UE, immigrazione: piano per il Mediterraneo da 7 miliardi di euro

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 20:36 in Europa Immigrazione

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L’Unione Europea ha previsto l’adozione di un piano da 7 miliardi di euro per stimolare l’economia dei Paesi partner nel Mediterraneo meridionale, aiutandoli nella ripresa dalla pandemia di coronavirus, nella stabilizzazione politica e nel contrasto all’immigrazione irregolare, puntando su transizione verde, giovani e donne. Questi i contenuti principali della nuova agenda dell’UE per il Mediterraneo, presentata dall’esecutivo comunitario.

I Paesi in questione sono dieci e fanno parte della strategia di partenariato meridionale dell’Unione Europea. Si tratta di Algeria, Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Siria e Tunisia. Questi Stati saranno finanziati tramite il cosiddetto NDICI, il nuovo strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale, che prevede fino a 7 miliardi di euro di aiuti per il periodo 2021-2027. I fondi saranno prelevati dal bilancio UE e potrebbero mobilitare, secondo le stime, fino a 30 miliardi in investimenti privati e pubblici nella regione nei prossimi dieci anni.

“L’Europa vuole investire direttamente nell’economia e creare posti di lavoro e crescita nell’area del Mediterraneo soprattutto in vista della ripresa post-Covid”, ha spiegato il commissario UE per l’Allargamento, Oliver Varhelyi. Gli obiettivi prioritari di Bruxelles, tramite i nuovi investimenti in programma, sono quelli di ripristinare la sicurezza nell’area, “una delle più grandi sfide sorte dopo la primavera araba”, e combattere la “migrazione illegale”.

La Libia rimane una delle aree di transito più utilizzate dai migranti che intendono raggiungere l’Europa. Allo stesso tempo, la rotta del Mediterraneo centrale resta una delle più pericolose al mondo. Circa una persona su sei, tra quelle che partono dalle coste del Nord Africa, perde la vita. I trafficanti di esseri umani, la maggior parte operanti in Libia, lanciano in mare gommoni o barche da pesca, affollate di migranti, che sperano di raggiungere le coste europee. Alcuni fuggono da conflitti o persecuzioni, mentre molte delle centinaia di migliaia di persone soccorse in mare negli ultimi anni fuggono dalla povertà. Nel 2020, sono stati registrati 381 morti e 597 dispersi nella rotta del Mediterraneo centrale, secondo i dati delle Nazioni Unite.

Dal febbraio 2017, più di 36.000 migranti sono stati intercettati e rimpatriati. Secondo quanto riferito dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l’UE ha speso più di 90 milioni di euro per finanziare e addestrare la Guardia Costiera libica, intimandola a fermare le traversate. Un’indagine dell’agenzia di stampa The Associated Press ha rivelato che l’UE ha inviato in Libia più di 327,9 milioni di euro, in gran parte incanalati attraverso le agenzie delle Nazioni Unite. 

I gruppi per i diritti umani e le organizzazioni internazionali hanno ripetutamente affermato che la Libia non può essere considerata un “luogo sicuro” secondo gli standard internazionali. Le Guardie costiere libiche, tuttavia, continuano a intercettare e riportare indietro le imbarcazioni. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e l’Ufficio dell’ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) hanno pubblicato un rapporto, a inizio febbraio 2021, in cui hanno valutato i bisogni multi-settoriali (MSNA) di rifugiati e migranti in Libia, per pianificare al meglio gli aiuti da offrire nel corso dell’anno.

L’indagine MSNA ha parlato di un totale di 1.551 migranti e rifugiati presenti in Libia, per lo più provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana, nonché dagli Stati del Medio Oriente e del Nord Africa. L’84% degli intervistati era di sesso maschile e il 16% di sesso femminile. Il sondaggio ha confermato che la situazione politica della Libia è “tesa” a causa di un “conflitto perdurante” e della pandemia di COVID-19. Il sondaggio ha rilevato che i migranti e i rifugiati nel Paese nordafricano sono “particolarmente vulnerabili alla discriminazione, possiedono ridotte opportunità di sostentamento, accesso limitato ai servizi e all’assistenza di base e sono esposte al rischio di detenzione arbitraria, sfruttamento, tratta, molestie e abusi”.

Gli autori del rapporto hanno stimato che nel 2021, 304.000 migranti e 44.000 rifugiati avranno “bisogni insoddisfatti”. Il 49% degli intervistati ha affermato di non avere affatto accesso ad alloggi sani e sicuri e il 38% di non possedere “gli elementi di base per sostenere uno standard di vita minimo dignitoso”. Molte delle persone sottoposte al sondaggio hanno rivelato di non sentirsi al sicuro in Libia. Il 68% ha espresso “preoccupazioni per la sicurezza e la protezione dei propri figli”, il 56% ha dichiarato di temere per la propria stessa sopravvivenza. 

Secondo le stime dell’UNHCR, nel mese di gennaio 2021, sono giunti in Europa, via mare e via terra, circa 3.500 migranti. Il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri risulta essere la Spagna, con oltre 2.700 arrivi, seguita dall’Italia e Grecia, con poco più di 200 arrivi. L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha stimato che il numero di morti e dispersi in mare nel primo mese del 2021 ammonta a 105. Tali numeri segnano una diminuzione rispetto alle cifre del gennaio 2020, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 8.500 stranieri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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