Cina: rafforzare la sicurezza alimentare migliorando l’irrigazione

Pubblicato il 16 febbraio 2021 alle 13:38 in Asia Cina

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Tra le politiche adottate dalla Cina per garantire la sicurezza alimentare del Paese c’è il progetto di rafforzamento della modernizzazione delle aree irrigate di media e grande dimensione. Queste ultime producono il 50% del cibo del Paese e Xinhua, il 15 febbraio, le ha definite “il campo di battaglia per garantire la sicurezza alimentare cinese”.

Negli ultimi vent’anni, Pechino ha riversato grandi investimenti nella loro realizzazione e trasformazione, impiegando oltre 104,3 miliardi di yuan, corrispondenti a più di 15 miliardi di dollari. Nel 14esimo piano quinquennale per l’economia, relativo al periodo 2021-2025, la Cina continuerà a rafforzarli, sia per garantire la sicurezza alimentare del Paese, sia per la modernizzazione agricola del Paese. In particolare, il 14esimo piano quinquennale prevede di dare priorità a 500 milioni di mou, ovvero ad oltre 300.000 km2, di superficie irrigata per trasformarli in campi agricoli che rispecchino il più alti standard.

Nel biennio 2021-2022, i Ministeri delle Risorse Idriche e delle Finanze del governo cinese hanno delineato un piano di trasformazione per 461 aree irrigate di media grandezza, andando ad interessare una superficie irrigata effettiva di 21,44 milioni di mu, corrispondenti a oltre 14 km2. Il piano di implementazione prevede la realizzazione di sistemi di gestione dell’area irrigata e la costruzione di progetti ingegneristici. Al momento, la Cina ha oltre 7.000 aree irrigate di media grandezza che sono state costruite per la maggior parte tra gli anni Cinquanta e Settanta del Novecento. Con il passare del tempo, tali zone si sono progressivamente deteriorate e necessitano, quindi, di ricostruzione, manutenzione e migliorie. Per quanto riguarda, invece, il 14esimo piano quinquennale più in generale, particolare attenzione sarà rivolta al bacino del Fiume giallo e alle principali aree di produzione dei cereali andando a potenziare la loro irrigazione e i sistemi di drenaggi.

La Cina ha intenzione di concentrarsi nelle produzione alimentare domestica, potenziandola ad un livello tale da poter garantire sicurezza alla propria catena di approvvigionamento alimentare e raggiungere, in futuro, l’auto-sufficienza. Tale obiettivo è stato rimarcato più volte anche all’interno della cosiddetta strategia di doppia circolazione dell’economia e in vista del centenario del Partito comunista cinese (PCC), il prossimo 23 luglio.

L’autosufficienza sembrerebbe però ancora lontana, nel 2020, Pechino è ricorsa massicciamente alle importazioni alimentari, segnando livelli record. Solamente nell’ultima settimana di gennaio 2021, ad esempio, la Cina ha importato mais statunitense per 5,86 milioni di tonnellate, raggiungendo un record assoluto e un aumento importante rispetto alle 75.899 tonnellate importate una settimana prima. In generale nel mese di gennaio la Cina ha importato dagli USA 978,353 tonnellate di mais determinando un aumento di 730 volte superiore allo stesso periodo del 2019. Tra le ragioni della crescente richiesta cinese vi sarebbe una ripresa più accelerata del previsto nella produzione cinese di carne suina che aveva subito un arresto da quando si era diffusa la febbre africana suina negli allevamenti cinesi, dimezzandone gli animali. La Cina è il maggior produttore e consumatore di carne suina al mondo e il settore è fondamentale nella catena di approvvigionamento alimentare.

Nonostante i dati di gennaio 2021, più esperti statunitensi hanno stimato che le cifre record delle importazioni cinesi siano destinate a diminuire vista la maggiore attenzione prestata dal Paese all’autosufficienza e alla sicurezza nazionale. Inoltre, gran parte delle importazioni sarebbero state indirizzate all’immagazzinamento anziché direttamente al mercato.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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