Vietnam: il successo economico nella ripresa post-pandemia

Pubblicato il 12 febbraio 2021 alle 6:15 in Asia Vietnam

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Il Vietnam è tra i Paesi che, a livello globale, hanno risposto meglio alla crisi economica determinata dalla pandemia di coronavirus registrando una crescita del 3% nel 2020, un surplus commerciale di 19 miliardi di dollari e un solido flusso di investimenti in entrata.

Tra i fattori che hanno contribuito al verificarsi di un tale scenario, secondo un’analisi proposta da The Diplomat, vi sarebbero innanzitutto grandi cambiamenti strutturali a cui è stato sottoposto il Paese negli ultimi decenni, i quali hanno impiegato investimenti privati e il commercio come motori di crescita. Dall’ingresso di Hanoi nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), ad esempio, gli investimenti esteri diretti (FDI) hanno avuto un costante aumento arrivando alla cifra di 16,6 miliardi di dollari nel 2019. Gli FDI, ovvero gli investimenti nella partecipazione azionaria in progetti di capitale fisso, come aziende o industrie, hanno un vantaggio fondamentale rispetto agli gli investimenti di portafoglio, ovvero afflussi di capitale in titoli nazionali, quali azioni e obbligazioni, in quanto sono più stabili, produttivi e sono una forma a lungo termine di afflusso di capitale.

Altro tassello fondamentale per il successo economico registrato dal Vietnam è poi stato determinato dai cambiamenti nelle relazioni tra Stato ed economia. Per anni, il Vietnam avrebbe cercato di alleggerirsi della proprietà diretta su settori chiave profondendo sforzi per la privatizzazione, definita “equitizzazione”, che hanno reso possibile lo sviluppo di un’economia “market-friendly” nel Paese.

Ciò nonostante, il processo di cessione non è stato sempre lineare e ha assistito a vari ritardi e riprogrammazioni. Il Vietnam ha proceduto alla vendita di beni nazionali gradualmente, preferendo trasformare dapprima le aziende statali in aziende per azioni di cui era il principale partecipante per poi man mano venderle alla città di Ho Chi Minh, nel mercato azionario di Hanoi o nel mercato delle società pubbliche non quotate. Così facendo allo Stato resta una quota azionaria di minoranza nel caso di investitori strategici. Tale processo è stato però, nella maggior parte dei casi molto lungo e non sempre completato entro i termini stabiliti.

Tra i settori in cui il processo di privatizzazione non è stato particolarmente efficace vi è quello energetico. Quest’ultimo è stato aperto agli investimenti stranieri per mantenere il passo della fornitura con il rapido ritmo del tasso di crescita economica. Nonostante gli investimenti in impianti energetici siano stati molti, la partecipazione nelle compagnie energetiche di Stato è stata maggiormente frenata come nei casi di aziende quali la EVN, che si occupa di elettricità o la Vinacomin che opera nel settore minerario. Tuttavia, nonostante la delineazione di tale quadro, The Diplomat fa notare che, tralasciando settori come quello energetico, ambiti in cui la competitività nazionale e internazionale è alta, come nel caso del settore  tessile, il Vietnam  ha assistito ad un maggior successo. Esempio di ciò può essere il caso della Vietnam National Textile and Garment Group (Vinatex), dove la presenza dello Stato è scesa al di sotto del 53% nel 2017.

Nonostante il processo di privatizzazione sia stato nella maggior parte dei casi lento e macchinoso, tuttavia, la struttura dell’economia si starebbe allontanando dalla proprietà statale, soprattutto in settori competitivi come quello tesile o delle telecomunicazioni. Investimenti esteri stabili e di lungo termine, così come le esportazioni, starebbero guidando il surplus registrato dal Paese e starebbero creando lavoro. Al contempo, però, l’incoraggiamento della creazione di attività locali e dei consumi starebbero altresì giocando un ruolo fondamentale.

Intanto, secondo dati rilasciati dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD), il 10 febbraio, i Paesi dell’Asia Orientale avrebbero guadagnato una porzione considerevole di commercio globale e il Vietnam sarebbe all’inizio della lista.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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