Cina: il ruolo della Banca centrale nello sviluppo verde del Paese

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 20:01 in Asia Cina

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La vice direttrice e portavoce dell’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato della Cina, Shou Xiaoli, ha tenuto una conferenza stampa, il 9 febbraio, in cui sono state annunciate le iniziative della Banca Popolare Cinese(PBOC), ovvero la banca centrale del Paese, per sostenere il finanziamento ai cosiddetti “progetti verdi”. All’evento, in rappresentanza dell’istituzione, hanno partecipato il direttore dell’ufficio ricerca, Wang Xin, il vice direttore del dipartimento dei mercati finanziari, Peng Lifeng, e la vice direttrice del dipartimento affari internazionali, Ai Ming.

Wang ha affermato che, nei prossimi cinque anni, la PBOC si doterà di modalità per promuovere attraverso i propri piani finanziari progetti a bassa emissione di carbonio e di altre misure per incoraggiare lo sviluppo sostenibile. Oltre a questo, come sottolineato da Peng, la PBOC starebbe anche redigendo un piano che sarà emesso nel 2021 per valutare come le banche di deposito conducano i propri affari nel settore dei finanziamenti verdi, comprese le questioni relative ai cosiddetti prestiti verdi e bond verdi. Alla fine del 2020, la Cina avrebbe totalizzato 12 trilioni di yuan, ovvero 1,9 trilioni di dollari, di credito verde e avrebbe rilasciato 810 miliardi di yuan in bond verdi.

La PBOC, poi, come dichiarato da Ai, starebbe lavorando con l’Unione europea (UE) per elaborare uno standard di classificazione comune che sarà lanciato nel corso del 2021. Secondo Ai, tali standard potrebbero potenziare lo sviluppo coordinato del mercato finanziario e promuovere investimenti transfrontalieri.

Prima dell’evento del 9 febbraio, la PBOC aveva già affrontato tali argomenti nel delineare i propri obiettivi e compiti per il 2021 che comprendevano proprio il miglioramento del quadro di politiche e del meccanismo di incentivi per guidare le risorse finanziarie verso il sostegno allo sviluppo verde. Nel 2016, poi, la banca centrale cinese aveva emesso le prime linee guida rispetto al settore in questione.

Le ultime iniziative annunciate dalla PBOC sono arrivate in seguito agli obiettivi che la Cina si è posta in materia ambientale e che sono stati delineati durante il discorso tenuto alla 75esima assemblea delle Nazioni Unite, il 22 settembre scorso, dal presidente cinese, Xi Jinping. Quest’ultimo, parlando della ripresa economica post-coronavirus, aveva sottolineato l’importanza della sostenibilità e aveva annunciato che la Cina avrebbe raggiunto la neutralità del carbonio entro il 2060. Xi aveva dichiarato che l’umanità dovrebbe lanciare una “rivoluzione di se stessa” e velocizzarsi per creare un modello di sviluppo e di vita “più verdi”, in quanto non può più permettersi di ignorare i ripetuti avvertimenti che ha ricevuto dalla natura.

Tale promessa non solo ha costituito la prima volta in cui Pechino, che è il maggior emittente di anidride carbonica al mondo, si è impegnata a ridurre il proprio peso sul cambiamento climatico, ma è stata anche il maggior impegno per la riduzione del riscaldamento globale mai annunciato.

Secondo uno studio dell’istituto Wood Mackenzie, con sede nel Regno Unito, per attenersi a tale obiettivo, la Cina dovrebbe aumentare di 11 volte, rispetto ad ora, le proprie capacità in termini di energia solare, eolica e di stoccaggio, per un ammontare di 5.040 giga watt di energia, entro il 2050. Al contempo, la capacità energetica derivata dalla combustione di carbone dovrà essere dimezzata, mentre quella ottenuta dal gas dovrà mantenersi ai livelli del 2019. Secondo gli specialisti del Wood Mackenzie, in tale contesto, la parte più complessa del processo non sarà rappresentata tanto dalla cifra di investimenti richiesti o dalla quantità di energia da fonti rinnovabili necessaria, quanto lo sarà dal cambiamento sociale che ciò potrebbe comportare per la Cina.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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