Arabia Saudita: dal 2024 via le aziende straniere prive di sede nel Regno

Pubblicato il 16 febbraio 2021 alle 14:44 in Arabia Saudita Medio Oriente

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A partire dal 2024, le società straniere che non avranno stabilito, fino ad allora, un proprio quartier generale nel Regno saudita, saranno costrette a porre fine ai propri affari con il governo di Riad.

A riferirlo, il 15 febbraio, l’agenzia di stampa saudita, sulla base di fonti definite “ufficiali”. In particolare, a partire dal primo gennaio 2024, Riad interromperà qualsiasi contratto o affare con tutte le società e le istituzioni commerciali straniere attive in Medio Oriente che non avranno una propria sede in Arabia Saudita. La misura, è stato specificato, include anche le agenzie governative, gli istituti e i fondi dello Stato, i quali saranno chiamati a porre fine ai loro affari con gli enti stranieri privi di una base nel Regno. L’obiettivo, stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa, è far sì che gli attori stranieri che operano nel Paese “adattino” le loro attività, così da creare maggiori opportunità lavorative per la popolazione locale, limitare le perdite economiche, aumentare l’efficienza della spesa e garantire che i principali beni e servizi acquistati dalle diverse agenzie governative possano essere usufruiti all’interno dei territori sauditi.

A detta della medesima fonte, in condizione di anonimato, la misura è in linea con la cosiddetta Vision 2030, la strategia di riforme economiche promossa dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, il cui obiettivo è diversificare l’economia del Regno, creare nuove opportunità di lavoro e innalzare la qualità della vita nel Paese. Il fine ultimo è rendere il Paese indipendente dal petrolio e trasformarlo in una potenza di investimento a livello globale. In tale quadro, la fonte ha riferito che sono già 24 le società internazionali che si sono recentemente dette disposte a spostare la propria sede regionale a Riad.

Tuttavia, è stato precisato, la misura non avrà alcuna conseguenza per i nuovi investitori desiderosi di partecipare nell’economia saudita o di continuare a fare affari con il settore privato. Semplicemente, come chiarito dal ministro delle Finanze, Mohammed Al-Jadaan, le società internazionali che desiderano partecipare alle opportunità di investimento offerte dal governo saudita “dovranno prendere una decisione” in merito all’istituzione di sedi regionali nel Regno. Più nello specifico, Al-Jadaan ha chiarito che se una società si rifiuterà di spostare la sua sede in Arabia Saudita, sarà suo diritto lavorare liberamente con il settore privato, ma se, invece, desidera stipulare contratti di tipo governativo dovrà trasferire il proprio quartier generale. A detta del ministro, inoltre, alcuni settori saranno esclusi dalla decisione, ma i dettagli in merito saranno chiariti entro la fine del 2021.

Il ministro al-Jadaan ha affermato che, nonostante l’economia saudita risulti essere la maggiore a livello regionale, la quota di sedi regionali è esigua, ovvero inferiore al 5%. Motivo per cui, il governo si sta mobilitando per fornire opportunità di lavoro ai giovani sauditi e attrarre investimenti diretti esteri, al fine ultimo di contribuire alla diversificazione dell’economia. Parallelamente, Riad mira a migliorare la qualità dell’ambiente lavorativo e della vita in generale, in modo che le aziende e gli individui stranieri si sentano a proprio agio nel trasferirsi nel Regno.

L’Arabia Saudita ha precedentemente offerto sgravi fiscali e incentivi a società multinazionali, con l’obiettivo di incoraggiarle a trasferire la propria base nel Paese. Nonostante ciò, sono diverse le aziende attive in Medio Oriente che hanno preferito istituire la propria sede negli Emirati Arabi Uniti e in altri Paesi del Golfo. Dubai, ha riferito al-Jadaan, rappresenta tuttora un importante centro commerciale regionale. Ad ogni modo, l’Arabia Saudita continuerà a lavorare affinché ciascuna parte si integri con l’altra e si raggiunga una sana concorrenza.

La misura annunciata il 15 febbraio giunge in un momento in cui anche l’Arabia Saudita deve far fronte alle conseguenze economiche derivanti dalla pandemia di Coronavirus e dal calo dei prezzi del petrolio del 2020. Oltre a un debito pubblico che ha toccato il 34% del PIL, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 14,9% nel terzo trimestre del 2020, scendendo leggermente dal massimo storico del 15,4% registrato nel trimestre precedente.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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