Algeria: il ministro dell’Energia smentisce i dati sul calo delle esportazioni petrolifere

Pubblicato il 14 febbraio 2021 alle 7:00 in Africa Algeria

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Il ministro dell’Energia algerino, Abdelmadjid Attar, ha negato l’ipotesi secondo cui l’Algeria rischia di divenire un Paese “non petrolifero”, alla luce del forte calo delle esportazioni di petrolio.

Smentendo le cifre circolate sui media, Attar ha dichiarato, nel corso di una sessione plenaria del Congresso nazionale del popolo dell’11 febbraio, che le esportazioni di petrolio e dei suoi derivati non hanno registrato un calo di 290.000 barili al giorno e che i dati esatti su cui fare affidamento sono quelli pubblicati sul sito del Ministero. In particolare, il ministro algerino ha affermato che, diversamente da quanto diffuso da più fonti mediatiche, nel 2020 l’Algeria ha esportato circa 937.000 barili di petrolio al giorno e 40 miliardi di metri cubi di gas, nonostante le ripercussioni della pandemia di Covid-19.

Andando più nello specifico, le esportazioni registrate includono 677.000 barili di greggio al giorno, 80.000 barili di condensato, e 180.000 barili di petrolio, e i ricavi ammontano a 20,2 miliardi di dollari, di cui 13,2 miliardi ricavati da petrolio e 7 miliardi da gas. Alla luce di ciò, per il ministro, i media avrebbero diffuso informazioni errate con “intenzioni maligne”, probabilmente al fine di minare la reputazione dell’Algeria. Tuttavia, come evidenziato dal quotidiano al-Arab, sono state proprio queste informazioni a suscitare preoccupazione tra la popolazione algerina, incapace di immaginare il futuro del proprio Paese senza la principale fonte di reddito.

In particolare, gli algerini temono che i livelli di produzione del Paese Nord-africano possano ulteriormente scendere, non consentendo allo Stato di garantire ai cittadini i diritti a loro promessi, volti altresì ad assicurare la pace sociale auspicata. Come raccontato da al-Arab, il calo delle entrate petrolifere e l’incapacità delle autorità di investire in progetti hanno già portato a settimane di proteste che hanno coinvolto migliaia di giovani disoccupati e dipendenti di diversi settori. In tale quadro si colloca quanto accaduto il primo febbraio, quando la sede di Sonatrach, un’azienda di Stato algerina, è stata presa d’assalto da un gruppo di manifestanti, tifosi della squadra di calcio MC Alger, di cui l’azienda è lo sponsor principale. Sebbene la rabbia fosse stata inizialmente associata alle prestazioni deludenti della squadra, l’episodio è stato inserito da alcuni nello scenario di una crescente mobilitazione, in vista del secondo anniversario delle proteste che hanno estromesso l’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, il cui inizio risale al 22 febbraio 2019.

Come evidenziato dal quotidiano, l’economia dell’Algeria dipende completamente dalle entrate di petrolio e gas, che rappresentano il 93% dei guadagni in valuta estera. I governi che si sono succeduti negli anni non sono riusciti a diversificare l’economia del Paese, rendendola fortemente dipendente dal petrolio. A tal proposito, riporta al-Arab, le ricchezze sotterranee rappresentano ancora il pilastro principale dei piani dell’esecutivo di Algeri. Ciò si è verificato anche con il premier in carica, Abdelaziz Djerad, sebbene questo avesse promesso “cambiamento e rinnovamento”, al fine di rispondere alle aspirazioni del movimento di mobilitazione popolare, il cosiddetto Hirak. Al contempo, però, l’esecutivo sta cercando di aumentare le riserve di petrolio e gas e, conseguentemente, la produttività del Paese, attraverso una nuova legge sugli idrocarburi che offre incentivi per gli investimenti stranieri.

Come riportato dal quotidiano, Algeri, in quanto membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) ha anch’essa ridotto la sua produzione in base a un accordo di riduzione, ma secondo i rapporti contestati da Attar, Algeri è stata tra i pochi a non raggiungere nemmeno i livelli prefissati, facendo presagire una trasformazione del Paese da esportatore a mero consumatore in grado di soddisfare soltanto la domanda locale.

In tale quadro, la compagnia statale Sonatrach ha dichiarato che mira ad aumentare le esportazioni di gas di circa il 25% nel 2021, nonostante i tagli alla spesa. Tuttavia, i frequenti cambiamenti alla gestione della compagnia, pari a quattro amministratori delegati negli ultimi due anni e dodici dal 2010, hanno spesso minato gli sforzi volti ad aumentare la produzione. Nel frattempo, sebbene l’Algeria abbia accennato all’ipotesi di consentire maggiori investimenti stranieri nel settore energetico, continua ad essere definita una delle economie più chiuse in Africa, i cui partiti politici sembrano essere riluttanti a consentire alle società internazionali di esercitare un maggiore controllo sulle risorse del Paese.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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