle fantasie più assurde nella speranza di alleviare le afflizioni della vita quotidiana. Nessuno biasimi un tale sbandamento in circostanze eccezionali: il moralismo non aiuta il progresso della conoscenza e, ciò che è peggio, non risolve i problemi. Tuttavia, è importante sapere che le grandi crisi economiche creano un esercito di individui “marginali”, cioè di uomini che sono nel mondo senza essere del mondo. Avendo perso molto o quasi tutto, le masse perdono anche il legame con le istituzioni e vanno alla deriva, innanzitutto nel pensiero, che diventa un delirio fantastico in cui tutto si può fare. Gino Germani, uno studioso che ha onorato l’Italia all’estero, ha descritto questo fenomeno nel suo modello della “mobilitazione sociale”, arricchito da Luciano Pellicani nei suoi studi sulle rivoluzioni. La mobilitazione sociale ha inizio da una “rottura”, una grave crisi del sistema, che vomita un magma rovente, fatto di migliaia di individui marginali e risentiti, pronti a tentare qualunque strada, inclusa l’eversione. Che la strada sia buona o cattiva, dipende, in misura preponderante, dalle élites politiche. Il governo Draghi nasce in questa crisi, è in questa rottura, è dentro la mobilitazione sociale. La telefonata di Di Maio a Blinken ristabilisce le regole auree della politica internazionale.

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Alessandro Orsini

Articolo apparso nella rubrica domenicale di Alessandro Orsini per il “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore

di Redazione

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