Atene si difende da accuse di espulsione forzata dei migranti

Pubblicato il 15 febbraio 2021 alle 7:00 in Grecia Immigrazione Turchia

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Il ministro delle Migrazioni della Grecia, Notis Mitarachi, il 14 febbraio, ha respinto accuse secondo le quali la Grecia starebbe costringendo illegalmente i migranti e i rifugiati ad abbandonare il proprio territorio, definendole notizie false promosse dalla Turchia.

Mitarachi ha affermato che le accuse ricevute dalla Grecia fanno parte di una più ampia strategia di notizie false promossa dalla Turchia, attraverso certe organizzazioni non governative e reti di trafficanti. Secondo quanto affermato dal ministro greco, le indagini finora condotte dall’agenzia per le frontiere dell’Unione europea (UE) Frontex e dalla Guardia costiera greca non avrebbero confermato nessuna delle accuse rivolte ad Atene. Mitarachi ha poi ribadito che le frontiere greche sono controllate in base al quadro delineato dalla legge internazionale e dai valori europei.

Prima del 14 febbraio, la Grecia ha più volte negato notizie diffuse da gruppi a sostegno dei migranti, secondo le quali Atene starebbe respingendo i migranti in Turchia, violando la legge internazionale.

Le ultime dichiarazioni di Mitarachi sono arrivate in seguito ad una relazione redatta dal gruppo per i diritti umani con sede a Berlino Mare Liberum, il 12 febbraio scorso. L’organizzazione ha affermato di aver documentato 321 casi da marzo a dicembre 2020 in cui circa 9.000 persone in totale sarebbero state respinte con violenza verso la Turchia, in violazione del loro diritto di asilo, da parte delle autorità greche, con un ritmo di 900 casi al giorno in media. Tra le 9.000 persone indicate nella relazione vi sarebbero stati sia migranti, sia richiedenti asilo.

Secondo Mare Liberum, la Guardia costiera greca avrebbe ricevuto aiuto da navi della Frontex e della NATO nell’espulsione “sistematica” dei migranti e avrebbe sparato e distrutto le imbarcazioni gonfiabili con a bordo i rifugiati. Tra questi ultimi vi sarebbero anche stati bambini.

In base a quanto dichiarato da un testimone citato da Mare Liberum, in almeno un’occasione, le autorità avrebbero sparato in aria in segno di avvertimento e avrebbero poi bucato con alcuni bastoni le imbarcazioni con a bordo i migranti, chiedendo al conducente di fermare il motore per poi estrarlo e gettarlo in mare. Nell’occasione descritta dal testimone, le persone a bordo avrebbero iniziato a chiedere perdono. Un altro rifugiato ancora, poi, ha dichiarato a Mare Liberum di aver perso un amico che stava cercando di raggiungere l’isola di Samo. In particolare, l’uomo una volta arrivato nell’isola insieme ad un gruppo di migranti sarebbe stato messo su un bus e riportato sulla costa per poi essere nuovamente messo in mare su un mini-gonfiabile ed essere portato in mare dalla Guardia costiera greca. L’imbarcazione improvvisata sarebbe poi affondata e le persone a bordo affogate.

Uno tra gli autori della relazione, Paul Hanewinkel, ha dichiarato che quelli riportati non sarebbero stati casi isolati o episodi estremi ma  si tratterebbe di episodi che avverrebbero di continuo, affermando che si tratterebbe del “modus operandi” della gestione delle frontiere esterne dell’UE. Hanewinkel ha definito tali azioni crimini contro i diritti umani perpetrati in primis dalle autorità greche ma facenti parte di una comune strategia europea. Per questo, Mare Liberum ha richiesto la cessazione delle espulsioni dei migranti e l’istituzione di un controllo indipendente, nonché un chiarimento dei casi avvenuti in passato. L’organizzazione ha infine richiesto che venga abolita Frontex e che tutte le organizzazioni responsabili dei fatti denunciati vengano fatte rispondere delle proprie azioni.

Prima di Mare Liberum, il gruppo Legal Centre Lesvos aveva affermato di essere in contatto con oltre 50 sopravvissuti a 17 espulsioni collettive dalla Grecia. Al momento Frontex è sotto indagine da parte dell’ Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) rispetto al suo possibile coinvolgimento in casi di espulsione forzata.

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Camilla Canestri

di Redazione

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