Tunisia: la crisi politica peggiora, licenziati cinque ministri

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 15:27 in Africa Tunisia

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Nel quadro di un rimpasto di governo tuttora non approvato dal presidente tunisino, Kais Saied, il primo ministro, Hichem Mechici, ha licenziato cinque ministri, rischiando di acuire la perdurante crisi.

La mossa è stata annunciata dalla presidenza del governo di Tunisi lunedì 15 febbraio, in un momento in cui altri undici ministri, precedentemente nominati da Mechichi e approvati dal Parlamento il 26 gennaio, attendono di prestare giuramento dinanzi al presidente della Repubblica. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, i cinque ministri destituiti dall’incarico sono affiliati al capo di Stato, Saied, e il premier aveva già cercato di sostituirli attraverso il rimpasto, non ancora completato, proposto il 16 gennaio. Si tratta, nello specifico, del ministro della Giustizia, Mohamed Boucetta, del ministro dell’Industria, dell’Energia e della Miniere, Saloua Sghair, del ministro delle Proprietà statali, Leila Jaffel, del ministro dell’Agricoltura, delle Risorse idriche e della Pesca, AaKsa Bahri, e del ministro della Gioventù, dello Sport e dell’Integrazione professionale, Kamel Deguiche. Le loro mansioni, è stato specificato, sono state temporaneamente affidate ad altri membri dell’esecutivo.

Secondo al-Arabiya, quanto attuato da Mechichi il 15 febbraio lascia pensare che il premier possa presto ristrutturare il governo senza far ricorso al capo di Stato, evitando quanto accaduto nelle ultime settimane. Stando a quanto specificato dal quotidiano, il premier può formare un governo ridotto e, in tal caso, è necessario soltanto convocare un consiglio ministeriale o consultare la presidenza.

È dal 26 gennaio che gli undici nuovi ministri sono in attesa di essere accolti al palazzo presidenziale. Saied, da parte sua, oltre ad aver definito il recente rimpasto “incostituzionale” da un punto di vista procedurale, si oppone alla nomina di quattro tra i ministri scelti, in quanto accusati di corruzione o al centro di un conflitto di interessi. Non da ultimo, Saied ha più volte messo in luce come nella nuova squadra manchino figure femminili. Ai sensi della Costituzione tunisina, però, fino a quando i ministri non presteranno giuramento non potranno svolgere i compiti a loro affidati.

Di fronte a una situazione di stallo e all’inamovibilità di Saied, la presidenza dell’esecutivo di Tunisi ha dichiarato che è aperta a qualsiasi soluzione che possa portare a compimento il rimpasto proposto e accettato dal Parlamento, affinchè la nuova squadra possa iniziare la propria missione il prima possibile. A tal proposito, alcune fonti hanno riferito che Mechichi è alla ricerca di un “percorso costituzionale” che consenta ai nuovi ministri di espletare le proprie mansioni. Viste le crescenti problematiche di tipo economico e sanitario che la Tunisia si trova ad affrontare, già il primo febbraio, il premier Mechichi aveva sottolineato come il Paese non potesse più tollerare un ritardo simile. Ciò l’ha portato a rivolgersi altresì al Tribunale amministrativo, chiedendo di pronunciarsi sulla mancata convocazione del giuramento da parte del capo di Stato, oltre a consultare esperti per comprendere se vi è un modo per far partire i lavori del nuovo governo senza passare per il giuramento.

Stando a quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, mentre Mechichi continua a godere del sostegno in Parlamento dei suoi “alleati”, tra cui i partiti Ennahda, Qalb Tounis e la coalizione al-Karama, sono diverse le voci di critica rivolte verso il presidente Saied. Questo, in particolare, è stato accusato di essere l’artefice di uno stallo che necessiterebbe soltanto di un ultimo passo “costituzionale”, mentre avrebbe accusato personalità politiche senza prove legali.

Un quadro simile, affiancato da una crisi economica esacerbata dalla pandemia di Covid-19, alimenta, al contempo, il malcontento della popolazione. In realtà, è da mesi che in Tunisia regna uno stato di malcontento generale, provocato da un sistema economico in declino e da una perdurante instabilità politica, oltre al concomitante peggioramento dei servizi pubblici. La disoccupazione nel Paese Nord-africano risulta essere superiore al 15% e raggiunge picchi del 30% in alcune città. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, un terzo dei giovani tunisini è senza lavoro, mentre un quinto della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Ad aver peggiorato ulteriormente la situazione economica tunisina vi sono state, nel corso del 2020, la pandemia di Coronavirus e la minaccia terroristica. Due fenomeni che hanno colpito un settore essenziale per la Tunisia, il turismo, che rappresenta circa l’8% del PIL nazionale ed è una fonte chiave di valuta estera.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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