Siria: Ankara e Mosca impegnate in esercitazioni militari congiunte

Pubblicato il 12 febbraio 2021 alle 12:12 in Medio Oriente Siria

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Le forze turche e russe stanziate in Siria hanno condotto esercitazioni militari congiunte nel Nord-Ovest del Paese, lasciando presagire una prossima apertura della strada internazionale M4. Secondo alcuni, ciò dimostra la volontà di Mosca e Ankara di preservare l’accordo del 5 marzo 2020.

La notizia è stata riportata dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, con riferimento ad operazioni effettuate nella giornata dell’11 febbraio. In particolare, stando alle informazioni rivelate da fonti russe, l’esercitazione militare ha avuto luogo nella città di Saraqib, nella periferia orientale di Idlib, in un’area posta sotto il controllo di Mosca. In particolare, le forze russe e turche sono state addestrate a organizzarsi in convogli, a respingere attacchi ed evacuare feriti, in zone che potrebbero essere oggetto di imboscate. La parte russa, hanno poi specificato le fonti, ha partecipato con veicoli blindati “BTR-82A” e “Tigr”, mentre la parte turca ha partecipato con veicoli militari “Kirpi”.

Secondo al-Araby al Jadeed, tali mosse dimostrano come sia la Russia sia la Turchia desiderino preservare l’accordo raggiunto, il 5 marzo 2020, dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e dal suo omologo russo, Vladimir Putin. L’intesa prevede un cessate il fuoco nel governatorato Nord-occidentale di Idlib, l’ultima roccaforte posta sotto il controllo dei gruppi ribelli, precedentemente al centro di una violenta offensiva lanciata nel mese di aprile 2019. Oltre alla tregua, sono state concordate operazioni di pattugliamento congiunto sulla strada internazionale M4. Il fine ultimo di Ankara è creare un’area smilitarizzata, una “safe zone”, distante circa 30 km dal confine siro-turco. 

Sebbene il patto sia stato talvolta violato, visti gli sporadici attacchi e bombardamenti e gli scontri sul campo, Mosca e Ankara, riferisce al-Araby al-Jadeed, sembrano non aver mollato la presa. Tuttavia, dopo il ritiro dei gruppi di opposizione da vaste aree nella periferia di Aleppo e Idlib, costretti a indietreggiare dalle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, le forze russe e turche non sono ancora riuscite a raggiungere uno degli obiettivi prefissati, ovvero riaprire la strada internazionale M4. I loro tentativi e le operazioni di pattugliamento sono stati spesso ostacolati da gruppi di militanti locali, tra cui si pensa vi siano altresì membri dei cosiddetti “Guardiani della Religione”, un’organizzazione terroristica affiliata ad al-Qaeda, attiva soprattutto nel Nord-Ovest della Siria.

A tal proposito, il colonnello Mustafa al-Bakur, leader nelle fazioni dell’opposizione nella Siria Nord-occidentale, in un’intervista con al-Araby al-Jadeed, ha dichiarato che Mosca e Ankara potrebbero riuscire ad aprire la M4, ma ciò comporterebbe loro dei rischi. A porre minacce, secondo il colonello, sono soprattutto i seguaci di Assad, della Russia e dell’Iran. “Gran parte delle fazioni, siano esse estremiste o fedeli all’opposizione siriana, ancora rifiutano questa misura”, ha dichiarato al-Bakur, con riferimento all’apertura della strada internazionale, aggiungendo come l’approvazione dei leader di alcune fazioni dell’opposizione agli accordi russo-turchi non implica l’approvazione di tutti i membri di tali gruppi. Motivo per cui la capacità di Russia, Turchia e Iran di controllare i propri seguaci è debole. 

La strada internazionale M4 è considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria, parallela al confine con la Turchia. La strada si estende dal confine con l’Iraq fino alla città costiera di Latakia, nel Nord-Est della Siria, passando per Qamishli, Tell Tamer, Ain Issa, Manbij, ma anche per Aleppo e Idlib. L’arteria era stata chiusa a seguito dell’operazione lanciata dalla Turchia il 9 ottobre 2019, nota come “Fonte di pace”, contro le Syrian Democratic Forces (SDF). Pur rappresentando un canale di rifornimento per le forze curde, la M4 è una rotta commerciale che consentirebbe di migliorare gli scambi economici della Siria. 

Il perdurante conflitto scoppiato il 15 marzo 2011 non può dirsi ancora terminato. L’accordo del 5 marzo 2020 ha scongiurato il rischio di una violenta offensiva su vasta scala nel Nord Ovest della Siria, ma l’esercito di Assad non sembra essere disposto ancora a lasciare che i gruppi di opposizione prendano il controllo definitivo di Idlib, il che fa temere alla popolazione locale il ritorno di nuove offensive.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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