Thailandia: riprendono le proteste

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 10:31 in Asia Thailandia

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Gli attivisti thailandesi a favore della democrazia sono tornati nelle strade di Bangkok, il 12 febbraio, per protestare contro la legge di lesa maestà, prevista dall’articolo 112 del codice penale. Nel corso delle manifestazioni, si sono verificati scontri con la polizia e più persone sono state ferite.

I manifestanti thailandesi avevano interrotto le proprie attività di protesta a causa di una ripresa nella diffusione del coronavirus in Thailandia negli ultimi mesi. Tuttavia, dopo che le autorità hanno confermato la detenzione di quattro leader del movimento pro-democrazia, Parit Chiwarak, Arnon Nampa, Patiwat Saraiyam e Somyot Pruksakasemsuk, accusandoli di lesa maestà lo scorso 9 febbraio, i manifestanti sono tornati in strada e hanno protestato di fronte al monumento della democrazia di Bangkok tre giorni dopo. Uno tra i partecipanti alla manifestazione ha affermato: “Vorrei sottolineare che l’obiettivo della protesta odierna è la richiesta di abolizione dell’articolo 112”, un altro ha poi aggiunto che se i detenuti non saranno rilasciati entro sette giorni il monumento sarà teatro di una grande manifestazione.

I partecipanti alla protesta hanno dapprima avvolto il monumento della democrazia con un drappo rosso e hanno poi disposto i fiori ai suoi piedi in modo che rappresentassero un 112. Successivamente, la folla ha marciato fino al palazzo reale dove sono stati fermati dalle barricate erette a protezione dell’area e ricoperte di fili spinato. Nel corso della giornata, si sono poi verificati più scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti che hanno cercato di oltrepassare i blocchi. Le autorità hanno schierato la polizia anti-sommossa e, secondo quanto dichiarato da un vice portavoce delle forze dell’ordine, Krissana Pattanacharoen, oltre 20 poliziotti sarebbero stati feriti e tra i sette e gli otto manifestanti sarebbero stati arrestati. Non è stato invece comunicato il numero di manifestanti feriti.

Il crimine di lesa maestà dal quale hanno avuto origine le proteste del 12 febbraio è previsto all’articolo 112 del codice penale thailandese e il suo scopo è quello di punire coloro che abbiano rivolto critiche alla monarchia, con pene che generalmente arrivano fino a 15 anni di carcere. Dall’inizio delle proteste pro-democrazia nel 2020, le autorità thailandesi si erano inizialmente astenute dall’invocare l’articolo 112, su volontà del re, ma con l’intensificarsi degli attacchi alla monarchia sono iniziate le condanne contro gli attivisti ritenuti colpevoli di aver criticato l’istituzione. Ad oggi, sarebbero almeno 58 gli attivisti accusati di lesa maestà dal mese di novembre 2020, secondo una stima del gruppo Avvocati thailandesi per i diritti umani.

Le ultime manifestazioni in Thailandia si inseriscono in un più ampio quadro di proteste iniziato come un movimento pacifico organizzato on-line a inizio 2020 da gruppi studenteschi che hanno poi coinvolto più strati della popolazione, scesa nelle piazze dallo scorso 18 luglio in poi. Le richieste dei manifestanti sono principalmente tre, ovvero le dimissioni del primo ministro, Prayut Chan-o-cha, riforme monarchiche che limitino i poteri del re e una revisione della Costituzione affinché sia maggiormente democratica.

Le richieste finora avanzate dal fronte pro-democrazia stanno dimostrando che è in corso un generale cambiamento sociale interno al Paese, come rivelato, ad esempio, dagli inediti attacchi alla monarchia. Oltre alla protezione garantita all’istituzione dalla legge di lesa maestà, la stessa Costituzione thailandese sancisce poi che alla monarchia spetti una posizione di venerazione.

Per quanto riguarda il sovrano, il re Maha Vajiralongkorn, la popolazione thailandese ha chiesto la limitazione dei suoi poteri sulla Costituzione, sull’Esercito e sulle proprietà della corona. Dalla sua ascesa al trono nel 2016, il sovrano thailandese si sarebbe impossessato personalmente di beni della corona per un valore di 54 miliardi di dollari e avrebbe assunto il comando di due reggimenti di fanteria dell’Esercito. Oltre a questo, secondo più osservatori, la sua figura è poi criticata perché l’attuale monarca condurrebbe una vita più mondana rispetto ai suoi predecessori e passerebbe gran parte del proprio tempo in Baviera, in Germania, e non nel proprio Paese.

La Thailandia è diventata una monarchia costituzionale nel 1932 quando tale forma di governo ha sostituito la monarchia assoluta, in seguito all’azione di un gruppo di militari e civili che si definiva Movimento del Popolo. Da allora, però, il Paese ha adottato almeno 18 Costituzioni e ha assistito a 13 colpi di Stato. Nel tempo, si sono verificate più ondate di protesta a sostegno della democrazia che nel 1973 e nel 1992 videro una violenta repressione da parte delle autorità e che portarono alla morte più manifestanti.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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