Gli USA si aprono ai richiedenti asilo in attesa in Messico

Pubblicato il 13 febbraio 2021 alle 7:31 in Immigrazione Messico USA e Canada

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Il governo degli Stati Uniti ha dichiarato che la prossima settimana inizierà gradualmente ad autorizzare l’ingresso dei richiedenti asilo attualmente costretti ad aspettare l’esito della loro domanda in Messico. In particolare, a partire dal 19 febbraio, verrà consentita l’entrata nel Paese di 300 persone al giorno. La decisione fa parte del piano del nuovo presidente Joe Biden, finalizzato a porre fine alle politiche migratorie della vecchia amministrazione Trump. Lo sforzo, tuttavia, sarà più complicato del previsto a causa della pandemia di coronavirus e delle preoccupazioni per l’immigrazione illegale.

Nel dicembre 2018, l’ex presidente Donald Trump ha lanciato il programma noto come “Migrant Protection Protocols” (MPP), più comunemente ricordato come “Remain in Mexico program”, per effettuare un giro di vite ad ampio raggio sulla possibilità di chiedere asilo negli Stati Uniti. L’iniziativa ha costretto più di 65.000 richiedenti asilo, non messicani, a tornare verso il confine e ad attendere le udienze dei tribunali statunitensi. Sotto i cosiddetti MPP, le persone che arrivavano al confine meridionale e chiedevano asilo negli USA ricevevano direttamente un avviso a comparire in tribunale per motivi di immigrazione e venivano rimandati in Messico. L’amministrazione Biden ha fatto saper che inizierà a lavorare passando in rassegna le richieste di circa 25.000 migranti le cui domande sono ancora pendenti ai sensi del programma.

Il nuovo presidente aveva promesso, già durante la sua campagna elettorale, che avrebbe annullato le politiche restrittive sull’immigrazione dell’era Trump, inclusi i “Migrant Protection Protocols“. I repubblicani che abbracciano le idee di Trump in materia di politiche migratorie hanno criticato la fine dei protocolli e, verosimilmente, potrebbero usare questa carta a loro favore se i livelli di immigrazione illegale dovessero aumentare sotto la presidenza Biden. 

I funzionari governativi del nuovo presidente hanno comunque invitato i migranti, nelle ultime settimane, a non cercare di entrare negli Stati Uniti, affermando che hanno bisogno di più tempo per arrivare ad avere le capacità necessarie ad accogliere un maggior numero di richiedenti asilo. “Le persone che non sono ammissibili in questa fase iniziale dovrebbero attendere ulteriori istruzioni e non recarsi al confine”, ha detto in una nota il segretario per la sicurezza nazionale, Alejandro Mayorkas.

Secondo il nuovo piano, i migranti dovranno registrarsi presso le organizzazioni internazionali su Internet o per telefono e attendere istruzioni. Una di queste agenzie effettuerà i test anti-coronavirus sui richiedenti asilo mentre questi si trovano in Messico. Le richieste dei migranti saranno inizialmente ricevute e valutate in tre porti di ingresso lungo il confine, con organizzazioni che lavoreranno per identificare quelli più idonei e quelli ritenuti particolarmente vulnerabili. Gli Stati Uniti hanno sviluppato questa strategia in stretto coordinamento con le autorità messicane.

Anche se Biden ha deciso di porre fine ad uno dei programmi sull’immigrazione di Trump, alcuni lo esortano già a ritirare anche un altro provvedimento, noto come Titolo 42. L’ordine, attuato nell’era COVID, consente alle autorità statunitensi di espellere rapidamente in Messico i migranti sorpresi ad attraversare il confine illegalmente, una pratica che secondo i critici bypassa i regolari processi.

Lo sforzo per valutare le richieste di asilo degli iscritti ai “Migrant Protection Protocols” arriva mentre gli arresti di migranti al confine tra Stati Uniti e Messico sono aumentati, dopo un forte calo all’inizio della pandemia di coronavirus. I funzionari statunitensi, a gennaio, hanno riferito di aver intercettato quasi 78.000 migranti che tentavano di attraversare illegalmente il confine meridionale o ai quali era stato negato l’accesso nei porti di ingresso, un aumento del 6% rispetto al mese precedente.

Il ministero dell’Interno ha pertanto precisato che la mossa di Biden “non deve essere interpretata come un via libera ad una immigrazione illegale negli Stati Uniti”, ricordando che la gran parte delle persone che attraversa la frontiera clandestinamente viene espulsa con un procedimento rapido sulla base del suddetto Titolo 42. Anche la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha affermato di essere preoccupata per eventuali tentativi di attraversamento illegale della frontiera tra il Messico e gli USA: “Non vogliamo che la gente rischi la propria vita in un momento che non è quello giusto per venire, in quanto non abbiamo ancora avuto il tempo di istituire delle politiche migratorie umane e morali”, ha dichiarato Psaki, riprendendo le affermazioni del segretario per la sicurezza nazionale Mayorkas.

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Chiara Gentili

di Redazione

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