Telefonata tra USA e Arabia Saudita sulla guerra in Yemen

Pubblicato il 11 febbraio 2021 alle 18:24 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il segretario di Stato degli USA, Antony Blinken, ha discusso degli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra in Yemen e rafforzare le difese dell’Arabia Saudita in una chiamata con il ministro degli Esteri del Regno, il principe Faisal bin Farhan Al Saud.

La notizia è stata riferita il 10 febbraio dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Inoltre, i due rappresentanti hanno anche approfondito la necessità di trovare una soluzione politica alla guerra in Yemen. I due funzionari “hanno discusso gli sforzi congiunti per rafforzare le difese saudite contro gli attacchi al Regno”, secondo le fonti statunitensi. Il dialogo con i sauditi sullo Yemen arriva a seguito della nomina del diplomatico statunitense Tim Lenderking come inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen, nel tentativo di rafforzare la diplomazia statunitense per porre fine alla guerra, una promessa che è stata fatta dall’allora candidato alla presidenza, Joe Biden, già durante la campagna elettorale.

A tale proposito, il 4 febbraio, parlando della politica estera statunitense, il presidente Biden ha dichiarato che il proprio Paese avrebbe posto fine al sostegno fornito alla coalizione militare di Stati guidati dall’Arabia Saudita e impegnati nel conflitto yemenita, affermando che: “La guerra in Yemen deve finire”. In particolare, Biden aveva annunciato che Washington non avrebbe più sostenuto l’alleato saudita nelle operazioni offensive per contrastare le milizie degli Houthi. Gli USA hanno così bloccato la vendita di armi verso gli attori stranieri impegnati nel conflitto in questioni, con particolare riferimento all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti (UAE). Parallelamente, il presidente degli USA si è detto disposto a sostenere le Nazioni Unite, impegnate a incoraggiare un cessate il fuoco in Yemen e un accordo politico che ponga fine alle tensioni, così come qualsiasi forma di assistenza umanitaria.

Il 5 febbraio, invece, un funzionario del Dipartimento di Stato degli USA ha rivelato che Washington ha intenzione di revocare la classificazione come gruppo terroristico dei ribelli sciiti Houthi dello Yemen, a causa della crisi umanitaria in corso nel Paese. Il funzionario ha affermato che la decisione è interamente dovuta alle conseguenze umanitarie della designazione adottata all’ultimo minuto dalla precedente amministrazione, rispetto alla quale le Nazioni Unite e più organizzazioni umanitarie hanno chiarito che avrebbe accelerato la peggior crisi umanitaria al mondo. Il funzionario ha però sottolineato che la rimozione degli Houthi dalla lista delle organizzazioni terroristiche non riflette la considerazione statunitense degli Houthi e della loro “riprovevole condotta”, specificando che l’impegno degli USA per aiutare l’Arabia Saudita nella difesa del proprio popolo e territorio dagli Houthi continuerà.

In Yemen, è in corso una guerra civile, descritta dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, da quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente legittimo Hadi era stato inizialmente messo ai domiciliari presso la propria abitazione nella capitale e, dopo settimane, era riuscito a fuggire, recandosi dapprima ad Aden, attuale sede provvisoria del governo, e poi in Arabia Saudita, dove risiede tutt’ora.

Hadi è sostenuto da una coalizione di Stati guidata dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto in Yemen il 26 marzo 2015 ed è stato riconosciuto anche dalla comunità internazionale come legittimo leader del Paese. La coalizione a suo sostegno comprende l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie libanesi filo-iraniane di Hezbollah, e conducono attacchi contro l’Arabia Saudita dal territorio yemenita.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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