Somalia: esplosione vicino al Parlamento

Pubblicato il 13 febbraio 2021 alle 13:00 in Africa Somalia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un veicolo carico d’esplosivo è saltato in aria nei pressi del Parlamento somalo, nella capitale Mogadiscio, il 13 febbraio, dopo aver oltrepassato senza fermarsi un checkpoint, spingendo le forze dell’ordine ad aprire il fuoco. Almeno 3 civili sono stati uccisi dall’esplosione e altre otto persone sono rimaste ferite ma il conto totale potrebbe aumentare. Nessun gruppo ha ancora rivendicato la responsabilità dei fatti.

Secondo quanto riferito da un funzionario delle forze dell’ordine, Abdirahman Mohamed, il fatto che la polizia abbia individuato il veicolo e aperto il fuoco prima che esplodesse pochi chilometri dopo avrebbe consentito a molte persone di allontanarsi dall’area. Alcuni testimoni hanno affermato di aver sentito alcuni e spari e di aver visto veicoli senza motore allontanarsi velocemente dall’area prima dell’esplosione. In particolare, un testimone oculare, Dahir Osman, ha dichiarato di essersi messo in fuga prima dell’esplosone, mentre, un’altra persona presente n loco, Aisha Ahmed, avrebbe visto la polizia inseguire il veicolo in questione che si sarebbe scontrato contro altri mezzi prima di esplodere.

Al momento, l’attentato non è stato ancora rivendicato da alcun gruppo ma la capitale somala è stata spesso bersaglio di attacchi terroristici perpetrati da Al-Shabab, un’organizzazione terroristica legata ad Al-Qaeda. Ad aggravare il quadro della situazione vi sarebbe poi un’impasse creatasi a livello politico dallo scorso 8 febbraio, quando il Paese non è riuscito ad indire un voto nazionale. A tal proposito, lo scorso 10 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato il governo federale e gli Stati regionali della Somalia a riprendere con urgenza i colloqui per arrivare alla firma di un accordo che permetta lo svolgimento delle elezioni nazionali il prima possibile.

La Somalia ha vissuto decenni di sconvolgimenti interni dal 1991, in seguito alla caduta del dittatore Siad Barre, quando i vari gruppi che contribuirono alla sua deposizione non riuscirono a trovare un accordo, facendo cadere il Paese in una situazione di instabilità che si è protratta fino al 2012. In quell’anno, dopo circa 12 anni di tentativi, fu istituito un governo di unità nazionale, a seguito del primo giuramento del parlamento, avvenuto dopo 20 anni e delle prime elezioni dal 1967.

Negli anni, la già fragile situazione somala era stata peggiorata, nel 2006, dalla nascita nel Paese di Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, un’organizzazione politico-militare affiliata ad al-Qaeda. Il gruppo ha come obiettivo quello di ribaltare il governo di Mogadiscio, appoggiato da più Paesi esteri, per imporre la propria interpretazione della legge islamica. Per tale ragione, i suoi militanti conducono regolarmente attentati contro la capitale Mogadiscio. Prima del 2011, Al-Shabaab controllava ampie zone del Paese ma, da quell’anno, furono cacciati dai principali centri abitati e città della Somalia, tra cui Mogadiscio, dall’Esercito somalo e dalle truppe dell’Unione Africana. 

Per combattere Al-Shabaab sono operativi in Somalia 20.000 uomini dell’operazione di peacekeeping dell’Unione Africana, la African Union Mission to Somalia (AMISOM). Anche gli Stati Uniti sono stati tra i Paesi che hanno combattuto il gruppo islamico nel Paese del Corno d’Africa, conducendo ripetuti attacchi aerei che hanno avuto come bersaglio i jihadisti. Dopo il loro ritiro dalla Somalia nel 1994, le truppe di Washington erano state nuovamente inviate in Somalia nel gennaio 2007 ma lo scorso 5 dicembre, l’ormai ex presidente degli USA, Donald Trump, aveva deciso di ritirare le truppe del proprio Paese dal territorio somalo entro il successivo 15 gennaio.

Nel Country Report on Terrorism del 2019, rilasciato dal governo di Washington, l’Africa orientale è stata indicata come un porto sicuro per Al-Shabaab, che ha il controllo de facto su ampie porzioni del territorio nella Somalia centro-meridionale, dove riscuote anche “tasse” e ha assoggettato i governanti locali. Stando alla relazione, da tali luoghi, i terroristi di Al-Shabab organizzano, pianificano e conducono attentati, agendo indisturbati, anche contro il confinante Kenya. Secondo il report, nel 2019, gli attacchi di Al-Shabaab sarebbero aumentati e si starebbero focalizzando su obiettivi governativi, cercando di uccidere membri e leader delle istituzioni, per minarne la credibilità e l’efficacia. Nel febbraio del 2017, il presidente somalo, Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

Leggi Sicurezza Internazionale, il quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Camilla Canestri

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.