Yemen: dal 16 febbraio gli Houthi non saranno più terroristi, scontri a Ma’rib

Pubblicato il 13 febbraio 2021 alle 9:09 in USA e Canada Yemen

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Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha affermato, il 12 febbraio, che gli USA rimuoveranno ufficialmente i ribelli sciiti Houthi, anche detti Ansarallah, dalla lista delle organizzazioni terroristiche straniere e da quella degli Specially Designated Global Terrorist (SDGT) il prossimo 16 febbraio, specificando che classificheranno i responsabili degli attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita come terroristi individualmente. Intanto, sul campo, a Nord dello Yemen, decine di persone sono morte o rimaste ferite negli ultimi combattimenti per il controllo della regione di Ma’rib, città situata a circa 120 km a Est della capitale Sana’a, in mano agli Houthi.

Dopo aver ribadito che la decisione sia stata presa a causa della “disastrosa” situazione umanitaria in Yemen, Blinken ha sottolineato che la revoca della designazione degli Houthi come gruppo terroristico, attuata il 19 gennaio scorso dall’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump, garantirà che le politiche statunitensi correlate non ostacolino forme di assistenza a “coloro che stanno già soffrendo quella che è stata definita la peggior crisi umanitaria dal mondo”. La decisione, come sottolineato da Blinken, è stata raggiunta dopo aver prestato attenzione agli avvertimenti delle Nazioni Unite, di più organizzazioni umanitarie e di membri del Congresso statunitense di entrambi i partiti.

Nonostante la rimozione del gruppo dalle designazioni terroristiche, i leader Abdul Malik al-Houthi, Abd al-Khaliq Badr al-Din al-Houthi e Abdullah Yahya al-Hakim resteranno sottoposti a sanzioni previste dall’Ordine esecutivo 13611, in relazione ad azioni che hanno messo a repentaglio la pace, la sicurezza e la stabilità in Yemen. Gli USA hanno quindi promesso di continuare a monitorare le attività degli Houthi e dei leader del gruppo, specialmente i responsabili degli attacchi nel Mar Rosso e contro l’Arabia Saudita. Washington continuerà altresì ad appoggiare le sanzioni delle Nazioni Unite contro i membri degli Houthi.

Nonostante gli USA sperino che la rimozione del gruppo dalla lista delle organizzazioni terroristiche possa spingere la parti in guerra in Yemen a dialogare, Blinken ha, però, rimarcato che gli Houthi stanno continuando a portare avanti le proprie “attività nocive”. Tra queste ultime sono state annoverate la conquista con la forza di ampie porzioni di territorio yemenita, attacchi contro i partner statunitensi nel Golfo, il rapimento e la tortura di cittadini degli USA e dei loro alleati, il dirottamento degli aiuti umanitari e la “brutale” repressione degli yemeniti nelle aree sotto il loro controllo. Blinken ha poi ricordato l’attacco del 30 dicembre scorso contro il nuovo esecutivo yemenita, del quale Washington ha ritenuto responsabili gli Houthi.

 Infine, il segretario di Stato degli USA ha ricordato che Washington ritiene che non vi sia una soluzione militare al conflitto yemenita e ha quindi esortato le parti coinvolte a lavorare per una soluzione politica e duratura, che sarebbe l’unico modo per porre fine alla crisi umanitaria che affligge il popolo yemenita.

Parallelamente all’annuncio di Blinken, il 12 febbraio, sono continuati gli scontri a Ma’rib tra gli Houthi e le forze del governo legittimo riconosciuto a livello internazionale del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi. Secondo quanto riferito da fonti governative, gli Houthi hanno ripreso l’offensiva contro la regione settentrionale di Ma’rib, ultima roccaforte in mano alle forze di Hadi, e vi sono stati scontri violenti, compresi attacchi aerei contro un convoglio dei ribelli. Gli eventi avrebbero causato decine di vittime e feriti in entrambi gli schieramenti ma secondo una fonte del governo, la maggior parte dei morti sarebbe stata causata dagli attacchi aerei contro gli Houthi. Questi ultimi, lo scorso, 11 febbraio, avrebbero lanciato un missile nei sobborghi di Ma’rib, uccidendo almeno 8 soldati, sempre secondo la stessa fonte.

Nel corso dell’ultimo mese, gli Houthi hanno lanciato una nuova ondata di attacchi per il controllo di Ma’rib e hanno altresì intensificato gli attacchi contro l’Arabia Saudita. La regione di Ma’rib, in particolare, negli ultimi anni, aveva rappresentato un luogo sicuro e stabile rimasto, fino all’inizio del 2020, lontano da tensioni e conflitti. Ciò era stato reso possibile da più fattori quali la presenza di risorse come petrolio e gas, la vicinanza con l’Arabia Saudita, e il sostegno delle tribù locali.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah.

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Camilla Canestri

di Redazione

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