Nord Stream 2: la Russia stima di aver costruito più del 95%

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 12:05 in Russia

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Il vice primo ministro russo, Alexander Novak, ha riferito che la costruzione del gasdotto Nord Stream 2 è stata completata del 95%. Ciò nonostante, gli Stati Uniti e alcuni membri dell’UE continuano a cercare di bloccarne la realizzazione, in quanto l’opera potrebbe compromettere i loro interessi energetici in Europa.

“La società Gazprom ha creato una joint venture con imprese straniere che ha portato a termine quasi più del 95% di questo progetto”, ha affermato Novak al canale televisivo Russia 1, il 14 febbraio. A riguardo, il vice primo ministro ha aggiunto che l’opera è pienamente conforme alla legislazione europea, nonostante gli Stati Uniti cerchino di ostacolarla per fornire il loro gas naturale liquefatto al continente.

“Siamo ottimisti che, nonostante gli approcci distruttivi a cui stiamo assistendo da parte degli Stati Uniti d’America, i quali mirano a ritardare l’attuazione del progetto, questo sarà completato”, ha sottolineato Novak. Tale fiducia risiede nel fatto che, oltre alla compagnia russa Gazprom, nella realizzazione del Nord Stream 2 sono coinvolti diversi partner europei, tra cui Royal Dutch Shell, OMV, Engie, Uniper e Wintershall, i quali hanno finanziato per metà la costruzione, per un valore di circa 950 milioni di euro ciascuno. Pertanto, secondo Novak, è nel loro interesse portare a termine il progetto.

Il gasdotto Nord Stream 2 parte dalle coste della Russia, attraversa il Mar Baltico, e giunge fino alla Germania, per una lunghezza di più di 1200 km. La capacità di carico complessiva sarà di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Gli USA si oppongono fermamente all’opera, e hanno imposto diverse sanzioni economiche al fine di bloccarne la realizzazione. Nello specifico, il 21 dicembre 2019, l’allora presidente americano, Donald Trump, ha firmato una legge sulla difesa che prevedeva sanzioni contro le aziende costruttrici del Nord Stream 2. Il 3 dicembre 2020, la lista si è allargata a comprendere anche singoli individui coinvolti nel progetto. Durante il suo ultimo giorno alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2021, Trump ha preso provvedimenti contro la nave russa Fortuna, che lavora per la posa dei gasdotti. Ciò nonostante, quest’ultima ha sfidato le sanzioni statunitensi e ha ripreso i lavori nelle acque al largo della Danimarca, il 24 gennaio.

Da parte sua, Washington teme che il progetto possa trasformarsi in uno strumento di Mosca per promuovere la propria influenza in Europa. A tal riguardo, ciò che allarma maggiormente gli Stati Uniti è il ruolo dell’Ucraina, in quanto il Nord Stream 2 potrebbe essere stato usato non per trasportare ulteriore gas verso il continente, ma per fornire un’alternativa al gasdotto russo-ucraino. Infine, la fornitura del gas rappresenta un altro motivo di conflitto. In merito, Washington sperava che il proprio gas potesse conquistare il mercato europeo, sostituendo quello russo, ma ciò non si è verificato poiché le risorse americane sono più care a causa dei costi di traporto.

Tuttavia, gli USA non sono gli unici ad essere contrari al Nord Stream 2. Il 21 gennaio, il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione per la sospensione della costruzione. Il motivo citato risiederebbe nell’arresto dell’oppositore russo, Alexei Navalny, avvenuto il 17 gennaio, e nella successiva condanna a 2 anni e 8 mesi di carcere per presunte violazioni della libertà condizionale in seguito a un caso risalente al 2014. La detenzione di Navalny è fortemente contestata da Bruxelles, che ne richiede il rilascio. Di fatto, a ostacolare il progetto all’interno dell’UE sono principalmente Polonia, Ucraina e Stati baltici, ovvero gli Stati direttamente interessati dal transito continuo di gas russo attraverso i loro territori. A causa del collegamento diretto istituito tra Mosca e Berlino dal Nord Stream 2, questi ultimi temono di perdere i diritti di transito, oltre a non poter più sfruttare il percorso per sospendere le forniture di gas all’Europa occidentale per far pressione durante negoziati con la Russia.

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Mariela Langone

di Redazione

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