L’Arabia Saudita sventa un attacco degli Houthi contro l’aeroporto di Abha

Pubblicato il 14 febbraio 2021 alle 11:00 in Arabia Saudita Yemen

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L’Arabia Saudita ha affermato di aver prevenuto e sventato un attacco contro l’ aeroporto internazionale di Abha, nel Sud del Paese, lanciato dai ribelli sciti Houthi dello Yemen, il 13 febbraio, avvalendosi di droni carichi di esplosivo.

In particolare, le forze di difesa aerea dell’Arabia Saudita avrebbero intercettato e distrutto un drone caricato con esplosivi, lanciato dagli Houthi verso l’aeroporto di Abha, che si trova a poco più di 100 km dal confine tra il Regno saudita e lo Yemen. Secondo quanto dichiarato da un portavoce della coalizione di Stati a guida saudita impegnata nel conflitto yemenita, il colonnello Turki al-Maliki, gli Houthi condurrebbero attacchi sistematici e intenzionali per colpire i civili.

 L’aeroporto di Abha era già stato colpito dagli Houthi lo scorso 10 febbraio, quando un aereo civile era preso a fuoco dopo essere stato intercettato da un drone armati di esplosivi degli Houthi. Nell’attacco, aveva perso la vita una persona e gli Houthi avevano subito rivendicato la responsabilità dei fatti.

Secondo i ribelli sciiti dello Yemen, l’aeroporto internazionale di Abha sarebbe un target legittimo, in quanto sarebbe spesso stato utilizzato come base di partenza per le campagne di bombardamento aero condotte in Yemen dalle forze della coalizione di Stati intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi. Per l’Arabia Saudita, invece, gli attacchi contro tale aeroporto rappresentano crimini di guerra, in quanto sarebbe un’infrastruttura utilizzata dalla popolazione saudita che si reca nelle montagne di Abha per turismo.

Gli ultimi attacchi contro l’aeroporto saudita di Abha sono giunti a poca distanza dall’annuncio del segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, rispetto alla rimozione degli Houthi dalla lista delle organizzazioni terroristiche in cui erano stati inseriti dall’amministrazione dell’ex presidente statunitense, Donald Trump, il 19 gennaio scorso. In particolare, il 12 febbraio, Blinken ha confermato che gli USA rimuoveranno ufficialmente i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT) il prossimo 16 febbraio, specificando che classificheranno i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a, ancora sotto il loro controllo. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata da Riad che comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari (OCHA), circa 233.000 persone avrebbero perso la vita nel conflitto yemenita e le ostilità avrebbero portato il Paese sull’orlo della carestia e devastato le strutture sanitarie. Per l’Onu, l’80% della popolazione yemenita, che in totale conta circa 30 milioni di persone, necessita di forme di aiuti o protezione, circa 13,5 milioni di yemeniti affronterebbero uno stato di insicurezza alimentare e 16.500 persone già vivrebbero in condizioni di carestia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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