Yemen: l’UE incoraggia la fine del conflitto, per Griffiths “un’occasione unica”

Pubblicato il 12 febbraio 2021 alle 9:57 in Europa Yemen

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In un quadro caratterizzato da perduranti tensioni, il Parlamento dell’Unione Europea, l’11 febbraio, ha adottato una risoluzione in cui ha esortato le parti a porre fine al conflitto yemenita. Per l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, la spinta diplomatica internazionale del momento, a favore di una soluzione politica in Yemen, rappresenta un’occasione unica.

In particolare, l’11 febbraio, 638 deputati europei, dopo aver condannato le perduranti violenze in Yemen, hanno votato a favore di una risoluzione in cui viene sottolineato che il conflitto yemenita non può essere risolto militarmente, e che si potrà giungere a una risoluzione sostenibile della crisi solo attraverso un processo negoziale intra-yemenita, guidato dalle parti yemenite stesse. Inoltre, le violenze in corso sin dal 2015, ha evidenziato il Parlamento dell’UE, hanno causato la peggiore crisi umanitaria al mondo. Motivo per cui, è necessario intensificare l’invio di aiuti umanitari e degli altri beni necessari alla popolazione yemenita, il cui trasferimento non deve essere impedito.

Stando a quanto segnalato dai deputati europei, circa l’80% della popolazione yemenita, ovvero più di 24 milioni di persone, necessita di assistenza umanitaria, mentre quasi 50.000 individui vivono in condizioni di semi carestia. Tali cifre sono destinate a triplicare entro la metà del 2021. Alla luce di ciò, le parti coinvolte nella crisi sono state invitate a porre fine a quelle operazioni che causano fame e guerra, mentre sono state incoraggiate misure contro i responsabili di azioni che violano il diritto umanitario internazionale. Da parte sua, l’Unione Europea si è impegnata a triplicare l’assistenza umanitaria in Yemen nel 2021, mentre la Commissione europea e gli Stati membri dell’organizzazione sono stati esortati a promuovere sforzi internazionali per incrementare l’assistenza umanitaria.

Nella medesima giornata dell’11 febbraio, l’inviato speciale dell’Onu, Griffiths, a margine di una visita di due giorni in Arabia Saudita, ha affermato che, al momento, vi è una “occasione unica”, rappresentata dallo slancio internazionale che vede diversi attori promuovere una risoluzione politica del conflitto in Yemen e una “pace sostenibile”, in grado di rispondere alle aspirazioni della popolazione yemenita. Al contempo, però, Griffiths ha messo in guardia da un aumento delle offensive militari, con particolare riferimento all’escalation nel governatorato di Ma’rib e ai ripetuti attacchi delle milizie Houthi contro il Regno saudita.

Da parte sua, Griffiths si è detto determinato a lavorare con gli attori regionali e internazionali coinvolti per porre fine alle ostilità, alleviare le sofferenze umane e raggiungere una soluzione pacifica. Tale dichiarazione ha fatto seguito a meeting con funzionari sauditi e yemeniti a Riad, durante i quali, a detta dell’inviato dell’Onu, sono stati presi in esame gli ultimi sviluppi nell’arena yemenita e le prospettive di ripresa di un processo politico inclusivo. Inoltre, Griffiths ha ribadito la necessità di adottare misure per prevenire l’ulteriore deterioramento della situazione umanitaria ed economica.

La risoluzione del Parlamento europeo e le parole di Griffiths sono giunte mentre il governo yemenita continua a dubitare della serietà delle milizie Houthi nel raggiungimento di una soluzione politica. Al contempo, l’Iran, sostenitore dei ribelli, è stato anch’esso accusato di stare minando il processo di riconciliazione. Uno degli ultimi episodi maggiormente condannati ha avuto luogo il 10 febbraio, quando, la coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno dell’esercito filogovernativo, ha accusato le milizie Houthi di aver condotto un attacco terroristico contro l’aeroporto di Abha, situato nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. L’attentato, a detta della coalizione, è stato perpetrato per mezzo di un drone di fabbricazione iraniana.  

Il gruppo sciita ha rivendicato la responsabilità dell’attacco, definito dal governo yemenita un “crimine di guerra”, considerato che è stata messa in pericolo la vita di migliaia di passeggeri civili. In tale quadro, nella sera dell’11 febbraio, la coalizione a guida saudita ha riferito di aver intercettato e distrutto un drone carico di esplosivi, nuovamente diretto contro il Regno. Gli Houthi, è stato dichiarato, continuano a prendere di mira oggetti e soggetti civili in modo “indiscriminato e deliberato”.

Il Regno saudita è stato più volte bersaglio di attacchi condotti dai ribelli Houthi, i quali, a loro volta, hanno ripetutamente messo in luce le offensive condotte dalla coalizione in Yemen. Riad è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, ponendosi a capo di una coalizione volta a sostenere il presidente legato al governo legittimo, Rabbo Mansour Hadi, e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain. L’ingresso di tale alleanza è avvenuto pochi mesi dopo il colpo di Stato degli Houthi del 21 settembre 2014, che ha dato il via a tensioni tuttora in corso. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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