Emirati Arabi Uniti: il primo ambasciatore in Israele presta giuramento

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 11:13 in Emirati Arabi Uniti Israele

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Il primo ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti (UAE) in Israele, Mohammad Mahmoud al-Khajah, ha prestato giuramento, il 14 febbraio, dinanzi al premier emiratino, Mohammed bin Rashid al-Maktoum, altresì governatore di Dubai.

La mossa si inserisce nel quadro del ripristino delle relazioni tra gli Emirati e Israele come parte dell’accordo siglato il 15 settembre 2020 a Washington, il cosiddetto accordo Abraham. Già il 24 gennaio scorso, Abu Dhabi aveva annunciato di aver ufficialmente approvato l’istituzione di un’ambasciata emiratina in Israele. Poi, il 14 febbraio è giunta la nomina del proprio ambasciatore, sebbene non sia ancora chiaro quando questo potrà iniziare a esercitare le proprie funzioni. Come riportato da fonti emiratine, al-Khajah ha giurato di rimanere fedele al proprio Paese e al suo presidente, di rispettare la Costituzione e le norme vigenti, e di espletare i propri doveri in modo sicuro e confidenziale. Allo stesso modo, l’ambasciatore è stato esortato a promuovere le relazioni tra Abu Dhabi e Tel Aviv, in modo da incoraggiare una cultura di pace, tolleranza e convivenza. Yousef Al Otaiba, l’ambasciatore emiratino negli Stati Uniti, un Paese chiave nel raggiungimento degli accordi di normalizzazione, ha accolto con favore la nomina di al-Khajah, dichiarando che il nuovo ambasciatore sarà un sostenitore dello scambio tra i due popoli così come degli scambi commerciali e della pace e stabilità a livello regionale.

Con l’accordo siglato il 15 settembre, definito “storico”, Israele e gli UAE si sono impegnati a realizzare una visione comune, con l’obiettivo di portare stabilità, pace e prosperità in Medio Oriente, a beneficio di tutti i popoli della regione. L’intesa ha posto le basi per il ripristino di relazioni diplomatiche “amichevoli” e di legami di cooperazione in grado di far fronte alle sfide a cui la regione deve far fronte. Parallelamente, i due Paesi si sono detti pronti a promuovere il dialogo tra religioni e culture e a sradicare l’ideologia estremista, al fine di dare un futuro migliore alle generazioni future.

Da settembre 2020 ad oggi sono diversi i progressi registrati a livello diplomatico ed economico tra Tel Aviv ed Abu Dhabi. Da parte israeliana, al momento Abu Dhabi ospita una missione temporanea, alla cui guida vi è Eitan Na’eh, in attesa della nomina di un inviato permanente in una sede permanente. Uno dei nodi da sciogliere riguarda, però, la revoca dei visti per i cittadini che desiderano spostarsi liberamente tra i due Paesi. Il patto, che sarebbe dovuto già entrare in vigore, è stato sospeso fino al primo luglio prossimo, a causa della pandemia di Coronavirus. Ad ogni modo, Abu Dhabi rappresenta il primo Paese nel Golfo a revocare una simile disposizione, sebbene non ancora concretizzata.

Oltre agli Emirati Arabi Uniti, anche il Bahrein, il Marocco, il Sudan e il Bhutan hanno raggiunto accordi di normalizzazione con Tel Aviv, riconoscendo, in tal modo, la sovranità dello Stato di Israele. Il primo ad aver agito in tal senso era stato l’Egitto, nel 1979, e poi la Giordania, nel 1994. Per gli UAE, la decisione di normalizzare le relazioni con Israele ha “infranto la barriera psicologica” e rappresenta “la via da seguire” per portare la pace nella regione mediorientale. Tuttavia, i recenti accordi non sono stati ben visti dalla popolazione palestinese, che li ritiene una “coltellata alle spalle” da parte di quei Paesi arabi e del Golfo ritenuti suoi alleati.

Gli altri accordi già raggiunti tra Israele e UAE riguardano perlopiù aspetti economici. Tra questi, l’istituzione dell’Abraham Fund, come stabilito con l’accordo siglato il 15 settembre. Stando a quanto riferito dall’ambasciata USA in Israele, la International Development Finance Corporation statunitense, gli Emirati Arabi Uniti e Israele mobiliteranno più di 3 miliardi di dollari in iniziative di investimento e sviluppo nel settore privato, volte a promuovere la cooperazione economica e la crescita a livello regionale. Come specificato dal CEO della International Development Finance Corporation, Adam Boehler, tali finanziamenti saranno altresì destinati a modernizzare i checkpoint gestiti da Israele per conto dei palestinesi.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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