Grecia: in programma, per il 17 e il 18 febbraio, gli Athens Energy Dialogues

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 19:58 in Europa Grecia

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Il 17 e il 18 febbraio si terranno, in videoconferenza, gli Athens Energy Dialogues, una serie di incontri organizzati nell’ambito di una conferenza annuale che coinvolge i massimi rappresentanti del settore energetico in Grecia e non solo. Si prevede che più di 100 leader ed esperti internazionali parteciperanno all’evento. Fin dalla loro inaugurazione, nel 2012, gli Athens Energy Dialogues hanno rappresentato un forum di dialogo di alto livello e di dibattito sui temi del momento. Quest’anno, come spesso succede, verrano affrontati temi chiave riguardanti lo sviluppo energetico del Mediterraneo orientale. Il focus, tuttavia, sarà su come le aziende del settore stanno rispondendo alle sfide della transizione energetica e del cambiamento climatico. L’elenco di relatori comprende un mix di amministratori delegati, ministri e altri esperti in materia, che discuteranno di come il settore energetico si sta adattando al panorama in evoluzione, sviluppando nuove strategie, forgiando nuove partnership e, soprattutto, sfruttando nuove tecnologie per migliorare l’efficienza, promuovere la sostenibilità e ottimizzare i costi.

L’obiettivo della conferenza, secondo quanto si apprende dal sito, è il miglioramento e il rafforzamento delle relazioni tra i Paesi attraverso discussioni su un’ampia gamma di questioni geopolitiche, economiche, tecnologiche e normative relative al futuro energetico della Grecia e dell’Europa. Tra i partecipanti alla conferenza ci sono il commissario europeo per l’energia, Kadri Simson, il ministro greco per l’ambiente e l’energia, Kostas Skrekas, il vice primo ministro e ministro dell’estrazione mineraria e dell’energia serba, Zorana Mihajlovic, il ministro egiziano per il petrolio e le risorse minerarie, Tarek El -Molla, il ministro cipriota per l’energia, il commercio e l’industria, Natasa Pilides, il vice ministro greco per le infrastrutture e i trasporti, Giannis Kefalogiannis, l’ex assistente segretario di stato per le risorse energetiche, Frank Fannon, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Grecia, Geoffrey Pyatt, l’ambasciatore della Turchia ad Atene, Burak Ozugerin, e il consulente per la sicurezza nazionale del primo ministro greco, Thanos Dokos. All’evento parteciperanno anche personalità di spicco e rappresentanti del settore imprenditoriale e accademico.

La questione energetica nelle acque del Mediterraneo orientale è un argomento critico per i Paesi che vi si affacciano, in particolare per Turchia e Grecia. I due Stati, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione, per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie.

Dopo 5 anni, la delegazione greca e quella turca hanno accettato, il 25 gennaio a Istanbul, di avviare una serie di colloqui esplorativi per affrontare le controversie relative ai diritti di sovranità e sfruttamento energetico nel Mediterraneo orientale. L’incontro ha segnato il 61 ° round di trattative ed è durato solo poche ore, ma entrambe le parti hanno affermato di volersi incontrare di nuovo ad Atene, probabilmente tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, per rilanciare gli sforzi volti a risolvere la loro controversia. A cosa porteranno in futuro questi incontri è ancora da vedere.

Oltre alla disputa sul Mediterraneo orientale, c’è la questione di Cipro, che rappresenta un altro elemento di discussione tra Grecia e Turchia. L’isola è attualmente divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota e facente parte dell’Unione Europea, dall’area amministrata dall’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC), riconosciuta dal solo governo di Ankara e dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. Ad oggi, la Repubblica di Cipro occupa 2/3 del territorio di Cipro, mentre la parte restante è sotto il controllo della cosiddetta Repubblica Turca di Cipro del Nord.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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